Anterem – Storia di una rivista

Il nome “Anterem” nasce porgendo attenzione al valore originario della parola, chiamata a essere il luogo di raccordo tra sensibilità e percezione. Questa espressione fa cenno all’«= O» hölderliniano (Il significato delle tragedie) che a sua volta evoca l’«uguale a zero» di Sofocle (Edipo re).

Altri riferimenti si trovano nelle «archai» che Nietzsche colloca nel «sottosuolo della storia» (Umano, troppo umano) e che Deleuze e Guattari affidano a quella parola rizomatica (Rizoma) a cui è dedicata la prima serie della rivista.

Ma l’opera su cui esplicitamente fa presa il nome “Anterem” è la Scienza nuova di Vico, dove leggiamo: «Il più sublime lavoro della poesia è alle cose insensate dare senso, ed è propietà de’ fanciulli di prendere cose inanimate tra mani e, trastullandosi, favellarvi come se fussero, quelle, persone vive. Questa degnità filologico-filosofica ne appruova che gli uomini del mondo fanciullo, per natura, furono sublimi poeti».

Fondata nel 1976 da Flavio Ermini e Silvano Martini, si è subito istituita come un laboratorio di ricerca. “Ricerca” quale tensione indeponibile che conduce dall’ascolto all’ascolto pensante, in una dislocazione che richiede una sospensione di ogni abitualità di senso.

La ricerca alla quale si rivolge “Anterem” riguarda la natura del pensiero poetico, e pone a tema da più prospettive la fondamentale e controversa questione sul senso che nel testo si articola e che della scrittura fa il luogo della propria rivelazione. Il suo punto nodale è costituito dalla pulsione verso la parola inaugurale, una parola che abbia recuperato tutto il suo primitivo valore, le sue native potenzialità di creazione della cosa, di creazione del mondo.

Anterem” è il risultato del confronto tra ricerca individuale ed elaborazione teorica collettiva, tanto che ogni numero si configura come un’opera organica, commisurata al passo della realtà. E determina un incrociarsi ininterrotto di riflessione critica e pratica poetica, in una libera espressione che trascura le regole per attraversare saperi diversi. Tendendo uella forma che non può essere assimilata ad alcuna soluzione stilistica codificata. Seguendo questa logica, “Anterem” viene strutturata in numeri monotematici, in un intreccio di forze, pensieri, idee, problemi, progetti diversi, su argomenti di particolare rilievo in ambito letterario e filosofico. Con la consapevolezza che c’è un unico modo per determinare il corso della letteratura: elaborare nuove forme espressive e nello stesso tempo dare vita a strutture di pensiero adeguate a parlarne.

Le voci convenute al dialogo mirano a tracciare un programma di ricerca in cui trovi spazio il discorso al quale l’età contemporanea introduce. Non si pongono il problema di “pronunciare” concetti o categorie del pensiero, bensì rimandano a esperienze vissute come testo con-chiuso, e ancora altrove, assente. Descrivono mobili itinerari, diagrammi quali erano le carte nautiche prima dell’avvento della bussola. Non rinunciando dunque a nozioni polari e ambivalenti, ad associazioni per contrasto, alla contaminazione degli opposti, a una via per rovesciamenti successivi. Rinunciando invece agli ideali di non-contraddizione e univocità. Fino a spingere così lontano la ricerca da descrivere una forma di pensiero il cui movimento, il cui rigore, la cui logica siano tesi alla produzione di senso proprio sull’equilibrio e sulle tensioni dei differenti. In un interrogare che riguarda una singolarità antecedente la distinzione tra universale e individuale.

More from Redazione

Giovanna Frene: ‘Immagine di voce’

  […] La poesia di Giovanna, sia quando si dispiega nella delicata...
Read More

1 Comment

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.