A proposito di “Addio alle Armi” n.4: Alessandro Assiri

 

Una poesia che rifonda se stessa è principalmente una poesia che ripensa le sue relazioni percependosi come testimonianza collettiva.

Tra le relazioni che vanno rimesse in discussione ci sono anche le infinite variabili di rapporto che il forzato passaggio dell’editoria minore ha purtroppo incentivato, primo fra tutti la frattura di comunicazione tra una poesia che si pone anche come progetto e la libreria che deve avere gli strumenti per percepire un prodotto culturale e non un oggetto-merce.

Stanno accadendo in questo periodo, dovuto a svariate situazioni, riposizionamenti della distribuzione editoriale: molti editori che rivedono le relazioni coi loro distributori, schiacciati dai costi e dalla perenne condanna all’anonimato; molte case editrici, anche grandicelle, che tentano di recuperare il terreno perduto nelle librerie indipendenti, cercando di ripristinare il rapporto diretto; molte scomparse, alcune dolorose e altre che scivolano senza sentirne mancanza.

Alla luce di questo, credo sia diventato indispensabile che ci si guardi attorno per cercare di mettere in piedi nuovi meccanismi di trasmissione della parola poetica proprio a partire dalle possibilità che si possono instaurare nel rapporto col libraio, che è il primo filtro comunicativo con il proprio pubblico. Credo si potrebbe proporre, strutturando un questionario mirato, una serie di domande da lasciare ognuno nelle librerie di propria fiducia, in modo da monitorare la situazione, ed elaborare poi un format di intervento più specifico.

La grande frattura nasce dal divario che c’è tra circolazione e informazione. La piccola editoria, sia quella onesta che tanto meno quella parassitaria, non si è mai premurata di corredare una scheda a supporto di un testo. Assunto il fatto che un compito, non solo della critica ma anche solo di un lettore preparato, sia quello di scindere la poesia scritta per curare un sintomo di egotismo da quella che più alla poesia assomiglia, studiare una relazione col libraio è un compito fondamentale da parte di chi vuole tornare a proporsi anche come soggetto editoriale sano.

Per quanto ci riguarda, dalla prossima primavera noi in libreria non accetteremo più volumi in conto vendita a cui non sia accompagnata una breve scheda dell’autore e del contenuto del testo, intendendo anche questa semplice operazione come sfoltimento e come chiarezza di una proposta poetica che possa diventare percorribile.

Le condizioni economiche di questo periodo hanno costretto ad aprire gli occhi a molti che prima pensavano di avere il culo al caldo, quindi la percezione della poesia come opportunità di scaffale è diventata molto più percorribile, ma per far si di non essere oggetto-merce va instaurata una relazione fiduciaria vera basata su proposte concrete.

La poesia “onesta” ha la stessa commerciabilità di qualunque altro prodotto editoriale. Cominciamo a farci carico di creare con le librerie dei filtri di competenze che possano aiutare e coadiuvare il lavoro di entrambi, e forse impareremo tutti che qualche strada nuova in giro c’è ancora.

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