TIGRE CONTRO GRAMMOFONO, SERIE 3 FOLLOW THE LIEDER, 9

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Il primo è Ofelia. Le sue ultime parole in scena (nella Tragedia denominata Amleto, e non Amleto e Ofelia) sono: E non verrà mai più? | E non verrà mai più? | No, no, è morto. | Va’ al tuo letto di morte, non tornerà mai più. | La barba è neve, il capo | della stoppa ha il colore. | È andato, è andato, | e il pianto è sprecato. | Lo protegga il Signore. | E tutte le anime  cristiane. Dio sia con voi1. Poi, fuori scena, muore. Reazione A: REGINA   Una sventura pesta le calcagna dell’altra, | così fitte vengono. Tua sorella è annegata, Laerte. | LAERTE   Annegata? Dove? | REGINA   C’è un salice che cresce di sghembo sul ruscello | e specchia le sue foglie canute nel fluido vetro. | Con esse ella intrecciava ghirlande fantastiche | di ortiche, di violaciocche, di margherite, e lunghe | orchidee rosse a cui i pastori sboccati | danno un nome più basso, ma le nostre | fredde vergini chiamano dita di morto. Lì | mentre s’arrampicava per appendere ai rami | penduli i serti d’erba, un ramoscello maligno | si spezzò, e giù i trofei verdi e lei stessa | caddero nel ruscello querulo. Le vesti | le si gonfiarono intorno, e come una sirena | la sorressero un poco, che cantava | brani di laude antiche, come una che non sa | quale rischio la tenga, o come una creatura | nata e formata per quell’elemento. | ma non poté durare molto: le vesti | pesanti ora dal bere | trassero l’infelice dalle sue melodie | a una morte fangosa. | LAERTE   Ahimè, dunque è annegata2. Reazione B: BECCHINO   E avrà sepoltura cristiana, una che di proposito attenta alla propria morte? | ALTRO   Ti dico di sì, per cui scava la fossa e spìcciati. Il giudice ha fatto seduta su lei e trova sepoltura cristiana. | BECCHINO   Ma come può essere, a meno che non s’è affogata per legittima difesa? | ALTRO   Eh! Così ha trovato. | BECCHINO   Dev’essere «se offendendo», non può essere altro. Perché qui sta il punto: se io m’affogo di proposito, ciò prova un atto, e un atto ha tre branche: agire, fare ed eseguire; erga, s’è affogata di proposito. | ALTRO   Ma no, stammi a sentire, compare… | BECCHINO   Permetti. Qui c’è l’acqua – bene. E qui c’è l’uomo – bene. Se l’uomo va all’acqua e s’affoga, fatto è, volere o volare, che ci va, mi segui? Ma se l’acqua va a lui e l’affoga, non è lui che affoga lui stesso. Erga, chi non ha colpa della sua morte non accorcia la sua vita3. Il secondo è Dioniso. Friedrich Nietzsche ha scritto che nello stesso luogo [Il mondo come volontà e rappresentazione] Schopenhauer ci ha descritto il mostruoso orrore da cui l’uomo è assalito, quando d’improvviso perde la fiducia nelle forme conoscitive del fenomeno, per il fatto che il principio di causa sembra che in taluna delle sue manifestazioni soffra eccezione. Se accanto a questo orrore poniamo il rapimento gioioso, che per l’infrangersi stesso del principium individuationis sale dal fondo intimo dell’uomo, anzi della natura, noi ci formiamo un’idea dell’essenza del dionisiaco, che ci è resa anche più accessibile mercé il paragone con l’ebbrezza. […] I greci apollinei giudicavano «titanico» e «barbarico» anche l’effetto suscitato dal dionisiaco, senza peraltro dissimularsi che essi medesimi erano nello stesso tempo intimamente affini a quei titani ed eroi abbattuti. Dovevano anzi sentire anche di più: che, cioè, la loro intera esistenza con tutta la sua bellezza e misura era piantata su un fondo nascosto di dolore e di conoscenza, che lo spirito dionisiaco rimetteva in mostra. […] L’eroe è il Dioniso sofferente dei misteri, è il dio che prova su di sé i dolori dell’individuazione, il dio di cui i miti meravigliosi raccontano, che fanciullo fu fatto a pezzi dai titani, e in quello stato lo adorarono sotto il nome di Zagreo: donde si fa capire che codesto smembramento, in cui consiste la vera e propria passione di Dioniso, è semplicemente la trasformazione in aria, acqua, terra e fuoco; e che dunque dovremmo considerare lo stato dell’individuazione come la fonte e la causa di tutto il patire, come alcunché di rifiutabile per se stesso. Dal riso di codesto Dioniso sono nati gli dèi olimpici, dal pianto gli uomini. Durante la sua esistenza di dio fatto in pezzi Dioniso ha la duplice natura di un feroce demone selvaggio e di un mite e clemente dominatore. Ma la speranza degli epopti [gli iniziati ai misteri dionisiaci] correva a una rinascita di Dioniso, che – pieni di presentimenti – dobbiamo ora comprendere come la fine dell’individuazione4. Il terzo è Francesco d’Assisi. Nei Fioretti di S. Francesco si legge che un giovane avea preso un dì molte tortole, e portavale a vendere. Iscontrandosi in lui santo Francesco, il quale avea sempre singulare pietà agli animali mansueti, riguardando quelle tortole con l’occhio pietoso, disse al giovane: «O buono giovane, io ti priego che tu me le dia e che uccelli così innocenti, a’ quali nella Santa Scrittura sono assomigliate le anime caste e umili e fedeli, non vengano alle mani de’ crudeli che le uccidano». Di subito, colui, ispirato da dole in grembo, cominciò a parlare loro dolcemente: «O sirocchie mie, tortole semplici, innocenti e caste, perché vi lasciate voi pigliare? Ora io vi voglio scampare da morte e farvi i nidi, acciocché voi facciate frutto e moltiplichiate secondo il comandamento del vostro Creatore». E va santo Francesco e a tutte fece nido; ed elleno usandogli, cominciarono a fare uova e figliare dinanzi alli frati; e così dimesticamente si stavano ed usavano con santo Francesco e con gli altri frati, come se elle fussono state galline sempre nutricate da loro; e mai non si partirono insino che santo Francesco colla sua benedizione diede loro licenza di partirsi. E al giovane, che gliele avea date, disse santo Francesco «Figliuolo, tu sarai ancora frate in questo Ordine e servirai graziosamente a Gesù Cristo». E così fu; imperocché ‘l detto giovane si fece frate e vivette nell’Ordine con grande santità. A laude di Cristo. Amen5. Elemento comune è la perdita di sé, e l’acquisizione di un nuovo status, dato dal ribaltamento dell’iniziale posizione di svantaggio. Il caso di Ofelia, che offrirebbe il fianco a una lecita messa in discussione della presente tesi, dimostra come non sempre si viva nel migliore dei mondi possibili.


1             William Shakespeare, Amleto (Atto IV, Scena V), Garzanti, 1999, p. 195 e p. 197

2             William Shakespeare, Amleto (Atto IV, Scena VII), Garzanti, 1999, p. 211

3             William Shakespeare, Amleto (Atto V, Scena I), Garzanti, 1999, p. 215

4             Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia ovvero grecità e pessimismo, Editori Laterza, 2001, p. 25, p. 39 e pp.76-77

5             I Fioretti di S. Francesco, XXII., Rizzoli Editore, 1957, pp. 61-62

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