TIGRE CONTRO GRAMMOFONO, SERIE 3: FOLLOW THE LIEDER, 2

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Dalle assi di quercia laccata ai boschi; ci si chiede: quali boschi? Maria Luisa Ardizzone ha scritto: che l’inferno sia il luogo di tormento per coloro che si sono assoggettati alle leggi della materia è cosa nota. A partire dalla metafora della “selva” fin dal primo canto, il lettore viene introdotto a questa metafora lì dove sia consapevole che la parola latina “silva” traduce il greco “hyle” (materia)1. Quali boschi? Varsavia – Un documento della Croce Rossa polacca (CRP), datato giugno 1943 e pubblicato ora dal settimanale “Odrodzeine”, indica come data probabile del massacro di migliaia di ufficiali polacchi nella foresta di Katyń, ora in Bielorussia, il periodo marzo-maggio 1940, che suggerisce una chiara responsabilità dei sovietici e non dei tedeschi, come fin qui sostenuto dalla propaganda comunista. In seguito all’invasione della Polonia da parte degli eserciti hitleriani nel settembre del 1939, l’Urss occupò i territori orientali della Polonia, inclusa la regione dove sorge la foresta di Katyń. Il rapporto, redatto dal segretario della Crp, Kazimier Skarzynski, fu da questi presentato al consiglio generale della Croce Rossa polacca nel giugno del 1943.2 […] Londra – Radio Mosca ha ammesso per la prima volta le responsabilità della polizia segreta sovietica nel massacro di Katyń. La radio ha aggiunto che “da parte sovietica si esprime il più profondo rincrescimento per la tragedia che viene giudicata uno dei peggiori crimini dello stalinismo”3. Carl Gustav Jung ha scritto che mentre l’inconscio personale è formato essenzialmente da contenuti che sono stati un tempo consci, ma sono poi scomparsi dalla coscienza perché dimenticati o rimossi, i contenuti dell’inconscio collettivo non sono mai stati nella coscienza e perciò non sono mai stati acquisiti individualmente, ma devono la loro esistenza esclusivamente all’eredità. […] Se trent’anni fa qualcuno avesse osato predire che il nostro sviluppo psicologico tendeva a una reviviscenza delle persecuzioni medievali degli ebrei, che l’Europa avrebbe di nuovo tremato davanti ai fasci romani e al passo cadenzato delle legioni, che le persone ancora una volta avrebbero fatto il saluto romano come duemila anni fa, e che un’arcaica svastica, invece della croce cristiana, avrebbe attratto milioni di guerrieri pronti a morire, ebbene sarebbe stato accolto come un mistico folle4. Inoltre Humpty Dumpty sedeva con le gambe incrociate alla turca in cima a un alto muro – tanto stretto che Alice si domandò come facesse a non perdere l’equilibrio – e siccome teneva gli occhi fissi nella direzione opposta, sulle prime Alice lo prese per un fantoccio imbottito. […]“E’ necessario che un nome abbia un significato?” domandò Alice dubbiosa. “Certo” disse Humpty Dumpty con una risatina; “Il mio nome sta a significare la mia forma… ed è una forma bella e ben fatta. Con un nome come il tuo potresti essere di qualunque forma.” […] “Quando io uso una parola” disse Humpty Dumpty piuttosto altezzosamente, “essa significa precisamente ciò che voglio che significhi… né più né meno.” “Bisogna vedere” disse Alice “se lei può dare tanti significati diversi alle parole.” “Bisogna vedere” disse Humpty Dumpty “chi è che comanda… è tutto qua.”5. Antonin Artaud ha scritto che Lewis Carroll ha visto il suo io come in uno specchio ma in realtà non ha creduto a questo io, e ha voluto viaggiare nello specchio per distruggere lo spettro dell’io fuori di sé prima di distruggerlo nel suo stesso corpo, ma era nello stesso tempo in sé stesso che espurgava il Doppio di quell’io6. Carlo Pariani ha scritto che [Dino Campana] d’improvviso, senza cause apprezzabili, diede indizio di riordinarsi, di rinsavire e in una diecina di giorni smise ogni stravaganza. I pensieri e i discorsi divennero regolari, le abitudini e le maniere schive cessarono, ritornarono desideri propositi atti quali osserviamo nei sani. […] Intendeva lasciare l’ospizio, non per riprendere la letteratura, mancando ormai la voglia, ma desiderava vivere fuori e guadagnarsi il necessario con modesto impiego. […] Nel febbraio 1932 proseguiva bene e sperava sorte migliore. Il 27 entrò nella Infermeria con febbre e stato generale in apparenza discreto. […] Si spense alle ore undici e tre quarti del primo marzo in età di anni quarantasei e dopo quattordici di manicomio, per setticemia primitiva acutissima o infezione microbica diretta e virulenta del sangue, che serpeggiava nei dintorni7. Sembra che l’esperienza dell’attraversamento (stavolta di un elemento che, a differenza del ponte, si sviluppa verticalmente, come un muro, uno specchio, un recinto con il filo spinato) comporti un guadagno e una perdita, dei quali non è possibile conoscere l’entità a priori.


  1. Maria Luisa Ardizzone, Guido Cavalcanti, L’altro Medioevo, Edizioni Cadmo, 2006, p. 119
  2. Comunicato Ansa, 17 febbraio 1989, ore 14:09
  3. Comunicato Ansa, 13 aprile 1989, ore 02:13
  4. Carl Gustav Jung, Gli archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, 2002, p. 69 e p. 77
  5. Lewis Carroll, Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, capitolo 6
  6. Carlo Pasi, Humpty Dumpty di Lewis Carroll nella traduzione di Antonin Artaud, Einaudi, 1993, p. 93
  7. Carlo Pariani, Vita non romanzata di Dino Campana, SE, 2002, p. 59 e p. 61
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