Parola ai Poeti: Antonio Fiori

 

[Parola ai Poeti prosegue con l’intervista ad Antonio Fiori. Buona lettura.]

 

Qual è lo “stato di salute” della poesia in Italia? E quello dei poeti?

Lo stato di salute mi sembra in graduale miglioramento, quello dei poeti, paradossalmente, un po’ meno….

 

Quando hai pubblicato il tuo primo libro e come hai capito che era il momento giusto? Come hai scelto con chi pubblicare? Cosa ti aspettavi? Cosa ti ha entusiasmato e cosa ti ha deluso?

Ho pubblicato due volte un ‘primo libro’, la prima sbagliando momento e scegliendo il peggiore editore possibile, la seconda invece l’anno dopo,1998, nel giusto momento credo, dopo l’incoraggiamento di un grande poeta che ho avuto la fortuna di conoscere, Angelo Mundula. Si è trattato di una auto-pubblicazione, proposta e curata però dall’Editore Crocetti nel menslie Poesia. Volevo vedere se la mia poesia era cresciuta, se aveva imparato a parlare agli altri. Il libro era fuori commercio, ma ha avuto una recensione sul più importante quotidiano della Sardegna.

 

Se tu fossi un editore cosa manterresti e cosa cambieresti dell’editoria poetica italiana? Cosa si aspettano i poeti dagli editori?

Credo che il supporto economico all’editore sia inevitabile, l’importante è che l’editore filtri e selezioni quanto gli arriva e curi poi il libro, sia in fase di preparazione che in fase di promozione e distribuzione. Il resto dipende dalla qualità dei testi. Altro non deve chiedere il poeta all’editore: aiutarlo a raggiungere lettori e critici.

 

La poesia di domani troverà sempre maggiore respiro nel web o starà in fondo all’ultimo scaffale delle grandi librerie dei centri commerciali? Qual è il maggior vantaggio di internet? E il peggior rischio?

Il maggior vantaggio è la circolazione, il numero potenziale di contatti con nuovi lettori ed altri poeti. Il rischio è che non riesca mai ad uscire dalle poche centinai di addetti ai lavori (amici poeti, critici attivi presenti in web, lettori occasionali). Credo però che l’ebook avrà un discreto futuro.

 

Pensi che attorno alla poesia – e all’arte in genere – si possa costruire una comunità critica, una rete sempre più competente e attenta, in grado di giudicare di volta in volta il valore di un prodotto culturale? Quale dovrebbe essere il ruolo della critica e dei critici rispetto alla poesia ed alla comunità alla quale essa si rivolge?

Penso che si possa e si debba costruire una comunità critica, è indispensabile. Ma le difficoltà del critico sono tante: la prima, obbiettiva, è quella di come orientarsi nella massa enorme di pubblicazioni che lo circondano e che gli pervengono come ‘omaggio dell’editore’. Il primo modo di orientarsi, di fatto, è quello di cercare di aprire, sfogliare almeno, i testi dei buoni editori (si instaura così un piccolo circolo virtuoso). Poi c’è il problema del ruolo della critica. Per il poeta servono i suoi segnali stradali, e nel lettore deve saper accendere la curiosità.

 

Il canone è un limite di cui bisognerebbe fare a meno o uno strumento indispensabile? Pensi che nell’attraversamento della tradizione debba prevalere il rispetto delle regole o il loro provocatorio scardinamento?

Penso che debba esserci assoluta libertà di aderire a un canone o di contrapporsi ad esso anche provocatoriamente. La tradizione avrà sempre da insegnarci, le avanguardie dovranno sempre provocarci, suggerire nuove strade (che magari nessuno percorrerà: ma vuoi mettere la suggestione, l’azzardo?)

 

In un paese come il nostro che ruolo dovrebbe avere un Ministro della Cultura? Quali sono, a tuo avviso, i modi che andrebbero adottati per promuovere la buona Letteratura e, in particolare, la buona Poesia?

Basterebbe non fosse d’ostacolo alla libera circolazione dell’arte e della critica, sarebbe già molto. Premi, Festival, eventi e reading sono già piuttosto numerosi, bisognerebbe valorizzare i migliori.

 

Qua li sono i fattori che più influiscono – positivamente e negativamente – sull’educazione poetica di una nazione? Dove credi che vi sia più bisogno di agire per una maggiore e migliore diffusione della cultura poetica? Chi dovrebbe farlo e come?

Fare tanto lavoro con le scuole, lavorare per i futuro.Coinvolgere le scuole nella scelta del libro di poesia da premiare, ad esempio, ritengo sia molto utile. Agli enti locali più vicini ai cittadini, ai comuni, spetta il compito di selezione meglio gli eventi. E poi c’è l’Università, il mondo accademico è in genere un po’ lontano dalla poesia contemporanea, non ha – in genere – il ‘polso’ della situazione; e in quest’ambito basta assai poco ai giovani ricercatori per ‘tuffarsi’ nella poesia e aiutare lettori e poeti ad approfondire e orientarsi.

 

Il poeta è un cittadino o un apolide? Quali responsabilità ha verso il suo pubblico? Quali comportamenti potrebbero essere importanti?

Il poeta deve essere cittadino e insieme apolide, identitario e cosmopolita allo stesso tempo. Deve essere pronto ad ogni domanda e deve, prima di tutto, saper essere presente, promuovere la poesia scegliendo le occasioni più serie.

 

Credi più nel valore dell’ispirazione o nella disciplina? Come aspetti che si accenda una scintilla e come la tieni accesa?

Nessuna strategia o preferenza, io scrivo solo quando non posso farne a meno, sulla scia di un pensiero, di una notizia, di un incontro toccante. Non mi preoccupo di tenere
accesa la scintilla, forse perchè sono sempre accese le braci della vita.

 

Scrivi per comunicare un’emozione o un’idea? La poesia ha un messaggio, qualcosa da chiedere o qualcosa da dire?

Rinvio qui alla precedente risposta, aggiungo che la poesia non ha funzioni specifiche:tenta, coi suoi strumenti verbali, di decodificare il mondo, di tradurlo in qualche modo.

 

Cosa pensano della poesia le persone che ami?

In genere non dimostrano di apprezzarla fino in fondo, ne intuiscono le potenzialità vedendo la mia passione. C’è poi chi la ama veramente.

 

Sei costretto a dividere il tempo che più volentieri dedicheresti alla poesia con un lavoro che con la poesia ha davvero poco a che fare? Trovi una contraddizione in chi ha la fortuna di scrivere per mestiere? Come vivi la tua condizione?

Si sono costretto a dividerlo con un lavoro assolutamente ‘altro’, la consulenza fiscale. Credo però di essere più fortunato io di chi scrive a tempo pieno, l’intensità e l’alternanza sono fonte ineguagliabile per la scrittura poetica. Naturalmente questo implica molta fatica.

 

Cosa speri per il tuo futuro? E per quello della poesia? Cosa manca e cosa serve alla poesia ed ai poeti oggi?

Sono stato già molto fortunato, finora, come uomo. Penso e spero che la poesia alimenti sempre più la speranza degli uomini, li aiuti a comprendere il mondo e la sua destinazione. Non per niente la poesia contemporanea sta sempre più conoscendo la forma della preghiera.

 

 


 

Antonio Fiori e’ nato a Sassari nel 1955, dove vive  e svolge l’attività di fiscalista.
Ha pubblicato: Almeno ogni tanto (a cura di Crocetti ed. 1998), Sotto mentite spoglie (Manni, Lecce, 2002), La quotidiana dose (Lietocolle, 2006), Trattare la resa (Lietocolle, 2009) e l’ebook La strada da scegliere (Clepsydraedizioni.com, 2009). Premio Montale europa 2004 per la silloge inedita, è stato nella prima rosa dei finalisti al Premio Camaiore 2003 con Sotto mentite spoglie (Manni,2002) e menzione di merito per l’inedito al  Premio Lorenzo Montano 2008. E’ incluso in  diverse antologie tematiche: ‘Verso i bit. Poesia e computer’ (Lietocolle, 2005), ‘Antologia della poesia erotica contemporanea’ (Ati Editore, 2006), ‘Il corpo segreto’ (Lietocolle, 2008), ‘Vicino alle nubi sulla montagna crollata’ (Campanotto, 2008), Febbre d’amore (Tellus 29,Labos,2008).
Hanno scritto sulla sua poesia, tra gli altri: Roberto Concu Serra, Giovanni Nuscis, Angelo Mundula, Franco Fresi, Amedeo Anelli, Giorgio Linguaglossa e Massimo Onofri. Collabora a blog letterari.

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6 Comments

  • Sugli esempi di contratto – numerici, concreti – ipotizzati da Luigi, non posso che convenire. Il grande lavoro da fare poi, effettivamente, è verso le nuove generazioni. Sono stato invitato in un istituto superiore lo scorso anno, davani a due terze classi, ed è stata un’esperienza che mi ha sorpreso e arricchito. Il mese prossimo avrò una incontro più difficile, con ragazzi più piccoli, delle scuole medie: una bella sfida. Sul mondo accademico posso dire, dai pochi ma autorevoli contatti avuti, che da quelle parti si sta riscoprendo certamente la poesia ma l’attenzione si focalizza quasi sempre su chi ci ha lasciato; sui viventi si va coi piedi di piombo…

    Un caro saluto

    Antonio

  • Certo che non è semplice, Antonio! e non credo di avere la soluzione in tasca… Però non mi sono nemmeno posto a priori contro il pagamento per la pubblicazione. Ho semplicemente detto che se proprio devo pagare è per ricevere un servizio: pubblicazione, sponsorizzazione, pianificazione di un tour etc. tutte cose che da solo come autore/scrittore non sarei in grado di fare. Pagare perché un editore mi compri un ISBN e stampi 200 copie di un libro che non sarà venduto mai non ha senso. Come non ha senso pagare per ricevere più di qualche copia che altrimenti sarei comunque costretto a comprare. Questa è tipografia non editoria. L’editoria, per quanto mi riguarda,è tutt’altro.
    Detto questo, ripeto: se un editore mi dice “ho letto è lo ritengo buono; pagami 1500 euro così mi aiuti e io ti faccio un contratto dove tu ottieni il 35% degli introiti dei diritti e ti preparo un tour organizzato di presentazioni conferenze e interventi”, allora magari ci penso su: come l’editore investe su di me, io investo su me stesso misurando la fiducia che ho in ciò che ho scritto. Ma pagare 1500 euro per 150 copie da spedire a gente conosciuta o sconosciuta, no grazie. Faccio una operazione di print-on-demand così ho il regalo di natale per tutta la famiglia.
    L’editoria, oltre ad essere una impresa economica e non una ONG, è (o dovrebbe essere) anche una impresa culturale. Però, per esempio, 750 copie dell’ultima raccolta di Zanzotto non sono né l’una né l’altra: è Mondadori, in italia, oggi.
    Per quanto riguarda la spinta a comprare i testi dei poeti anche da parte dei poeti stessi, anche questa è una questione culturale. Per questo è necessario far uscir fuori dai canali accademici autoreferenziali la poesia per rivolgersi ai lettori concreti e potenziali che sono magari ancora tra i banchi di scuola.
    Se a questo si aggiunge il fatto che è venuta a disfarsi quella comunità di rappresentanti e referenti della cultura che se le davano di santa ragione a colpi di interventi su giornali e riviste, si capisce come a prescindere dal fatto che si paghi o meno per pubblicare una raccolta non fa poi la differenza se non cambia nulla. Resta un dire slegato dall’agire, fine a se stesso e incapace di modificare alcunché.

    Luigi B.

  • Il tema in questione è notoriamente uno dei più discussi tra chi ha deciso di pubblicare. Qualche precisazione allora sul mio pensiero.
    Innanzi tutto, come ha detto anche Nuscis, c’è un aspetto pragmatico: se l’editore (rarissimo) che pubblica gratis – narrativa o poesia – non fornisce copie, o ne fornisce un numero simbolico, mi costringe – DI FATTO – ad acquistarne qualche decina.
    C’è poi l’aspetto economico: gli editori, al di là di reticenze su evntuali contributi pubblici ricevuti, si lamentano di non vendere la poesia (ma aggiungerei anche di non vendere la narrativa di esordio o di autori ‘periferici’). Ora, a questa carenza, cerca, almeno simbolicamente, di porre rimedio la vs rubrica ‘Poesia condivisa’, impegnando giustamente (e provocatoriamente) il ‘presentatore’ del poeta a non accettare copie omaggio, nememno dall’autore(!).
    Ma il problema resta, nel senso che, stando alle pure regole della domanda e dell’offerta, in Italia si pubblicherebbero (forse)
    una ventina di autori. In realtà la poesia circola in rete, lo stesso libro passa di mano in mano, è letta nelle biblioteche pubbliche…ma alla fine il dato di fatto è che nemmeno i poeti ‘comprano’ i poeti; difficile allora ribattere all’editore che se c’è qualità intrinseca deve pubblicare lo stesso, anche in passivo. Una volta le grandi case editrici mettevano in conto di mantenre una o due collane in fisiologico passivo (e guarda caso erano collane di poesia), oggi è pressochè impossibile. Naturalmente c’è anche il discorso del giusto prezzo del libro, del futuro del cartaceo, dell’ebook, delle autoproduzioni con ISBN a costi (e distribuzione) irrisori.
    Insomma il discorso non è semplice, caro Luigi…

    Buonissima giornata
    Antonio

  • Se mi dicessero che per lavorare devo smollare una parte del mio stipendio ché non si sa mai non avrebbe senso. Allo stesso modo non ha senso per me che uno scrittore paghi perché si pubblichi un suo scritto.Altra questione è che lo scrittore impari ad investire sul suo prodotto come pretende faccia l’editore, dunque prodigandosi in viaggi, tour, incontri, relazioni pubbliche, presenze etc. Aggratis, ovviamente. Potrei accettare di pagare per la pubblicazione di un’opera solo se si cambiano i termini del contratto: io ti do 1000 euro?2000? per la pubblicazione, tu editore mi garantisci il 30-40% dei guadagni sui diritti e non il 10 o meno e una programmazione di interventi e incontri di promozione in tutta italia per un anno già pronta e solo da firmare.

    Luigi B.

  • “Credo che il supporto economico all’editore sia inevitabile, l’importante è che l’editore filtri e selezioni quanto gli arriva e curi poi il libro, sia in fase di preparazione che in fase di promozione e distribuzione…”

    Ho condiviso l’intera intervista, ma su questo punto mi trovi particolarmente d’accordo. Partendo dalla considerazione che anche le pubblicazioni “gratuite”, e pensiamo ai grandi editori che curano la pubblicizzazione e la distribuzione dei loro libri, costringono comunque l’autore ad acquistare la sue decine di copie da dare ad amici e parenti, non potendo bastare le poche che riceve dall’editore; al punto che la scelta non si pone più tra pubblicazione gratuita o con contributo, ma tra editore serio e professionale (che seleziona, edita, e promuove con cura e rigore il libro), e dunque con reputazione, ed editore che tutto accoglie e scarsamente cura. Ma nella scelta, soprattutto in questi tempi, entrano in gioco anche posizioni etiche e politiche personali.
    Grazie.
    Giovanni Nuscis

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