Fabrica (1993-1997) – Biagio Cepollaro

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Poetica

Ho terminato di scrivere Fabrica proprio quando ho deciso di allontanarmi dall’attività letteraria (non dalla scrittura ma da quel continuo vocìo, telefonìo, traffichìo che per tanti anni avevo collaborato a incrementare). Libro per me difficile: l’idioletto di Luna persciente inservibile, non sapevo più cosa poteva essere la lingua della poesia. La lingua che restava era quella disadorna di una greve disillusione e di una ricognizione solitaria (dissolta la società nei suoi tessuti fondamentali, saggiata l’impossibilità di uno ‘spazio pubblico’ diverso…). Non erano più le ricerche linguistiche ad indicarmi la strada ma lo sforzo di chiudere in una secca diagnosi ‘impoetica’ i diversi temi in una ‘ballata massmediale’…

Contemporaneamente alla stesura di Fabrica vi era quella del romanzo, La Notte dei Botti, forse proprio a significare questa crisi: nell’idea di una prosa memore dell’esperienza poetica, vi era anche un disagio della stessa, un cul de sac dei modi narrativi…Mi si ponevano, in definitiva, insieme, i problemi della poesia e della prosa: la scrittura era di nuovo il problema, il problema era la sua pregnanza…

Di nuovo era in questione il ‘poetico’…Che va arrischiato nell’invenzione ogni volta. Sentivo che la memoria letteraria che aveva animato la ‘torsione’ linguistica dei primi due libri, nella situazione storica che si andava consolidando, non avrebbe più potuto sostenere lo sforzo…Quel difficile equilibrio tra letteratura e vita, tra testo ed extratesto, tra poesia e mondo, tra le mie speranze e la realtà dei fatti, si era rotto. Fabrica ha raccolto in forma di ‘meditationes’, di epistole, di movimenti brevi e rabbiosi quasi epigrammatici, questo disagio di collocazione, questa crisi di ‘chi dice’. Da tale condizione sono uscito solo con un generale ‘Emendamento dei guasti’: il titolo della prima sezione del libro successivo, Versi Nuovi. Ma ormai fuori dalla trilogia, fuori da un certo sentimento della Storia e dai discorsi fin lì intrecciati…E dentro un altro cammino.

Biagio Cepollaro

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