Vicolo Cieco n.3: Il gusto debole

Credere che la visione di possibilità orizzontale che la rete rappresenta favorisca un rapporto diretto tra autore e fruitore è, in prima ragione, soltanto un miraggio ambientale: in questo panorama l’interrelazione non annulla né le gerarchie né le conflittualità, anzi, le innesca e le amplifica.

Occorre tenere presente che non esiste oggi una distinzione spartiacque tra poesia on-line e poesia pre informatizzata, ma esiste una distinzione nel linguaggio comunicativo che, nel primo caso, per immaginarsi al futuro deve ricorrere a frammentazioni, decontestualizzazioni e riassemblaggi.

Poeticamente siamo davanti a opere che sentono la necessità di trasformarsi in evento per diventare comunicazione. Questo aspetto sta contribuendo a riscrivere i caratteri di ogni narrazione e a strutturare molta poesia come palinsesto, esponendosi al rischio di diventare merce fragile e di consegnarsi unicamente all’attimo della messa in scena per poi scivolare nell’oblio.

Credo che compito di chi si occupa oggi di poesia, sia quello di cercare di arginare con tutti i mezzi questa tendenza al gusto debole inventandosi sistemi di resistenza allo spaesamento sottoforma di progetti che abbiano nel contenuto del testo peculiarità e che possano esprimere connessioni attraverso un’esperenzialità mutevole.

Poesia che deve tornare a essere apparato sensoriale attraverso una parola che cerca di ridefinire il simbolico per allontanarsi da un’estetica dell’effimero.

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