POESIA CONDIVISA N. 29: “Mobili e altre minuzie” DI Leila Falà

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Mobilia

Scaffale a giorno su misura
componibile adattabile
ai momenti di solitudine.
Brulica di pensieri smodati
in edizione economica e brossura.
Disponibile anche in metallo
per risuonare il mezzogiorno
e non dimenticare di mangiare.

Tappeto in lana
per scivolare dal divano.
Antimacchia, durevole, resistente
con motivi suonati a mano.
Disponibile anche in altri pensieri
per baci nuovi lusinghieri.

Cassettiera stile libero
con alone senza bicchiere
completa, corredata
di affetti personali
e scrittoio a scomparsa
per guerre senza parole
colme di effetti collaterali.

Causa trasloco cedesi
prezzi trattabili.

 

 

Certe sere

Certe sere che mi ami
si vede che mi ami
e allora non ho tanto bisogno
di tutte quelle paillettes sulle ciglia
per sopravvivere.

 

 

Gelato

Lo chiamavo gelato perché avrei voluto mangiarmelo.
Il mio uomo speciale si è sciolto al sole.
Era davvero un gelato.
Ora, in terra, rimane una macchia.

Nello stomaco un vuoto.

 

Scroscio

Come panni stesi ad asciugare
in un giorno che piove.
Aspetto che passi.
Se il vento non eccede
le mollette sul filo reggeranno, e allora
prima o poi arriverà anche il sole.
In caso contrario volerò via, ma altrove.

 

 

Laundrette

 

Tra lavatrice a gettone e asciugatrice
con ombra di lato
incastonato se ne sta precario
su uno sgabello e fiducioso
nel secco del negozio con i neon
come un diamante selvatico
il mio uomo
nel suo nuovo look da scapolo
perfettamente uguale a prima
e pure così diverso
che non appare solo
ha proprio quella faccia da libertà
che però gli adoro.

 

(da Mobili e altre minuzie di Leila Falà, edizioni DARS, Udine, giugno 2015)


 

È una piccola altalena dei sentimenti, questa breve raccolta di poesie di Leila Falà, pubblicata come vincitrice dell’VIII edizione del Premio Internazionale biennale di Poesia femminile “Elsa Buiese”, organizzato dal comitato friulano DARS – Donna Arte Ricerca Sperimentazione, con il sostegno del Comune di Martignacco e il Patrocinio della Provincia di Udine.

In questa silloge piccole cose quotidiane si presentano come correlativi oggettivi di altrettante piccole oscillazioni emotive. Si intuisce un rapporto con un compagno, una vaga malinconia, tutto condito con un’ironia leggera, di considerazioni smagate e di rime sussurrate, come buttate lì un po’ per caso.

Sta forse in questa solo apparente casualità del linguaggio utilizzato, così come delle combinazioni sonore e degli oggetti evocati, il segreto di questa felice leggerezza, di questo volar via dal presente pur mantenendolo così presente. Sono mobili, ma anche gelati, paillettes sulle ciglia, mollette sul filo, lavatrici a gettone, cieli azzurri da canzone…

Personalmente mi impegno a voler leggere eventuali successive raccolte pubblicate dall’autrice per seguirne la futura scrittura, riferendone in questa rubrica.

Daniele Barbieri, Bologna, 22 agosto 2015

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7 Comments

  • Leggere i vostri commenti è piacevole e utile. Aggiunge. Serve a capire. Grazie.
    E rispondo alla richiesta di Annamaria.

    Provo a dire .
    Nella mia poesia sono attirata da ciò che mi è vicino. Questo riguarda il linguaggio , questo riguarda i temi. Questo riguarda le immagini. Mi interessa il come viviamo, e dove. Mi interessa questa piccolezza in cui ci abituiamo a vivere e di cui non possiamo fare a meno. E la felicità che rincorriamo senza sapere dove sia e immaginandola sempre altrove, senza sapere che si nasconde tra le cose di ogni giorno, nelle cose che ci siamo pur noi stessi scelti, consapevoli o no, però, che scegliamo solo tra quello che il mercato ci offre. Ma si nasconde davvero bene. E così l’idea di un catalogo di mobili, di cui in questo libro è editata solo una piccola parte, che come i cataloghi delle ditte e delle catene di negozi , racconta di una felicità di plastica omologata da cui siamo attirati e a cui nello stesso tempo ci ribelliamo. Allora lo scarto, l’ironia, dove riesco a catturarla, serve a stare nella doppiezza di queste cose. E a guardare anche noi stessi senza “crederci “ troppo. Prodotti di mercato, forse, un po’ anche noi?

    Il linguaggio per me non può che essere “basso” comune. Per comunicare senza intoppi e senza presunzione. In un certo senso , se la pubblicità comunica con tutti i diversi tipi di pubblico, perché non dovrebbe provarci anche la poesia? e se sa trovare i nessi e doppi sensi che fanno il suo gioco, la poesia non dovrebbe saperlo fare e forse meglio?
    Quanto ai riferimenti culturali e letterari ve ne sono molti (e anche meno letterari, poiché siamo figli anche della canzone italiana d’autore). Nelle antologie del liceo, dopo i “grandi” cercavo Palazzeschi e Gozzano, magari Pagliarani. Fuori dalle antologie amavo Rodari. Ma quando poi ho provato il desiderio di scrivere ho trovato l’autorizzazione a farlo in Giulia Niccolai di cui mi risalirono alla memoria i “freesbees” e i versi letti molti anni prima per una trasmissione radiofonica: “Una volta/aprendo il frigorifero/è capitato anche a me di dire:/«C’è del marcio in Danimarca». Ripensandoli ho capito che sì, si può scrivere con le nostre parole e la nostra intelligenza. Così ci provo.

    • e ci riesci molto bene. il tuo sembra un minimalismo, in temi e linguaggio, che riesce a incidere perchè lo si sente parte del nostro quotidiano. della nostra area sensibile alle piccole cose delle nostre piccole vite. sì, se ne può fare poesia. grazie, Leila, per averci espresso la tua visione. spero che le tue parole, quelle di poesia e queste di riflessione, siano di stimolo per un fertile scambio con altri lettori.

  • Mi sono procurata il libro ma non l’ho ancora letto. Conosco però bene la poesia di Leila e sono certa che non mi deluderà, proprio per quelle caratteristiche che anche voi state mettendo in luce: l’ironia, la leggerezza, il suo stare “dentro” le cose quotidiane. L’ironia, e soprattutto l’autoironia, prive di quell’alterigia e del senso di superiorità che spesso si accompagnano al sarcasmo, si incontrano di rado in poesia e quando le incontro, specie con questo genere di risultati, me ne rallegro sempre.

  • Sono contenta che la rubrica Poesia Condivisa ospiti su Poesia 2.0 una scelta delle poesie di Leila Falà, dalla silloge vincitrice del Premio internazionale biennale di poesia femminile Elsa Buiese 2015, Mobili e altre minuzie. Conosco e apprezzo il lavoro di Leila da moltissimi anni: un lavoro paziente, continuo, basso sulla parola poetica, per liberarla da ogni retorica e farla coincidere con l’esperienza e la vita, sapientemente giocando con la leggerezza, la saggezza e l’ironia.Un colloquio costante con l’altro e con la vita quotidiana percorre queste poesie e mette al centro, già dallo stesso titolo, “Mobilia”, la quotidianità dei rapporti di coppia e della vita in comune, in cui i “pensieri smodati” rompono la linearità preconfezionata e pseudorazionale degli spazi e dei rituali e improvvisamente, come vegetazione arborescente, brulicano fuori dai libri riposti negli scaffali, “in edizione economica e in brossura”.

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