Zibaldello n.7: VeronaPoesiaFestival: un bilancio


Come afferma Alessandra Galetto in uno dei suoi interventi (qui e qui) su L’Arena a proposito del VeronaPoesiaFestival, “La scommessa non era facile, ma ha portato più di qualche occasione di incontro e dibattito all’insegna di una riflessione originale. […] A conclusione delle sue cinque giornate, il VeronaPoesiaFestival può tracciare un bilancio positivo”.
Al di là del successo in termini di pubblico – che pure c’è stato, soprattutto durante le serate “musicali” – , di questo incontro è importante sottolinearne gli approdi.

Durante le varie serate, il Festival ha invitato numerosi “rappresentanti della lirica nel nostro tempo, a raccontare e raccontarsi al pubblico, spiegandoil significatodel farepoesia oggi”. Inevitabile, da parte degli ospiti, l’accenno critico nei confronti di “un mercato editoriale molto cambiato rispetto al secolo scorso, molto vivace in termini di quantità, sicuramente meno accorto e sensibile però alla qualità delle opere”, anche se il giudizio, piuttosto positivo, di Silvio Ramat sullo stato di salute della poesia oggi sposta la questione più sulla fruizione che sulla distribuzione («Non credo che la poesia abbiaoggi unruolo piùappartatoche in passato: al contrario, ci sono oggi molti più editori di poesia di cinquant’anni fa. Certo, rispetto all’impellenza della cronaca, il verso ha un ruolo piùdefilato:maquestaè la sua natura»). Dello stesso avviso pare essere anche Cesare Viviani, quando afferma che «il rischio del nostro tempo, al contrario è che la qualità dell’esperienza venga bruciata dalla superficialità della fretta e della velocità che segnano l’agire del presente».

Dunque, la poesia come “occasione di riscatto del linguaggio dalla riduzione e massificazione che il mondo di oggi pare avere imposto alla parola” e come “capacità e proposta di restituire ai termini il lorosignificato pieno, non appiattito dall’uso” è quanto è emerso dai vari dibattiti che hanno visto coinvolto, tra i tanti, il poeta Luigi Ballerini. «Sono convinto che il problema del nostro tempo sia la sordità, o la cecità, se pensiamo al verso scritto e non declamato », ha affermato Ballerini, suggerendo che «Il ruolo del poeta è dunque quello di insegnare a leggere, cioè di restituire alla parola la sua pienezza fuori dall’appiattimento compiuto dai mass media. Alla base di tutto sta il testo, che è musica, o eco di una musica che il poeta porta dentro di sé: scrivere poesia significa modellare il verso seguendo il proprio respiro».
Poeti del calibro di Pavese («ogni poeta rifà [nei versi] il ritmo interiore della sua fantasia»] o Verlaine («per quel che riguarda il Cimitero marino, questa intenzione fu in primo luogo una figura ritmica vuota […] ho scritto una partitura – ma posso ascoltarla soltanto eseguita dall’animo e dallo spirito altrui ») avrebbero approvato.

Mi pare, questa di Ballerini, una proposta, oltre che interessante, importante: ai poeti è stato affidato un ruolo fondamentale, socialmente rilevante e necessario alla loro stessa ragion d’essere. Poiché senza lettori di poesia non vi sono poeti. Il che, tradotto, potrebbe suonare come: senza buoni lettori di poesia non vi possono essere buoni poeti.

A proposito di buoni poeti, il VeronaPoesiaFestival è stato anche l’occasione che ha visto Flavio Ermini e Ranieri Teti premiare i poeti, i narratori e i filosofi vincitori del premio Lorenzo Montano:

Alessandro Ghignoli Cristina Annino
Marco Ercolani Camillo Pennati
Erika Crosara Sergio Givone

 

A tutti loro auguriamo un sempre maggior numero di buoni lettori.

Written By
More from Luigi Bosco

Urtext: la lettura come fenomenologia – Parte 1

Quattro premesse 1. Il reale non è la realtà. Esso non si...
Read More

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.