Poesia Condivisa 2 N.29: Ghiannis Ritsos

Scolorimento

Più passa il tempo e più ingrandisce il mare.
Contemporaneamente perde i suoi colori,
le cime si spezzano una a una. Innumerevoli ancore
arrugginiscono sulla terraferma. Quella che chiamavamo
libertà che non fosse la perdita? E che non sia
la perdita l’unico guadagno? Dopo
né perdita né guadagno. Niente. Le luci
della dogana e della taverna sul mare spente.
Solo la notte con le sue stelle false.

da riv. Poesia n. 239 Giugno 2009, Milano, Crocetti editore. Ghiannis Ritsos. La poesia delle cose, a cura di Ezio Savino e Nicola Crocetti. Traduzione di Nicola Crocetti.

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3 Comments

  • Sento anch’io in questi versi il senso di illusorietà del tutto, una metafisica amarezza sulla vicenda umana che sembra non lasciare spiragli di speranza. Ci addentriamo dunque in meandri filosofici da cui si esce soltanto con l’adesione o la ripulsa. Credo però che la poesia, come esigenza umana insopprimibile, resti estranea a questo dilemma, proprio in quanto si fa strumento di espressione dei nostri moti mentali, anche quelli più labirintici . Grazie ancora della tua lettura, Franco. E spero in altri apporti di chi da qui passa.

  • Eccomi dunque davanti ad un nuovo capitolo di questa saga infinita che chiamiamo Poesia, al suo manifestarsi in questo piccolo anfratto di web, tanto caro. Qui è voce che vuole dare una storia al mare, presa a metafora di ogni divenire. C’ è in essa l’inesorabilità della crescita, l’ evolvere per legge di tempo a cui si accompagna la perdita dei punti fermi, le certezze che un tempo erano cime, colori ma che adesso si spezzano, scompaiono o arrugginiscono tremendamente come le ancore abbandonate sulla terraferma. Cos’ è allora tutto ciò che ci sembra proprio dello spirito, la libertà, da sembrare acquisita per nascita dagli uomini, se in un certo istante subentra la sua perdita? Allo spirito non resta che constatare la profondità dell’illusione che si svolge al suo interno al punto da estendere il dubbio sulla natura stessa della libertà. Se infatti oggi avvertiamo la perdita di qualcosa per cui possiamo essere quello che siamo: rimuovere continuamente gli ostacoli e sviluppare le possibilità per sfuggire alla sofferenza, chi ci può garantire che essa (la libertà) non sia stata altro che non-libertà anche in passato? Dal punto di vista di questo magma che cresce senza fine e pone sullo stesso piano perdita e guadagno infatti, il presente non ha alcun privilegio su ciò che è già stato presente o lo sarà in futuro e dunque è omogeneo al tempo precedente ed al successivo. Che oggi l’ uomo si chiami schiavo o prigioniero mentre ieri il suo nome era libero e cittadino di una società libera e democratica, autorizza a credere che anche nel passato il suo vero nome potesse essere schiavo e prigioniero. C’è in questo un senso di estrema piccolezza e fragilità del pensiero poetico di fronte alla natura delle cose, al loro divenire e nel contempo al loro avvertirle come perdita o guadagno. La perdita di ogni certezza allora, l’arrugginirsi delle ancore sulla terraferma mette l’universo umano di fronte alla potenza del Niente che lo attraversa e ne fa l’esatto parallelo di quello fisico di cui fa parte, collocando la Poesia stessa(non solo questa) al centro del pensiero moderno che avverte tutta questa distruttività, la assaggia nella ricerca continua di occasioni per tornare indietro con l’instaurazione di regimi dittatoriali, guerre in nome della razza, della difesa di privilegi o semplicemente in nome di un Dio di cui si arroga discendenza e autorità, ma nello stesso tempo dubita sia delle premesse costitutive e sia delle prospettive. Resta un mare\magma che travolge tutto

    …Dopo\ né perdita né guadagno. Niente. Le luci\ della dogana e della taverna sul mare spente…

    su cui risplende un cielo indifferente al destino degli uomini, sospeso nella sua perenne illusorietà di stelle immutabili, solo perché non se ne avverte il cambiamento che, anche su di esse, opera il tempo. Un caro saluto, Franco.

  • Sono felice di comunicare a tutti gli amici che ci seguono la ripresa , con cadenza quindicinale, della rubrica Poesia Condivisa 2, dopo una involontaria ma necessaria interruzione, di cui ci scusiamo. Ringrazio il responsabile del portale Poesia2punto0, Luigi Bosco, per la cura e l’aiuto indispensabile.
    Così ho voluto proporre, come augurio di inizio d’anno, la poesia di un grande poeta greco, Ghiannis Ritsos, per due motivi. Il primo discende dalla tematica di tutta l’opera di Ritsos, improntata ad un senso incoercibile di grande libertà e autonomia interiore, che il poeta ha pagato anche con anni di prigionia. Il secondo motivo è quello di unirmi al plauso per l’editore Nicola Crocetti, amico e traduttore del poeta, nel trentesimo anniversario della rivista italiana Poesia, che, senza sostegni istituzionali, continua a diffondere le voci di poeti nazionali e transnazionali in piena autonomia.
    Buona poesia a tutti voi,
    Annamaria Ferramosca

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