Sarò sempre un po’ meno di quello che sono,
e anzi, molto meno. Polvere. Ho perso molto.
— Carlo Bordini

Parola ai Poeti: Alfredo de Palchi
Posted 4 days ago

 
Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?
(Prima di rispondere spontaneamente senza arzigogolare desidero chiarire che le riflessioni o impressioni sono di un autore…

Parola ai Poeti: Alfredo de Palchi
PoetiCut n.3: Primi passi nelle terre di PoetiCut con Mariangela Guàtteri
Posted 8 days ago

 
Ecco Mariangela. Ha avuto qualche contrattempo, cose che capitano. Chiudo il file dedicato a Cappello, la finestra video aperta su uno sketch di Buster Keaton e pago il caffè. Facciamo…

PoetiCut n.3: Primi passi nelle terre di Poet…
un tale, una tale – tra oralità e scritture n.5: Sa di essere ascoltata la voce
Posted 9 days ago

 

[Come avrete visto i testi ospitati per la rubrica riconducono a posizioni sull'idea di oralità molto differenti tra loro e anche differenti dalla mia. Vorrei che qui emergessero tutte le posizioni…

un tale, una tale – tra oralità e scritture n…
L'Aria n.10: I piaceri. Su Dante – Appunti per una lezione al Santuario di Crea, 8 ottobre 2011
Posted 9 days ago

 

Ora parleremo di LUOGHI e di PIACERI. Siete giovani. In un luogo diciamo: noi stiamo in questo luogo. E allo stesso modo diciamo «io sto bene» e «io sto male»,…

L’Aria n.9: I piaceri. Su Dante – Appunti per…
Parola ai Poeti: Francesca Tuscano
Posted 11 days ago

 
Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?
La domanda è impegnativa, perché implica una conoscenza della poesia italiana contemporanea molto più ampia della mia…

Parola ai Poeti: Francesca Tuscano
Si salvi chi può
Posted 16 days ago

 
Si diventa maturi e allora ognuno per i cazzi suoi, sembra essere questa la morale di uno degli ultimi articoli di Temporelli su Atelier.
La maturità separa, divide, frantuma la comunità.…

Si salvi chi può
Addio alle armi: per una (pacifica) convivenza delle poetiche
Posted 17 days ago

Nonostante comunemente si tenda a credere il contrario, l’inarrestabile lavorìo intorno al linguaggio poetico produce (e si riproduce in) un flusso di risultati artistici e critici sempre più importante, sia…

Addio alle armi: per una (pacifica) convivenz…
Mappature: Hebenon – La rivista
Posted 17 days ago

 

HEBENON
Semestrale internazionale di letteratura
(Aut. Trib. di Ivrea n.195 del 22/01/1998)
Proprietà letteraria riservata: Associazione Culturale HebenonCONTATTI
Direzione, Redazione, Amministrazione:
via De Gasperi 16, 10010 Burolo (Torino - Italy)
tel. 349/5473648
email: hebenon@hebenon.com
www.hebenon.com

FONDATORE E DIRETTORE
Roberto Bertoldo

COLLABORATORI…

Mappature: Hebenon – La rivista
Parola ai Poeti: Michele Fabbri
Posted 18 days ago

 
Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?
Lo stato di salute della poesia non è certo buono, anche perché la letteratura è ovviamente legata…

Parola ai Poeti: Michele Fabbri
Il viaggio, il tragitto, la poesia e Cappello
Posted 22 days ago

 

[jwplayer config="Single Player" mediaid="8646"]
Sono seduto al bar matilda sulla graefestrasse con il mio portatile connesso e finora inoperoso (lo dico per creare un po’ l’effetto-cinema …). Aspetto di fare la…

PreviousNext

Ultimi articoli

Ulisse n.15

 

Qui il PDF.

Parola ai Poeti: Alfredo de Palchi

 

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

(Prima di rispondere spontaneamente senza arzigogolare desidero chiarire che le riflessioni o impressioni sono di un autore che vive lontano dall’Italia e che legge poesia dei sui autori con distacco e la riceve come la descrive, da semplice lettore).

In uno stato canceroso. Sessanta milioni di italiani sospetti di cancro pseudo poesia. Letta da lontano, troppa è miserabile, sentimentale, idiotamente cadaverica. Rispondo pure così: se non si muove non è poesia.
Gli autoeletti poeti la scrivono per confessare la propria vuotaggine e incapacità. Beninteso, è la massa numerica di incapaci, con l’inclusione di molte notorietà di scarsa qualità, che mi offre l’osservazione. Per fortuna,  anche nell’attuale epoca ricca di epigoni, ci sono ottimi poeti, rari, ma ci sono. Ma ti accorgerai che io parlo della massa in degrado.

Quando hai pubblicato il tuo primo libro e come hai capito che era il momento giusto? Come hai scelto con chi pubblicare? Cosa ti aspettavi? Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso?

Non pensavo a un momento giusto, è stato l’editore, nella persona di Vittorio Sereni, a scegliere di pubblicare il mio primo libro: Sessioni con l’analista (Mondadori, 1967). Primo libro a essere stampato, che in verità è secondo come stesura in quanto il primo scritto, La buia danza di scorpione (1947-1951), è stato secondo, bilingue (Xenos Books, 1993). Prima della pubblicazione ero preso da una eccitazione controllata e, dopo la stampa, dalla indifferenza. I pochi recensori non capirono quella mia poesia tematicamente e stilisticamente innovativa. Persino il titolo “Sessioni con l’analista” disturbava, era incomprensibile agli addetti ai lavori e a quei poetini dell’avanguardia sussurratori di psicologia ancora abituati al confessionale del prete. E così il libro è stato emarginato con l’autore. Più che una delusione è stata una esperienza malevola. Ammetto di non aver sofferto, quella fase mi ha fatto dire sin d’allora che io e la mia arte non abbiamo fretta. Infatti.

 

Se tu fossi un editore cosa manterresti e cosa cambieresti dell’editoria poetica italiana? Cosa si aspettano i poeti dagli editori?

Si aspettano troppo. Sembrano capire che gli editori devono investire denaro per pubblicare miserabili libri di versi che forse dieci persone amiche  comprano e leggono.
Le grosse e piccole editorie vorrebbero guadagnarci; se non rientrano almeno le spese la grossa editoria considera la perdita come un atto di prestigio; la piccola editoria, una totale perdita.
Ecco che ci sono autori che si lamentano quando il piccolo editore dice ti pubblico se paghi una edizione di tale quantità di copie, o acquisti un certo numero di copie. A me pare sia giusto che il piccolo editore si rifaccia delle spese. Bisogna differenziare i piccoli editori. Ci sono quelli che badano soprattutto alla quantità di autori, basti che ciascun autore paghi o compri; ci sono quelli seri che badano soprattutto alla qualità.
A questa normale discussione che tutti conosciamo, aggiungo che gli editori, grossi e piccoli, essendo famelici diventano orbi sordi e insensitivi alla poesia che quando c’è si sente ma sgarrano per profitto, per errore (perdonabile), per incompetenza, per consulenza degradata.
Io sono l’editore della picolissima non-profit editrice Chelsea Editions. Pubblico soltanto selezioni poetiche in versione con testo a fronte di autori moderni e contemporanei Italiani. Non chiedo soldi agli autori o ai traduttori, ciascun libro è sostenuto da Chelsea Editions. Questo mio lavoro di editore lo compio per amore della poesia, e per farla conoscere quanto posso in questo grande Paese di disinteressati. È un’altra storia. (more…)

PoetiCut n.3: Primi passi nelle terre di PoetiCut con Mariangela Guàtteri

 

Ecco Mariangela. Ha avuto qualche contrattempo, cose che capitano. Chiudo il file dedicato a Cappello, la finestra video aperta su uno sketch di Buster Keaton e pago il caffè. Facciamo due passi per il Gräfekiez, il quartiere, la zona, il Kiez appunto, che si snoda lungo la Gräfestraβe. Magari si va verso il piccolo zoo pubblico del parco sull’Hasenheide dove Enrico Carovani ha filmato cammelli, oche e caprette e alpaca per il suo Herbst. Comincio a farle qualche domanda legata ai temi del nostro viaggio per le lande di Poeticut. Gennaio, eppure di neve qui non se n’è ancora vista. Fa un freddo uguale al freddo di Torino, con i medesimi colori e un cielo più ampio.

 

Mariangela, quando è nato il primo video tratto da un tuo testo?  

Alla fine degli anni Settanta andavo in giro con una 8mm ereditata da mio nonno. Il sonoro non c’era. Il testo non c’era perché non ce n’era bisogno. Il montaggio non-lineare non c’era (c’era lo scotch ma io non lo usavo). Operavo con il minimo delle cose e realizzavo dei filmini che mi restituivano uno sguardo estraneo e la cosa mi piaceva.
Dopo molti filmini, molti video su nastro, esperimenti, eccetera, nel 1996 ho fatto un ibrido: “Real Name”, realizzato con materiali analogici, sequenze digitali in 3D e voci di sintesi che leggono dei testi in inglese, una sorta di sought poem. Questo video è poi diventato uno degli elementi de “La scatola con gli insetti”, performance multimediale di Enrico Ghedi.

 

Cosa aggiunge un video alla tua ricerca lirica?

Da adolescente sono stata a bottega da uno scultore, Galileo Scorticati. Mi ha insegnato a levare. Un video non aggiunge, è (dovrebbe essere) una cosa anche autonoma, altrimenti è un trailer. E parlerei di ricerca in senso più ampio.

 

Secondo te esiste la video poesia o soltanto poesie in video (lasciando da parte le riprese di letture-reading poetici-slam)?

Esiste il video come tecnologia che può essere gestita in modo da proporre oggetti enigmatici o deviati o devianti, anche molto crudeli (è anche già successo alla fotografia). Non so più come chiamarle certe cose; preferisco allora sconfinare dalle definizioni (che riservo ai tag, alle classificazioni: affascinanti e irritanti quando mostrano tutta l’inadeguatezza e l’imprecisione dello strumento che tende, vorrebbe organizzare la conoscenza).
Ad ogni modo esistono anche cose come queste (l’elenco vero è poi più lungo): (more…)

un tale, una tale – tra oralità e scritture n.5: Sa di essere ascoltata la voce

 

[Come avrete visto i testi ospitati per la rubrica riconducono a posizioni sull'idea di oralità molto differenti tra loro e anche differenti dalla mia. Vorrei che qui emergessero tutte le posizioni possibili e non ho nessuna intenzione di fare ordine, almeno per il momento. Come dire: attraversare il territorio senza mappa perchè sia possibile, un giorno, disegnarne una.
Tra oralità e scrittura : molti poeti, critici e scrittori ne stanno scrivendo, e ciascuno a modo suo, parla liberamente per sè.
Molti altri saranno man mano invitati a farlo nel modo più trasversale possibile e senza sbarramenti. La rubrica è appena nata e finora abbiamo ospitato gli interventi di Umberto Fiori, Gabriele Frasca e, qui sotto, Antonella Bukovaz.
La rubrica ha una cadenza quindicinnale e cade il mercoledi.  (Ida Travi) ]

 

di Antonella Bukovaz

Museo della Radio di Tuglie (Lecce)

È la prima volta che scrivo qualcosa intorno all’oralità riflettendo sulla mia poesia e mi accorgo di pensare alla voce come a un vassoio sul quale pensieri e parole compongono una disposizione ordinata per essere offerta. E solo quando la parola è offerta per essere presa, assaggiata, masticata, deglutita e digerita, trova un senso e una vita. Allo stesso tempo so che non è sufficiente porgere la voce, metterla lì. Ho bisogno della materia del corpo, di un gesto di sparizione e nascita allo stesso tempo.

Così resto seduta e sono
nel volo della poiana seguo
il prato con gli occhi fino
a sparire frusciando nel bosco
e il bosco soffiando nel ruscello e ogni cosa
insinuandosi nella cosa confinante
e i confini tra le cose ingoiano se stessi
sibilando un rumore veloce e chiaro.
Che sia chiaro! Tutto alla scomparsa
si infila nel proprio suono!

Quando ho cominciato a scrivere, è stato pochi anni fa, la cosa che mi dava più gioia era rileggere ad alta voce. Era un nuovo piacere che veniva dal corpo e ne ero affascinata. Era un piacere che scorreva. Per questo stesso motivo non avevo nessuna intenzione di leggere ad un pubblico. (more…)

L’Aria n.9: I piaceri. Su Dante – Appunti per una lezione al Santuario di Crea, 8 ottobre 2011

 

Ora parleremo di LUOGHI e di PIACERI. Siete giovani. In un luogo diciamo: noi stiamo in questo luogo. E allo stesso modo diciamo «io sto bene» e «io sto male», come se il Benessere e il Malessere fossero Città o Territori. Nei luoghi – Città, Case, Territori – si va o ci si sta: moto a luogo, stato in luogo. Se il verbo stare comprende l’idea del luogo («io sto qui») e l’idea del modo («io sto bene, male»), è perché stare ha una relazione arcaica col verbo essere. Leopardi lo sa: «Ora il verbo stare è sostanzialmente e originariamente continuativo di essere (in latino in italiano in ispagnuolo), e partecipa della di lui natura, e viene al caso ogni volta che s’ha da significare continuazione o durata di qualsiasi cosa è» (Zibaldone, 2375: 31 gennaio 1822). Lo stare indica un essere che continua. Implica la presenza e l’occupazione di uno spazio – bello, brutto, piacevole, spiacevole – o un modo temporaneo di essere: bello, brutto, piacevole, spiacevole.

Oggi è una festa. Allora privilegiamo l’essere nel bene, quindi stare bene, e l’essere nel bello, quindi stare in un bel luogo. Ognuno farà da sé, poi: e vedrà le forme diverse del rapporto tra lo STARE e il LUOGO. Dopo, vedremo Dante: nella sua solita singolarità un po’ spietata.

1.

Il giovane Dante scrive a Guido Cavalcanti. Dante invita Guido a sognare con lui: barchetta, delicatezza, donne, stare insieme. Ma non c’è l’incantatore e non c’è l’incantamento. Che cosa c’è, allora? Intanto ci sono le cose. E visto che questa è scrittura, ci sono i NOMI delle cose, cioè le loro raffigurazioni. E poi ci sono i nomi delle persone: Guido, Lapo, Vanna, Lagia; Dante non nomina se stesso, se non con il pronome io, e non nomina la donna che vorrebbe per sé sulla barca. C’è un sogno di alta qualità e anche ad alta temperatura: la barca è erotica, la parola disio si presta alla passione, essere contenti tutti, donne e uomini, significa partecipare all’involucro-nave, essere contenuti nel contenitore, e contenti come nelle fiabe. (more…)

In gran segreto: Rassegna di Poesia contemporanea

 

Ferrara invasa dai versi
20 dicembre 2011
Si è pensato di coprire le pareti della città di poesie. Sono i versi degli undici autori che parteciperanno agli incontri della Rassegna In gran segreto, che trae il nome dall’eponimo di una famosa raccolta di Giorgio Bassani edita da Mondadori nel 1978. Sarà la prima rassegna di poesia contemporanea della città organizzata dall’Associazione culturale Gruppo del Tasso, con il sostegno di HERA – main sponsor – e dell’Assessorato alla Cultura, e i patrocini di Regione Emilia-Romagna, Provincia e Comune di Ferrara.
Per un mese quindi, dal 20 dicembre, l’annuncio della rassegna è affidato a circa 600 manifesti negli spazi delle pubbliche affissioni, che offriranno parole poetiche ai ferraresi. Sono parole regalate anche come augurio natalizio: non vogliono né vendere né convincere di qualcosa. Magari possono favorire un piccolo scorcio imprevisto agli animi turbati di tutti.
Gli appuntamenti della Rassegna si svolgeranno il primo venerdì di ogni mese, a partire dal 13 gennaio 2012, dalle ore 17.00 alle 19.00, presso il Teatro di Anatomia di Palazzo Paradiso, sede della Biblioteca Comunale Ariostea e si struttureranno in reading e conversazioni con gli autori, accompagnate da interventi musicali di giovani artisti locali.
La vis poetica della rassegna starà nell’offerta gratuita di versi sotto gli occhi di tutti, rinnovata per ogni appuntamento mensile: una campagna che invaderà le strade cittadine, sino alle scuole e alle biblioteche della provincia, in tutti gli spazi espositivi raggiungibili e che si scontrerà in ossimoro – figura retorica della poesia per eccellenza – con il nome della rassegna stessa. Una manifestazione pop dunque, che permetterà di raccogliere per le strade le parole di undici grandi poeti italiani viventi, nella convinzione che la poesia oggi debba rivolgersi a chiunque. (more…)

“Vulcano” – riscrittura dei Costruttori di vulcani di Carlo Bordini

 

VULCANO

di Francesco Pontorno e Virginia Franchi

riscrittura dei Costruttori di vulcani di Carlo Bordini

Colosseo Nuovo Teatro
Via Capo d’Africa 29° Roma
www.e-theatre.net


dall’1 al 5 febbraio 2012

ore 21,00


con Michele Balducci, Emanuel Caserio, Claudia Vismara
regia Virginia Franchi
light designer Giovanna Bellini
progetto grafico Lostudiodorme
una produzione Officine di Cotone

Una battaglia verbale tra una donna, Carla, e due giovani uomini, entrambi chiamati Luca. Sono due ma sono la stessa persona, ed amano Carla. Un’identità, ma una scissa, dunque, che esprimono una natura distorta, specchiata, ripiegata su se stessa, limitata nelle possibilità relazionali. Una natura che esclude l’altro.

Vulcano è un delirio amoroso che nasce dall’elaborazione dei Costruttori di vulcani (Luca Sossella Editore) di Carlo Bordini, considerato il maggiore esponente della poesia narrativa in Italia. Quarto spettacolo prodotto e allestito daOfficine di Cotone, associazione culturale che nasce dall’esigenza di dar vita ad un progetto che possa coinvolgere giovani emergenti provenienti da differenti aree artistiche che operino nell’ambito della ricerca e della produzione teatrale.

Dopo il successo estivo ottenuto presso Change! Casa delle Culture contemporanee di Alessano (LE) , all’interno della rassegna internazionale PerformDance, Vulcano torna in scena al Colosseo Nuovo Teatro di Roma.

 

TICKET 10 €

Per maggiori informazioni 06.7004932

UFFICIO STAMPA
Colosseo Nuovo Teatro
colosseonuovoteatro@gmail.com

XXXVIII Edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello

 

PROF. GIOVANNI PUGLISI
Presidente Fondazione Banco di Sicilia

è lieto di invitarLa alla conferenza stampa di presentazione della

XXXVIII Edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello

promossa dalla Fondazione Banco di Sicilia in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro di Torino

Martedì 24 gennaio 2012 alle ore 11.30
CIRCOLO DELLA STAMPA – PALAZZO BOCCONI (Sala Camino)
Corso Venezia 48 – Milano

Nell’occasione verranno annunciate le novità che, a partire dall’edizione 2012, distingueranno uno dei più antichi e prestigiosi riconoscimenti letterari italiani trasformandolo in una grande iniziativa culturale di ampio respiro:

- Partnership con il Salone Internazionale del Libro di Torino
- Accresciuta vocazione internazionale
- Nuovi meccanismi di voto
- Introduzione delle giurie popolari
- Il contributo primario dei giovani lettori

RSVP: Cantiere di Comunicazione – Tel. 02.87383180

Francesco Pieri – f.pieri@cantieredicomunicazione.com
Luca Rigo – l.rigo@cantieredicomunicazione.com
Alberto Samonà – albertosamona@libero.it

Parola ai Poeti: Francesca Tuscano

 

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

La domanda è impegnativa, perché implica una conoscenza della poesia italiana contemporanea molto più ampia della mia – ogni anno si pubblicano moltissimi libri di poesia, ed è impossibile leggerli tutti. Quindi, la mia non può che essere una risposta parziale. Credo, tuttavia, di poter affermare che oggi (come, peraltro, nel passato) la poesia italiana abbia autrici e autori di notevole livello. Purtroppo, però (e qui sta la differenza con buona parte del passato), molti di loro non sono ‘visibili’, non sono veicolati dalle case editrici a più ampia diffusione, e quindi non possono essere ‘incisivi’ (le piccole case editrici, spesso assai più sensibili delle grandi, non hanno distribuzione). La politica editoriale ‘nazionale’ del passato supportava i buoni autori, e c’era più generosità all’interno del mondo letterario (anche se le ‘lobbie’ sono sempre esistite). Il punto, però, a me sembra un altro, e cioè che non sia  molto buono lo stato di salute dello scopo della poesia – ossia quello di restituirci la realtà (tanto interiore quanto politica) criticamente, attraverso un linguaggio ‘straniato’ che permette di vedere con nuovi occhi ciò che la quotidianità (anche la più terribile) rende ovvio e banale. Mi sembra che molti poeti contemporanei siano troppo presi dall’ ‘essere accettati’ come poeti (e, dunque, dal seguire le ‘mode’ che permettono di entrare nei vari ‘circoli’) che dalla motivazione della loro creazione. Ci vorrebbe più coraggio e convinzione nella ricerca del proprio linguaggio.
Spero, in ogni caso, che tutti i poeti godano di ottima salute. Temo, però, che un numero non piccolo di loro soffra del terribile morbo dell’egocentrismo – morbo antico, è vero, e da sempre diffuso tra gli artisti, ma che ultimamente sembra essersi aggravato, giungendo alla fase terminale dell’autoreferenzialità, dalla quale solo un miracolo può salvare (non esistono ancora farmaci per curarla).

 

Quando hai pubblicato il tuo primo libro e come hai capito che era il momento giusto? Come hai scelto con chi pubblicare? Cosa ti aspettavi? Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso?

Ho pubblicato il mio primo libro da autrice ‘singola’ nel 2007 (prima avevo pubblicato in due antologie, una curata da Grazia Furferi e una da Dante Maffia, e in un libro ‘a due’, con Damiano Frascarelli). Ho capito che era il momento giusto perché dalla strage quotidiana che faccio delle mie poesie era sopravvissuto un numero sufficiente di cose che, pur scritte in momenti diversi, avevano una storia comune. Poi, ho avuto la fortuna di conoscere Roberto Bertoldo, persona molto generosa (dote rarissima, ho poi capito, nel mondo letterario), e da lui sono stata incoraggiata a pubblicare nella collana di poesia edita da Hebenon-Mimesis.
Sinceramente, non mi aspettavo nulla. Le pochissime recensioni che ho avuto (solo da amici) mi hanno fatto molto piacere, anche perché hanno colto ciò che nel mio libro volevo dire. Ma proprio il fatto che non mi aspettassi nulla di più di questo ha fatto sì che non abbia vissuto né entusiasmi né delusioni. L’unica cosa che mi ha un po’ addolorata – ma è dolore comune – è che il libro sia circolato pochissimo. Si pubblica per essere letti, per comunicare, non per la vanità di dire – “ho pubblicato!”, cosa che non mi interessa, e che non dovrebbe interessare nessuno scrittore.


Se tu fossi un editore cosa manterresti e cosa cambieresti dell’editoria poetica italiana? Cosa si aspettano i poeti dagli editori?

Ho letto, nell’intervista che avete fatto a Roberto Bertoldo, che il suo ideale di casa editrice è la vecchia Einaudi, quella di Pavese, di Ginsburg, di Mila. Sì, anche per me quello è il modello ideale. Mi piacerebbe moltissimo avere le possibilità economiche per fondare una casa editrice e riproporre quel modello. L’editoria poetica italiana, in questo momento, è una ben strana cosa (o forse no, considerando le leggi del mercato) – da un parte ci sono le collane delle grandi case editrici (che non hanno niente più in comune con la vecchia Einaudi) che propongono solo autori del ‘circolo’ a cui appartiene il curatore (ci potranno essere eccezioni, ma molto poche); dall’altra parte ci sono le piccole case editrici, spesso, come ho già detto, molto più sensibili delle grandi, più interessate a scoprire nuovi autori e anche a creare un rapporto diretto con loro. Ma, lo ripeto, non hanno distribuzione, e di conseguenza i loro libri fanno un’enorme fatica a circolare. Dunque, ciò che dovrebbe innanzitutto cambiare, attualmente, è il sistema di distribuzione.
Poi, ci sono anche le piccole case editrici ‘furbe’, quelle che illudono, adulano e fanno spendere bei soldini solleticando l’umana vanità di molti (pagare per le copie dei propri libri è ormai prassi, per le piccole case editrici, altrimenti non sopravviverebbero – ma c’è modo e modo…).
Quindi, io direi che quello che i poeti non si aspettano, o non si dovrebbero aspettare dagli editori, è di essere trattati da ‘clienti’. (more…)

Si salvi chi può

 

Si diventa maturi e allora ognuno per i cazzi suoi, sembra essere questa la morale di uno degli ultimi articoli di Temporelli su Atelier.
La maturità separa, divide, frantuma la comunità. L’aggregazione è per quelli malati di infantilismo cronico, forse è per questo che noi apparteniamo ancora a quelli che menano il torrone con i convegni, le conventicole, etc., o perché siamo malati di retromania che è quello strano disturbino che non vede il futuro, ma che non saprà cosa fare quando avrà esaurito un passato da pensare.
Caro Andrea, probabilmente hai ragione: gli interessi di famiglia e di bottega non stanno alla letteratura, al cantiere, al work in progress, anche se la legittima esigenza di tentare nuove strade fa sorridere se solo si pensa che non c’è band che non stia di nuovo raccattando i cocci pur di tornare a suonare.
Credo si debba andare a ripensare la comunità come discorso e come luogo se si vuole andare verso una nuova poetica della trasformazione. Credo sia necessario rimeditare l’aggregazione invece della scissione, iniziare a rifondarla per perseguire obiettivi lasciati incompiuti.
Il solito idealismo Assiriano mi porta ancora a ritenere che deve essere all’interno di un qualcosa che avviene lo scontro, altrimenti è solo tutta sfaccettatura di una parzialità inconcludente. L’impegno che tutti in diverse direzioni abbiamo profuso negli anni aveva ed ha tutt’ora una comunità d’intenti che dobbiamo impegnarci a far restare al di là di ogni orticello.
Tornare a predisporre luoghi dell’ascolto, riaprire il dibattito di una critica della collocazione e non della promozione servile, lavorare per una definizione della poetica e per una potatura del marciume è un compito dove non voglio sentir dire il ‘si salvi chi può’.
Se lor là han ragione, abbandonare la nave oggi non serve, si affonda tutti insieme.


Monografie – Il poeta della settimana »

Alfredo De Palchi: "Il fuggitivo che insegue se stesso"
Alfredo De Palchi: “Il fuggitivo che insegue se stesso”

di Silvio Ramat Mentre mi accingo a fornire questa breve testimonianza sulla poesia di Alfredo De Pa

More in Monografie – Il poeta della settimana

Media »

Ulisse n.15
Ulisse n.15

  Open publication - Free publishing - More lietocolle Qui il PDF.

More in Media

Rubriche »

Parola ai Poeti: Alfredo de Palchi
Parola ai Poeti: Alfredo de Palchi

  Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti? (Prima di rispon

More in Rubriche

Poesia Condivisa »

Poesia Condivisa: 'La mattina dopo', di Stefania Portaccio
Poesia Condivisa: ‘La mattina dopo’, di Stefania Portaccio

  certo ostico è farsi convesso arco e freccia acuminata e al tempo stesso – o appena a rido

More in Poesia Condivisa

Parliamone »

Mio fratello è figlio unico…
Mio fratello è figlio unico…

  cosa c’e di peggio di un dolore cosciente? del poterlo vedere, riconoscere, dell’

More in Parliamone