Poesia Condivisa 2 N.31: Elio Pagliarani

 

Il verso «quanto di morte noi circonda»
apriva, e nella chiusa, isolato, bene in vista
«tu sola della morte antagonista».

Ma già prima del termine di giugno
la mia palinodia divenne sorte:
nessun antagonista alla mia morte.

E sono vivo, senza rimedio
sono ancora vivo.

da  Inventario Privato, Viserba (Rimini, 1959)

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2 Comments

  • Mi permetto di tentare di rispondere a qualche interrogativo posto dall’amico Franco Intini, soprattutto su quel tu cui si riferisce Elio Pagliarani nei versi virgolettati riportati nel testo. Il verso “quanto di morte noi circonda” è la citazione di un verso rimaneggiato dal poeta, tratto dalla ballata di Guido Cavalcanti( Quando di morte mi conven trar vita), che appare nel finale del poemetto La ragazza Carla. Il tu del verso “tu della morte antagonista” è rivolto alla figura di una ragazza amata dal poeta. Si tratta di un amore non corrisposto , che costituisce il fulcro tematico dell’opera di poesia Inventario privato di Pagliarani. La sensazione di morte che nella vita quotidiana attanaglia il poeta come il suo prediletto Cavalcanti, potrebbe essere mitigata dalla restituzione amorosa della donna che invece se ne sottrae. Da qui la conseguente profonda amarezza del poeta, il travaglio eterno intessuto di amore e morte. Pure , nella mirabile chiusa del testo, il poeta si scopre , incredulo, affacciarsi ad una malinconica, quasi rassegnata risoluzione di continuità della vita. sia pure priva della necessità primaria dell’amore.
    Un linguaggio scarno, semplice, non prezioso(come in tutta la raccolta) che prende le distanze da lirismo ed ermetismo e volutamente mette in evidenza tutta la forza espressiva del testo.
    Grazie, Franco, della tua lettura,
    Annamaria Ferramosca

    Per chi volesse approfondire l’analisi testuale delle poesie di Inventario privato, rimando agli estratti di una tesi di laurea di Andrea Donaera ai link:
    https://www.nazioneindiana.com/2017/09/13/inventario-privato-elio-pagliarani-parte/
    https://www.nazioneindiana.com/2017/09/20/inventario-privato-elio-pagliarani-parte-seconda/

  • Confesso un certo sgomento dinnanzi a Pagliarini. Che tipo di commento è possibile ad un poeta complesso come lui, sperimentatore di razza e qui all’opera in una poesia che cita un’altra, lasciandola virgolettata e dunque anonima benchè a posteriori riconoscibile? Qual è l’urgenza che lo spinge a scrivere iniziando da un’altra poesia – che sia sua o d’altri-al punto da farne un’opera memorabile?
    Bè, dico al signor lettore che è nei miei occhi che forse non è affatto semplice interpretarne il senso. Comunque sia qui è di scena la signora morte che riempie di sé ogni cosa che ci circonda, è evidente, ma dialetticamente è della vita che vuol parlare, la sua che senza “rimedio” sta in piedi. In mezzo che c’è? dove è finito il resto della poesia citata? Evidentemente non ha l’importanza che si racchiude nella chiusa:

    “tu sola della morte antagonista”.

    E’ quel “tu” il fulcro che va indagato. Cosa identifica il poeta? Qualunque cosa esso\ella sia (argine, valore, senso, amore) e valga nelle parole del poeta con cui si identifica, adesso

    “nel termine di giugno”

    è negato\a. Ciò che è forza potente a servizio dell’ esistenza in grado cioè di contrastare la morte, nella prima strofa diventa palinodia nella seconda, fino a rappresentarne la sorte, il destino:

    “nessun antagonista alla mia morte”.

    C’è qui, tra la prima e la seconda strofa, una sorte di passaggio metafisico a cui sottostà l’esistenza, da un essere in equilibrio con il non essere ad un altro stato di solo non essere, segnato drammaticamente persino nella temporalità. La morte di cui parla evidentemente non è quella fisica ma quella che avvalorava l’ antagonismo stesso. La strofa conclusiva mette in chiaro quest’ultimo aspetto. La vita fisica va avanti sotto la spinta dell’ istinto di sopravvivenza, ma è spenta la fiaccola che illuminava la notte ed impediva alle forze della distruzione di prevalere. È chiaro allora l’ entità delle forze in campo. La morte ha i connotati del valore (forse non solo dell’amore o di qualche altra virtù positiva) che ha di fronte, nella perdita di significato e senso di quest’ultimo. Una sorte che accompagna e struttura l’uomo moderno nella società di massa e porta a quegli uomini vuoti\ impagliati di cui parlava Eliot.
    Ed è in questo poggiarsi del nulla sul positivo, nel succhiarne il cuore e svuotarlo lasciando che il resto sopravviva che si avverte il dramma tutto umano, ed in fondo la poesia. Secondo me. ciao

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