Massimiliano Manganelli su “Ogni cinque bracciate” di Vincenzo Frungillo

In tempi come i nostri, nei quali si dibatte (e anche con forza) di un New Italian Epic, non dovrebbe sorprendere più di tanto la comparsa di un testo come Ogni cinque bracciate di Vincenzo Frungillo. Vi si ritrovano infatti molte delle caratteristiche proprie del nuovo epico italiano, come, per esempio, la documentazione storica o la matrice allegorica.

Eppure, Ogni cinque bracciate risulta inequivocabilmente straniante rispetto a quanto si è detto finora riguardo al nuovo epico italiano. E il primo elemento di discordanza sta proprio nella forma in cui è scritto e strutturato, cioè quella del poema epico in ottave suddiviso in cinque canti, a loro volta suddivisi in cinque sequenze; forma, questa, davvero canonica, eppure distante anni luce da quelle propriamente romanzesche – in tutte le accezioni del termine – più frequentate dalla narrativa contemporanea in Italia.

Del poema epico Ogni cinque bracciate detiene altre peculiarità, come la celebrazione della gioventù e, in questo caso, delle sue virtù fisiche e atletiche. Protagoniste del poema sono infatti quattro eroine, ossia le nuotatrici della Repubblica Democratica Tedesca che, specialmente alle Olimpiadi di Mosca del 1980, sbaragliarono le avversarie con prestazioni eccezionali. Renate, Karla, Lampe, Ute (i nomi non sono quelli autentici delle staffettiste di Mosca 1980) non sono solo eroine di uno sport: nelle loro imprese, infatti, non si celebrano esclusivamente l’eterna giovinezza e l’agone, bensì anche, se non prima di tutto, il socialismo, secondo la particolare declinazione offerta dalla DDR di Honecker.

Esattamente come accade nell’epica antica, storia e mito si intrecciano fino a farsi indistricabili. Del resto, Frungillo non intende cancellare il mito, né sottoporlo a una critica ex post; il suo intento è quello di «trasformarlo, tradurlo» (sono le parole dell’autore), ossia attribuirgli un’accezione allegorica. E così il corpo dell’atleta diviene luogo dove si consuma la storia, corpo, al contempo, della DDR e del socialismo reale.

Occorre ricordare, tuttavia, cosa si celava dietro quelle vittorie, quella pillola azzurra somministrata ogni giorno agli atleti: era l’Oral-Turinabol, uno steroide anabolizzante che ha provocato in alcuni casi danni irreversibili. E l’azzurro, che è anche e soprattutto il colore della piscina, domina incontrastato l’intera gamma cromatica del poema. Dice il medico alle atlete: «voi siete delle piccole, grandi, eroine, / voi siete il modello della specie, ricordate». Ed esse si fanno «proiezione di un’idea materiale», quella dell’uomo nuovo socialista, pronto a superarsi, ad andare oltre se stesso per «affermare il valore della nuova bellezza». Per farlo, tuttavia, deve ricorrere alla chimica, sofisticare il proprio corpo così come quello della storia, una storia che incombe sul suo destino: «Renate sa che per ogni vittoria / c’è un vuoto che non ha memoria, // che scende in fondo come un patto di sangue / stipulato in Europa prima che lei nascesse». È l’esaltazione di un agonismo che si nutre di una sfida al contempo esterna, rivolta verso il mondo capitalista, e interna (alle Olimpiadi di Mosca, la DDR fu seconda nel medagliere dietro l’alleata-rivale Unione Sovietica).

Frungillo sembra ripetere, nel suo poema dolente e tragico (ogni poema epico lo è, in fondo), la battuta del Galileo di Brecht: «Unglücklich das Land, das Helden nötig hat», («sventurata la terra che ha bisogno di eroi»). Perché quegli eroi – in questo caso quelle atlete adolescenti – subiscono un destino forse peggiore di quello di Achille o di Ettore, finiscono nelle «pieghe di una solitudine troppo sottile», il loro corpo porta i segni di una mutazione terribile, quell’«appendice di carne, l’emorroide vaginale / che punge come un pene ed è il segnale» di un «perenne stato di sospensione».

Il testo è integrato da una singolare appendice iconografica, le foto che la Stasi scattò alle atlete alle Olimpiadi di Mosca. Nulla di celebrativo o di artistico, dunque, eppure quelle foto, lo sottolinea lo stesso Frungillo, possiedono una notevole forza evocativa. Non servono a spiegare il testo, anzi costituiscono «un’altra storia raccontata con altri mezzi». Che è poi propriamente ciò che fa Ogni cinque bracciate: racconta la storia, la nostra storia, con altri mezzi.

More from Massimiliano Manganelli

Massimiliano Manganelli su “Ogni cinque bracciate” di Vincenzo Frungillo

In tempi come i nostri, nei quali si dibatte (e anche con...
Read More

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.