Poesia Condivisa 2 N. 46: MARIANGELA GUALTIERI

 

Giorno d’aspromonte

Giorno d’aspromonte
dove salgo
caricata con un peso un peso
che non si appoggia. Giorno
del mio stretto di magellano nel petto
con quel boccone che non s’inghiotte
giorno della testa poggiata alla mano.

Usciamo. Chiediamo che passi
tutto lo star male. A chi chiediamo?
Alla vigna che è tutta
uno scoppio di foglie nuove
al ramo dell’acacia con gli spini
all’edera e all’erba
sorelle imperatrici che sono
manto disteso e potentissimo trono.

E che cosa chiediamo?
Una piena falcata d’amore,
una giusta battaglia, aculei nella voce,
narcisi e rose
essere radiosonda
del niente che trasforma
il trascendente in cose.

da Ai miei maestri immensi, 2001-2002, in Senza polvere senza peso, Einaudi (Torino, 2006 ), collana Collezione di poesia 344.

More from Annamaria Ferramosca

Poesia Condivisa 2 N.41: Zbigniew Herbert

Un cuore piccolo Il proiettile che ho sparato durante la grande guerra...
Read More

3 Comments

  • Domande che sembrano avere già la risposta. Si chiama in causa la natura che sta esplodendo e le si dice quello che si vorrebbe: essere radiosonda del niente\ che trasforma \il trascendente in cose.
    Ma andiamo con ordine.
    C’è un male innanzitutto che si manifesta come un peso, un gravame . Il suo epicentro è nella testa che non si lascia sostenere da una mano e non si lascia inghiottire.
    Dov’è finito il corpo?
    Si legge un male immanente una spaccatura tutta interna all’anima che spasima sotto l’impotenza a risolversi con le sole sue forze. Il nodo alla gola impedisce alla parte di bene di prendere il sopravvento ma non è tale da impedire alla mente di avvertire che la salvezza è fuori. Questa possibilità è la radice stessa del pensiero e della liberazione. Così salire l’Aspromonte diventa metafora della risalita verso la salvezza.
    A chi chiediamo?
    Un chiedere che è un moto d’impeto, un passaggio dal terzo al quarto movimento della quinta di Beethoven indissolubile come nello spartito. Di fronte e tutt’intorno c’è la risposta ed è essa stessa che si annuncia e prende per mano col suo scoppio di foglie nuove di acacia ed edera. Non c’è che da farne parte per sentire il pensiero e lo spirito ritornare all’altezza della forza propulsiva che percorre la terra, starne accanto e dentro, captandone il segnale luminoso che dà origine alla vita, quasi in un gesto di resurrezione visibile e penetrante ogni cosa per chi ha occhi e sensibilità per accorgersene. La chiusa è da brividi per come la richiesta sia d’amore, perché scorra a grandi falcate su quei sentieri dove si innesta potente il divenire, il suo farsi e ispirare l’agire umano. E’ dunque una specie di conciliazione\riconoscimento -esplosione di autenticità umana: una falcata d’amore\ una giusta battaglia\ aculei nella voce- di sé stessi col niente, nella sua capacità di portare il trascendente nelle cose e vivificarle di mistero, la risposta a quelle domande iniziali? A me sembra di sì, ma potrei sbagliare chiaramente. ciao

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.