Dove andrà il sistema-poesia?

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Buoni segnali dalla rete

Ho una strana fiducia. Cioè che, almeno nel micro-sistema della diffusione e ricezione della poesia in Italia, e per come viene fotografata dalla rete, le cose cambieranno in meglio. Con “meglio” mi riferisco a un preliminare bisogno di scrutinio sistematico e di chiarezza della prassi di cui ho scritto qui con riferimento alla figura del critico, ma che potrebbe e dovrebbe essere estesa, con gli accorgimenti e adattamenti del caso, a tutte le fasi: dalla sana auto-critica dei poeti nel selezionare il materiale da proporre a pubblicazione all’attività delle case editrici fino alle politiche culturali.

Ci sono già alcuni segnali indipendenti – perciò in potenza sintomo significativo di un più vasto mutamento attitudinale – di questa volontà di fondo. Vengono spesso da realtà critiche ed editoriali lontane dai centri di potere, e spesso persino da individui singoli. Elenco quelli di mia conoscenza, e vi invito a segnalarmi altre iniziative “virtuose” (secondo questa concezione) che potranno forse controbilanciare l’immagine sempre negativa della poesia (del sistema-poesia) in Italia.

  1. Ridare, nei fatti, dignità alla critica.

Nel boom di internet, nella moltiplicazione degli spazi e delle possibilità di essere ascoltati e proposti, la critica ha rischiato spesso di essere accostata – non ultimo dall’arrivismo di alcuni autori – a una promozione di stampo giornalistico, dalla quale invece dovrebbe tenersi ben distinta. La beffa ulteriore è che, mentre il giornalista viene pagato, al critico non spetta compenso. E allora vedo di buon occhio – nei principi, non nelle conseguenze – quelle richieste a riconoscere il lavoro critico come lavoro, e quindi come energia e tempo da retribuire. Lo stesso punto era in un post di Marco Giovenale (che ora non riesco a trovare), e formulato in maniera esplicita da Stefano Guglielmin e Roberto Corsi. Ora, benché io non trovi affatto giusto che un autore debba pagare un critico, nemmeno trovo giusto che il critico serio e competente sia motivato solamente da una pur fortissima passione. Passione di cui, tra l’altro, si stentano a vedere frutti concreti che vadano oltre l’apprezzamento di alcuni lettori (forse che gli autori meritevoli di cui si parla nei blog verranno per questo pubblicati da Mondadori? forse che potrà avere una minima voce in capitolo nelle future storiografie letterarie?). Si potrebbe allora pensare, in mancanza di politiche culturali adeguate, a creare e irrobustire circuiti virtuosi (organizzazioni culturali etc.) che mettano dei fondi per promuovere, pagandola, l’eccellenza critica. Ad esempio, che fine fanno i soldi raccolti per i vari concorsi letterari? questo potrebbe essere un buon modo per reinvestirli nel circuito-poesia. La questione è delicata, eppure non è vero che, necessariamente, il denaro inibisce l’indipendenza del giudizio. I giudici dunque non ricevono stipendio? la ricerca in campi lontani dall’applicazione in cui sono interessate le aziende vive forse d’aria? perché non è lo stesso anche per il mondo delle lettere, dove la scarsità di denaro non impedisce (anzi!) pratiche poco trasparenti e idiosincrasie ingiustificabili? non mi riferisco solo all’oggi, ma anche ai casi di lotta personalistica (Sanguineti, Raboni…) nella creazione del Canone citati in un bel saggio da Franco Buffoni. L’idea che il mondo umanistico sia svincolato da un servizio pubblico (e dunque, quantificabile) non è forse un italianissimo retaggio Crociano?

Un altro modo per ridare dignità alla critica è quella di lasciarle decidere autonomamente di quali libri parlare, magari inibendo esplicitamente quei meccanismi promozionali di così facile diffusione in canali cosiddetti “democratici”. Questo intento ha mosso la recente iniziativa In realtà, la poesia, che ho cofondato con Luigi Bosco e Lorenzo Mari. Ognuno potrà verificare da sé questo assunto leggendosi le linee guida e la descrizione del progetto.

2.       Trasparenza della prassi

Trovo lodevole l’iniziativa “In dialogo” della casa editrice La Vita Felice, che si impegna – con trasparenza, visto che rende noto il comitato di lettura e i tempi di risposta – a leggere e valutare inediti dietro acquisto di almeno due volumi della casa editrice stessa. Questo mi pare uno scambio paritario. Mi colpisce molto positivamente anche il fatto che CFRedizioni espliciti le sue condizioni editoriali, argomentando e impegnandosi nel senso della chiarezza. Nel volgere di qualche anno, ne sono certo, sempre più case editrici dovranno rendere noto il loro operare, e attenersi ad esso. Così si eviteranno malintesi e malumori tra autori e case editrici in futuro, e nascerà una vera concorrenza basata sull’offerta che permetterà agli autori di scegliere comparando, come si fa in tutti gli altri settori. Ecco dove, malgrado tutto, il liberismo avrebbe un qualche effetto positivo…

Su altro versante, sono stato molto colpito dalla prassi del Premio Calvino, di cui ho saputo tramite confidenze di un amico. Impegnarsi a leggere tutti i contributi, prevedere varie fasi di selezione e perfino dare un feedback gratuito (nella forma di report, o nota di lettura) è un esempio virtuoso che i premi di poesia dovrebbero seguire, esplicitando il processo un po’ come il quotidiano Il Manifesto esplicita i dissapori interni alla Redazione, permettendo una partecipazione diretta. Ci sono, è vero, ottimi concorsi di poesia a livello nazionale: ma perché così di rado è esplicitata la procedura? perché in molti casi le cosiddette “giustificazioni” per i premi si riducono a due o tre generiche e insignificanti righe che si potrebbero applicare a decine di opere diverse?

3.       Censimenti, sistematicità, collettività

Lo studio e la diffusione della poesia hanno bisogno di una sistematicità di fondo, unicamente operativa,  non assimilabile a nessuna categoria critica né tantomeno criticabile su questa base. Qualcosa di simile a un’anagrafe per scrittori, uno strumento autorevole che permetta di orientarsi nello spoglio iniziale delle opere. Pordenonelegge sta facendo un censimento dei poeti tra i 20 e i 40 anni (scadra’ a fine 2013, se non sbaglio): fatto molto utile e significativo, anche se auspicherei l’allargamento a chi appartiene a generazioni precedenti. Un’iniziativa simile era partita (per sfociare in un inutile pandemonio) da Luciano Mazziotta su Poetarum Silva, nell’elencare – benché con criteri discurtibili – tutti i poeti nati negli Ottanta. O anche un’iniziativa – non mi ricordo più di quale casa editrice, purtroppo… forse sempre CRF – per raccogliere in una specie di schedario tutti i poeti con più di tre libri alle spalle. Per non dire della Antologia della Poesia in Piemonte e Valle d’Aosta, edita da poco da Puntoacapo. Sempre Puntoacapo ha indetto una non-conferenza (quindi, un atto di discussione collettiva) per un’antologia di poeti alessandrini in costruendo, e chiesto a diversi contatti anche virtuali (me compreso) di mandare idee che verranno poi rielaborate insieme alle altre. Lavori o iniziative, dunque, che tentano una comprensività che non va mai rinunciata all’inizio, per non falsare poi i risultati delle scelte effettuate in una seconda fase. Si noti che è assolutamente fuoriluogo rimproverare a questi criteri di non essere critici: sarebbe un po’ come rimproverare un produttore automobilistico se decidesse di produrre delle biciclette. Qualsiasi criterio quantificabile va bene (anche, mettiamo, l’altezza in centimetri dei poeti), purché conduca a una mappatura iniziale che sia il più vicina possibile allo stato delle cose. Oggi, con gli aggregatori online, con i database che possono ospitare e processare una quantità inimmaginabile di materiale, è possibile basare ogni scelta su percorsi rintracciabili dalla comunità tutta. Si tratta, più in generale, di passare da un’epistemologia tutta basata sull’ineffabile soggettività – epistemologia che troppo a lungo ha informato le arti – a una che tenga anche presente l’intersoggettività e perfino l’oggettività (nel senso Popperiano del termine: come esistenza di produzione intellettuale e di pratiche che diventa indipendente dal singolo) dei processi letterari, dalla loro nascita su carta alla loro distribuzione e conseguente ricezione.

(gia su Davide Castiglione.org)

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2 Comments

  • Cara moltitudine infila una moltitudine di10 euro
    nella fessura del mio talento,
    asperità idiosincratiche calpestabili, abitabili.
    Sono un bel poeta
    e aspetto dal cielo un diluvio di argomenti
    capaci di umiliare la mia boria.
    Il giganteggiare senza cattedrali
    del mio bel dire
    devo offrire alla vostra attenzione.
    Deliberate l’insolenza o cieli!
    L’invettiva, aggancia l’attenzione e precede la critica,
    se questa ha chiari argomenti
    e non un torbido e astruso lungo lungo manifesto
    non aver niente da dire.
    Lampo giallo bianco!
    Serve uno stile che non sia ostile alla lettura
    e una moltitudine che infila dieci euro nella fessura del nostro talento.

    (enrico dignani)

  • temo che ci sia un groviglio di serpi e tutte, tutte, si mordono l’un l’altra e ciascuna la coda. Temo ci sia un desiderio di apparire prima che di essere, incuranti del lavoro da svolgere,dimostrando che non la parola si paga ma ci rende in qualche modo paghi del cammino che sempre si sta percorrendo e non è mai traguardo (semmai un tra cui si guarda sè,sempre se stessi), consapevoli che tutto va fatto e rifatto milioni di altre volte e niente è fermo sotto la pressa di una scrittura che si dice critica. Critico è il punto di rottura là dove la parola spaccandosi apre allo sguardo e la lettura, netta, in chi legge, qualsiasi testo, trovandovi la sua propria misura. Si vorrebbe ancora costruire teatrini di falsi poteri:passandosi di mano in mano la parola, che non ha altro potere se non quello di pro-porsi in esseri che sono in fieri, non già un horto, concluso tra madie e strettissime maglie di chi pensa,anche, onestamente di essere in un qualsiasi giusto alto tabernacolo del sapio . Mezzo: la parola, sempre, e viaggio, non meta non sfera che tutto trattiene e con cui ci si paga.f.f.

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