tigre contro grammofono [p-operette morali] n.3

 

Il successo dei gialli scandinavi, ma anche dei gialli non scandinavi, nonché dei non gialli, risiede in buona misura nella scelta del titolo. La componente perturbante, pur necessaria, non dovrebbe mai oltrepassare la soglia dell’intelligibilità, pena lo scivolamento nella saggistica votata all’araldica medievale. Tuttavia è assai più deleterio peccare di troppa intelligibilità: si ricordi che dall’altra parte c’è soltanto un lettore, bramoso certo di entrare nella mente del serial killer, o di farsi fare a pezzi dal nostro; ma metterlo nella condizione di arrivare alla conclusione che ‘questo titolo avrei potuto pensarlo anche io’ ci sembra francamente troppo. La composizione del titolo infallibile prevede un uso sapiente dell’aggettivazione: ambiguità in punta di fioretto, sì, ma senza esagerare; pugno allo stomaco, sì, ma senza esagerare. Si preferiscano i costrutti incoativi: la vita è un flusso, e così lo è il romanzo, dentro e fuori la scandinavia; la vecchina che incanutisce, o la carogna che marcisce: costrutti incoativi. Ma anche la vecchina che marcisce, o la carogna che incanutisce. Sulla base di tali presupposti, verranno proposti due titoli modello: I. L’uomo senza un alito di vento; II. La donna con la perla insanguinata. L’uomo senza un alito di vento è la storia di Alvise Scandellara, podestà di una cittadina di provincia come tante altre. Ma strani segnali sembrano voler minare la sua tranquilla esistenza; è infatti a causa della sua pugnace opposizione all’installazione di un parco eolico, copertura per il riciclaggio di denaro sporco, che i malavitosi coinvolti, privati della loro fetta di torta, decidono di togliere a Alvise Scandellara quanto ha di più caro: l’alito di suo cugino Roberto ‘Roby’ Legarzantine. Punizione subdola, dato che Roberto ‘Roby’ Legarzantine realizza di aver perduto il bene più prezioso di suo cugino Alvise Scandellara il giorno del suo (di Roberto) compleanno, scoprendosi incapace di spegnere le candeline. Un thriller mozzafiato, che vede coinvolti Alvise e Roberto nella spasmodica ricerca del suo (di Roberto) alito, tra rivelazioni adrenaliniche e lezioni di vita lapalissiane, ma mai banali. Un ottovolante della tensione non privo di quel pizzico di denuncia sociale che lo ha già reso un classico in otto continenti. ‘Non avranno mai la torta, Roby, e tu riavrai il tuo alito’. La donna con la perla insanguinata è la storia di Mariolina Gi, destinata a diventare la più celebre pescatrice di perle di tutto l’arcipelago, isole comprese; ma il suo percorso di predestinata si interrompe bruscamente allorché il libero arbitrio ci mette tutti i bastoni tra le ruote di cui è capace: Mariolina Gi, infatti, si sveglia un giorno con l’idea di intraprendere un’esperienza imprenditoriale tutta sua, che implichi il voltar le spalle al pur tanto amato mare. Non più la pesca, bensì la coltivazione, delle perle. Ma per coltivare le perle non bisogna mica seminarle! E sarà proprio questo errore semantico a minare la già fragile economia del villaggio, scatenandone l’ira furibonda, al grido di: vendetta! Ma non vendetta umana, contraria da sempre alle norme della comunità, ignorante ma rispettosa dei buoni costumi dei padri; vendetta divina, che in quanto tale consente l’ipotesi di un riscatto. Ed ecco allora Mariolina Gi scendere nel regno ctonio, per recuperare tutte le perle ingenuamente seminate; ma la terra non è mica come il mare, e M. Gi lo scoprirà a sue spese. Letteratura a guisa di triangolo, che ha per vertici avventure senza tempo, terzomondismo e riti misterici.

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