Vicolo Cieco n.2: Per una Poesia (del) riconoscibile

Smettere di credere che scrivere sia difendere la solitudine in cui ci si trova, ma aprire al carattere autorivelante di ogni testo per incontrare il lettore, per destinarsi insieme all’ascolto. Se pubblicare altro non è che qualcuno venga a sapere qualcosa, bisogna costruire insieme quello che contribuisce ad arginare il menefreghismo del sapere. Questo è fattibile soltanto nel tentativo di approssimarsi all’autenticità che la parola concede e nel liberarsi dalla saccenza e dalla pedanteria.

Il grande fraintendimento comunicativo che si è aperto nella poesia dipende in larga misura dalla distorsione di chi sente il linguaggio come rifugio e non come apertura, da chi si sente depositario non della lingua degli dei, ma di segreti da rivelare in pillole. Se la poesia è una forma della conoscenza come credo, allora deve dipendere dalla familiarità, la stessa familiarità che crea relazioni ma sopratutto confidenza.

Nell’umiltà di accompagnare il lettore verso le proprie domande riscoprendole insieme come sorpresa, si nasconde oggi la possibilità di estendere l’ascolto. Tramite l’ausilio di un testo che assomigli a chi l’ha scritto, l’autenticità si rende manifesta. Così il riconoscimento diventa possibile e l’accesso al pretesto e al contesto, fondamenti della comprensione, si rendono disponibili e accessibili . L’unica sacralità che si può concedere  alla poesia è l’appartenenza della parola all’ agire creativo. Ma agire oggi è solo sinergia e parola è valenza collettiva. Una parola che si sente indispensabile non appartiene al dare e non potrà mai donarsi a quell’orizzonte dove fioriscono idee con la necessaria umiltà.

Credo che molta poesia oggi debba sentirsi responsabile di un arroccamento del linguaggio, di un ispessimento del pensiero che è rimasto imbrigliato in una costante ricerca dell’effetto. Se compito della parola è farsi visione, penso che impegno di tutti debba essere adoperarsi per un immagine nitida. Questo è il primo passo per andare verso una riconciliazione col lettore che deve tornare a poter dire: sono tutto quello che ho letto da qualche parte. In una poesia che nemmeno tra poeti si legge, ma si sorveglia, questo è un compito arduo. Ma appartiene alle sfide che si devono superare insieme molto prima della pretesa di voler canonizzare una permeabilità.

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