Pordenonelegge: sulle classifiche, sui metodi e altro. Le mie scelte.

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A votazioni già concluse, ormai posso dirlo. Sin dall’inizio ho appoggiato entusiasticamente l’iniziativa “censimento dei poeti” di Pordenonelegge, per i motivi espressi qui. Ciascuno di noi, su un totale di oltre 240 partecipanti, era chiamato a esprimere tre preferenze: i 18 poeti che avessero raggiunto più votazioni sarebbero risultati finalisti per un’ulteriore selezione (ancora a venire) che farà emergere i 6 poeti a cui verrà dedicato un poem trailer.

Ho fatto allora un gioco, che illustra con chiarezza lo scollamento tra il parere del singolo e quello del gruppo, e che getta anche (più di) qualche dubbio sulla validità metodologica-critica delle selezioni: ho confrontato i nomi dei finalisti (leggibili anche qui al sito originale) con quelli della mia rosa personale. Alla mia rosa personale ci sono arrivato dopo la lettura integrale dell’intero corpus: oltre 240 poesie, ovvero, quantitativamente, come leggersi 5-6 intere raccolte poetiche nell’arco di un paio di settimane. Per questo chi afferma che una poesia non basta a esaurire un autore ha certamente ragione su un piano ideale, ma assolutamente torto su quello pratico: come sarebbe possibile scegliere tra 240 poeti se ciascuno di loro comparisse con una silloge? semplice: si voterebbero quelli che si conoscono già, senza leggersi nulla (ancora una volta), e forse con ancora più forza di quanto effettivamente è successo, come argomenterò tra un poco.

Nel formare questa mia rosa mi sono appoggiato a dei voti provvisori (che riporto sotto) che vanno intesi semplicemente come una forma d’annotazione per ricordarmi chi mi ha colpito e chi meno, in un modo un po’ più preciso che, poniamo, con un asterisco, una stellina o un altro simbolo. I voti perciò non sono assolutamente valutazioni estetiche o critiche, né tantomeno un vezzo da maestrino; piuttosto, un mezzo euristico che decodifica l’intensità della mia risposta istintiva ai testi che mano a mano leggevo. Qui sotto la legenda:

8: poesia straordinaria, su cui tornerò. Mi invoglia a leggere l’intera opera dell’autore.

7½: ottima poesia, difficile chiedere di più. Autori che seguirò o che già seguo.

7: poesia molto buona, al di sopra della media, ma a cui potrei trovare delle ‘pecche’ dal mio punto di vista, spesso di poetica che non condivido più che infelicità formali.

6-6½: poesia piacevole, ben scritta, ma alle mie orecchie spesso poetically-correct emainstream, a pochi passi dall’epigonismo. Poesie, inoltre, che spesso mi danno poco in termini estetici e interpretativi.

5-5½: poesie per me inconsistenti oppure contrarie al mio modo di leggere e intendere poesia.

>4½: testi versificati imbarazzanti, a vario grado (superano senz’altro la trentina di poesie).

Più in dettaglio, in questo gioco solo apparentemente innocente, mi interessava e mi interessa capire se il mio giudizio critico ed estetico, che tuttora ritengo fondato e che potrei argomentare agevolmente (cosa che faccio, neanche tanto implicitamente, sostenendo e analizzando testi come quelli ospitati sulla rubrica Poem Shot, che a breve sistematizzerò in una mappa stilistica), sia estraneo a ciò che viene ritenuto più significativo da altri lettori ‘forti’ (come si può ipotizzare siano i poeti, se ogni buon poeta è anche buon lettore di poesia).

Una delle difficoltà per me maggiori è stata quella di attenermi al solo testo ospitato, fingendo di scordarmi il nome dell’autore e le altre sue poesie che posso aver letto.Quindi la rosa non rispecchia quelli che, secondo me, sono necessariamente i poeti migliori: io ho scelto i poeti le cui poesie mi hanno risposto con più intensità; o, scherzosamente, i poeti che hanno per me scelto meglio i propri testi. Come si potrà immaginare, il poco tempo dovuto alla scadenza e l’alto numero dei testi mi hanno impedito di tornarci più volte: ho pensato che l’essenziale sarebbe stato leggerli tutti, per non replicare il pigro meccanismo del ‘nome’ che, come ho anticipato, sembra aver prevalso, in ciò confermando le forti perplessità di Sonia Caporossi nei confronti dell’intera operazione (che per me rimane lodevole negli intenti, benché meno nei modi).

Qui sotto, diviso in due colonne, il confronto (i primi tre nomi nella rosa delle preferenze sono poi quelli che ho votato ufficialmente):

Finalisti ufficiali Mio voto indicativo Rosa delle mie preferenze Mio voto indicativo
Tommaso Di Dio 7 Erika Crosara 8
Francesca Serragnoli 6 Giulio Marzaioli 8
Italo Testa 7 Gilda Policastro 8
Alberto Pellegatta 7 Lorenzo Carlucci
Massimo Gezzi Jacopo Galimberti
Stelvio Di Spigno 6 Andrea De Alberti
Azzurra d’Agostino 6 Giulia Rusconi
Gian Maria Annovi 6 Lorenzo Mari
Mariagiorgia Ulbar 6 Francesco Terzago
Giovanni Turra 6 Sara Ventroni
Marco Simonelli 5 Christian Sinicco
Franca Mancinelli Stefano Salvi
Tiziana Cera Rosco 5 Luca Rizzatello 7
Dina Basso 5 Daniele Bellomi 7
Matteo Zattoni 6 Cristina Babino 7
Francesco Targhetta 7 Maria Borio 7
Ivan Schiavone 6 Roberta Bertozzi 7
Luigi Nacci Manuel Micaletto 7
Renata Morresi 7 Valentino Ronchi 7

Devo anticipare che questa lista e’ incompleta, perche’ mi sono limitato a segnalare 19 poeti (come il numero dei finalisti), mentre la mia rosa ne comprendeva almeno un’altra decina, che dovrei andare a rintracciare, spersa nei numerosi post-it dove ho scritto i voti.

Laddove i voti indicativi sono gli stessi sulle due colonne (impossibile quantificare esattamente la risposta estetica, specie dopo una sola lettura), la mia preferenza per quelli che figurano a destra si deve a criteri in parte extra-estetici, ovvero: ho dato in un certo senso priorità alle voci nuove, a quelle di cui si sente parlare poco.

Ribadisco che non ho niente, non posso avere niente contro i finalisti: molti di loro li reputo ottimi poeti, altri mi convincono un po’ meno per motivi lunghi da spiegare qui (ma sono disposto a farlo in privato o in pubblico, se sollecitato); eppure mi sembra incredibile che nessuno, nemmeno uno, dei poeti che mi convincono maggiormente figuri nella lista, e che due tra quelli che ho votato (Erika Crosara e Gilda Policastro) abbiano ricevuto un solo voto: il mio. Come mai ottimi – e anche relativemente noti – poeti come Andrea De Alberti e Vanni Bianconi non ci sono? Come hanno votato gli altri? questo mi interesserebbe capire. Hanno letto tutte le poesie, o si sono fidati del nome? quali argomenti avrebbero per le loro scelte?

A proposito di giustificare le scelte: nel mio personale (e sofferto per aver effettuato altre esclusioni) podio figurano appunto Erika Crosara, Giulio Marzaioli e Gilda Policastro. Posto che la mia reazione ai loro testi è stata probabilmente la più intensa (qui una mia lettura della poesia di Crosara), ho adottato, per la scelta, questi altri criteri aggiuntivi:

  1. non ho votato poeti della mia generazione (cioè degli anni ’80) per evitare (in me stesso) problemi di ‘conflitto d’interessi’ e tenere un profilo più critico, ovvero dedicarmi a chi ha una riconoscibilità derivata dagli anni, e quindi più matura, in un certo senso, di quella di poeti pur spiccatissimi e fenomenali come Bellomi e Micaletto (sui quali ancora trattengo qualche dubbio circa la poetica, che non mi sembra di poter condividere)
  2. ho votato per stili e generi assai diversi, eppure – in modi diversi – tuttiantagonisti al minimalismo intimo che spesso mi sembra vada per la maggiore (molte delle poesie, anche se ovviamente non tutte, a cui ho assegnato un ‘6’ sono di questo tipo)
  3. ho vinto l’antipatia personale, nella fattispecie quella per Gilda Policastro (per via di poco carini battibecchi e polemiche su Le parole e le cose) per centrarmi su un testo, il suo, che ho percepito forte e autentico, senz’altro meritevole. Come dire che dovremmo non solo e non tanto distinguere testo e autore, ma – meglio ancora – testo e (nostra percezione dell’) autore virtuale online.

Per ora è tutto, credo. Analisi di poesie singole dalla mia rosa usciranno più avanti su Poem Shot (che ospita già Crosara e Carlucci), dove analizzerò altri poeti meritevoli che ho segnalato alla Redazione ma che a tuttora non sono stati inseriti (Dario Bertini, Andrea Marchesi, Veronica Fallini, Roberto Minardi, Silvia Patrizio).  Adesso chiedo, e spero, che gli altri votanti escano allo scoperto e che si dia inizio, a viso scoperto e senza rancori, a un confronto sui metodi e sui meriti che sia il più onesto possibile, per il bene della poesia anzitutto.

(già su Davide Castiglione)

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7 Comments

  • @Simonelli:
    Castiglione ti da 5: fai un po’ tu, vedo che nella classifica generale Pellegatta (come Testa, ma qualcuno si è accorto che non sono proprio allo stesso stadio?) ha avuto 7: a questo punto, anche tu, come gli altri 375 poeti della tua generazione (tanto per fare il verso a un autore molto consapevole della situazione), sei autorizzato a sentirti in lizza per Stoccolma:-)
    @Luigi B(ressan?)
    Giochi a parte, sì è vero, queste iniziative vanno prese per quello che sono. Capita poi magari che ai festival si invitino gli amici e gli amici degli amici… quindi, se non sei a un festival ti ritrovi come la Teodorani, fuori dai giochini.
    Fa bene Ponso a tirarsi fuori? Dipende da come vivi le cose? magari sei timido, o oltremodo snob. Chi può dirlo?
    Comunque sia, una mappatura non esclude un discorso critico, e viceversa.

  • io credo che di fronte a questo tipo di “selezioni” di bella poesia bisogna porsi con il giusto spirito e prenderle per ciò che sono.

    Ciò che maggiormente influenza questo tipo di operazioni in modo per certi versi negativo è il fattore quantitativo – purtroppo l’alfabetizzazione, la democrazia e la relativa apertura dei sistemi distributivi sono anche questo. 240 poeti – quelli interpellati, perché se fosse stato un concorso aperto sarebbero stati 2400.

    Poi, io non credo che bisognerebbe dare rilevanza critica a questo tipo di operazioni: nel caso specifico, la eventuale rosa di poeti scelti non indica necessariamente i migliori poeti partecipanti; può invece indicare quelli che hanno scelto meglio la loro poesia, come Davide indicava scherzosamente (ma nemmeno tanto), oppure quelli che per un motivo o per un altro hanno magiore risonanza mediatica o più semplicemente quelli la cui poesia si ha più voglia di vedere in video. In fin dei conti era questo l’obiettivo dell’operazione – e magari una poesia meravigliosa fa schifo se trasposta in video oppure non ispira. Dunque la selezione in questo tipo di situazioni è solo molto relativamente critica, non vuole cioè essere una attività ermeneutica che tira fuori nulla né vuole riprendere il bandolo della matassa e fae il nodo a ciò che è venuto prima. È una operazione a sé, del tutto innoqua (a mio avviso) e puramente mediatica.

    Detto ciò, troverei più corretto che questo tipo di selezioni si fondassero su due presupposti:

    1. la selezione per lettura di testi anonimi

    2. una serie di principi critici o di scelta o di giudizio prestabiliti (per una maggiore uniformità dei risultati)

    @marcosimonelli:disqus sei definitivamente rimandato a settembre 🙂

    Luigi B.

  • Le esclusioni ed auto-esclusioni sono tante, ed eccellenti, vedi A. Teodorani. Il lavoro di geocritica della poesia contemporanea rischia però di fermarsi a un’apologia del territorio, che, per quanto importante, non è risolutiva. Giriamo intorno al problema: fare critica senza ancora potere o volere storicizzare – riguarda gli under 40 ma anche quelli un po’ più anziani. Pochi vogliono e possono farla, e metto nel mio novero chi ha preso la parola qui (Davide Castiglione e Manuel Cohen). Mi pare che quello che dice Davide si possa sintetizzare innanzitutto in una spinta in quella direzione.

  • ignoro i metodi del censimento, ma forse un lavoro di mapping e di geocritica (Dionisotti, Pasolini e Westphal insegnano) dovrebbe fondarsi sulle aree territoriali, sui titoli (Teodorani ha scritto 3 libri, molti tra i 240 sono fermi al lavoro d’esordio) sui testi….

  • non entro nel merito delle scelte di D.C. o di altri interpellati, ma trovo francamente imbarazzante che tra 240 censiti non figuri, ad esempio, Annalisa Teodorani, una tra le più talentuose autrici.

  • Solo in caso qualcuno dovesse intervenire:: sarò in viaggio fino a domenica sera e probabilmente senza accesso a internet. E’ per questo se non rispondo subito!

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