Maria Grazia Lenisa – Scheda Autore

di Marzia Alunni

Maria Grazia Lenisa è nata a Udine, il 13 febbraio del 1935, poeta e saggista, è stata direttrice della  Collana “Il Capricorno” per le Edizioni Bastogi. Ha vissuto principalmente a Terni dove si è spenta a seguito di una lunga malattia il 28 aprile del 2009.

La fase iniziale della sua poesia è stata caratterizzata dall’esordio legato al Realismo Lirico, corrente d’opposizione all’Ermetismo.  Scoperta e incoraggiata da Aldo Capasso, “la Fanciulla di Udine” s’impone per l’originale ricchezza e sensibilità del suo mondo poetico, guadagnando consensi illustri dalla critica. La poetica di quegli anni, cedendo la parola a Capasso, evidenziava: “…la gioia di vivere e l’angoscia del tempo, — la evocazione «sensibile» ricca di note sensorie ed impressionistiche, pregna di vigor «descrittivo», e la poesia di solitaria accorata meditazione. In questa duplicità, del resto, il mondo della Lenisa si riassume in grandissima parte. Tuttavia, non mancano alla Lenisa dei motivi «laterali», meno frequenti ma non meno sinceri, non meno suoi. La prodigiosa Fanciulla di Udine è tante volte assorbita dalla sua personale angoscia (la inimicizia verso il tempo, la prescienza così precoce di tutta la potenza distruttiva del Tempo), e tante volte assorbita dalla sua consolazione principale, il contatto con la Natura, amata con una sana fresca innocente sensualità (che talora mette in moto nelle sue vene presagi e desideri d’amore, vissuti con non minore sanità e naturalezza); non perciò ignora l’esistenza… degli uomini che soffrono. Ed eccola imprimere un’orma profonda nel campo della «poesia sociale …” [Pref. a “Il tempo muore con noi”]. Le Opere in tema da segnalare sono:   Il tempo muore con noi (1955, prefazione di E. Allodoli), Canti vallombrosani (1956, prefazione di F. Palazzi), Canti non solitari (1956), L’uccello nell’inverno (1958, con studio critico di A. Capasso), I pensieri di Catullo (1958).

L’esperienza del trasferimento a Brindisi, dopo il matrimonio, e la nascita della figlia Marzia (cui dedicava una silloge “Amore per Marzia”), sono ben ritratte nel libro I credenti (1968, prefazione di M. Vecchioni), interessante, oltretutto, per le tematiche sociali relative al Sud, vissute con amore, pena-orgoglio e un senso di  mistero, dalla poetessa.  Di questi anni è anche il Saggio sulla poesia di Aldo Capasso, a riprova di una vocazione della Lenisa per la letteratura totale. Una svolta nella produzione lenisiana è rappresentata dai volumi: Test (1973, prefazione di p. C. Fabro) e Terra violata e pura (1975, prefazione di E. Bruzzi) nei quali maturava un cambiamento. Il contesto ambientale è nel frattempo quello di Terni che oltretutto da i natali alla sua secondogenita, Francesca.  Maria Grazia vi risiederà stabilmente, sebbene in tutta privatezza. La poetessa in un suo celebre verso concludeva “non trovo spazio e misura reale” per indicare l’insoddisfazione per il nuovo clima della cultura e, vieppiù, per la condizione esistenziale della donna.  Lo scambio epistolare e la riflessione critica conducevano la Lenisa a discutere con il critico G. Barberi Squarotti su tematiche e strumenti innovativi nel fare poesia che approderanno alla creazione della silloge intitolata Erotica (1979, prefazione e traduzione di P. Courget/1979 per l’edizione francese; prefazione di G. Bárberi Squarotti per quella italiana).

Del pari importante è L’ilarità di Apollo (1983, prefazione di G. Bárberi Squarotti) arricchita da una nota di Grytzko Mascioni, amico della “Saffo friulana” e poeta, analizzato come poeta da lei in vari studi.  Si tratta della prima opera nella quale Maria Grazia usa il verso fintamente narrativo e rivaluta la strategicità dell’ironia, inquadrandoli in un poetare che non è più realistico, come nel suo passato, ma d’invenzione, ossia metarealistico. Sono concetti che ritroviamo anche elaborati, durante l’anno ’85, nella produzione saggistica lenisiana che annovera Poetica di salvezza e La ricerca imperfetta, studi sulla poesia di Barberi Squarotti. Entrambi i lavori, sono tesi a evidenziare l’idea di salvezza  che, nel primo saggio, il ‘poeta-scriba’ conseguirebbe, appunto, in via ipotetica “…contrapponendo poesia e vita, in poesia [egli] supera la squisita sperimentazione, distillato di dolore, di disadattamento, di ricerca, di via più difficile dentro il campo di battaglia del suo impegno intellettuale, per entrare, di diritto dentro la Poesia, ma con il lasciapassare della Fede, nell’equilibrio, per l’uscita da Babele, sventando le insidie perniciose del secolo.” (pag.59 op.cit.).

Ritornando alla poesia,  apprezziamo la struttura di poemetto prezioso e trasgressivo de L’adultère (1986, traduzione di P. Courget, 1994 2° edizione) che contribuisce a creare il mito della poetessa dell’Eros.  Maria Grazia Lenisa soleva ripetere: “L’eros genera arte mentre la sessualità genera vita”, esortando i suoi lettori a non interpretare in modo letterale le sue poesie, a cogliere i riferimenti “metastorici, linguistici, politici e fisici.  Squarotti, nella prefazione a “L’ilarità di Apollo” sosteneva, appunto: “… la narrazione si inventa via via gli elementi e i dati destinati a costituirla, tendendo così al massimo di sorpresa e di imprevedibilità…con la prevalenza assoluta di motivi erotici, ma con una totale assenza di realisticità e con un sottile gioco ironico, che vuole indicare immediatamente che non siamo nella descrizione di posizioni, incontri, modi di fare l’amore, ma nell’invenzione attraverso l’infinita potenza creativa e combinatoria della parola poetica…” Gli anni dal 1986 al ’92 si rivelavano fecondi anche per gli studi, a tale proposito, proprio nell’ ’86, per la Forum/Quinta generazione, Maria Grazia Lenisa curava L’alterità immaginata, un “campionario di poesia”, come recita il sottotitolo, inerente alle diverse voci della collana Major (Forum). L’apertura nei confronti dei più vari stili, scritture e poetiche si evidenziava quindi in due saggi, pubblicati nel 1990: Il segno trasgressivo, legato al confronto tra G. Barberi Squarotti e A. Zanzotto e l’altro, sulla figura del poeta-scienziato Giovanni Ruggero, intitolato La congettura e le ipotesi. Confermava l’ampliamento degli orizzonti lo studio del ’92 su La poesia di Angelo Manuali, volto a sottilineare, fra i tanti motivi,  “…l’illuminismo sofferto e sapiente” che la caratterizza.

Altri libri di poesia si succedevano nello stesso periodo: l’esperienza di Rosa fresca aulentissima (1986, prefazione di F. Portinari, nota di E. Mazzali), un volume agile di versi accompagnati dai disegni ironici ed eleganti di A. Mazzella di Bosco; il confronto con la poesia e la figura del poeta Rimbaud in (La ragazza di Arthur, 1991, prefazione di J.J. Méric per l’ed. francese) La ragazza di Arthur e altre poesie del 1992 (con prefazione di G. Bárberi Squarotti, nota di A. Raffi, primo premio “Italia-Albania”). Arricchivano il discorso la revisitazione del “Paese del tenero” della francese Labè ne La carte di tendre (1989 prefazione di Barberi Squarotti) e il poemetto bilingue L’après-midi d’une nymphe (1992, traduzione di P. Courget) e infine L’acquario ardente (1993, prefazione di G. Bárberi Squarotti, nota di A. Bonanno) dal segno zodiacale della scrittrice.

Accanto all’interesse per i temi prevalenti dell’erotismo, intesi in modo assai allargato, innovativo e metaforico, emergeva un desiderio di approfondire alcune valenze del sacro, in particolare quelle incentrate sulla figura della Vergine. Nasceva dunque la pregevole Laude dell’identificazione con Maria (1993, omaggio di C. Fabro, prefazione di M. Bettarini; Gazebo, 1992 ), tutto il senso dell’opera risiede nell’idea di un’identificazione impossibile fra la donna comune e l’ineffabilità di Maria.

Il biennio ’95-’96 è piuttosto fecondo per la scrittrice che compone due saggi, rispettivamente dedicati a Vincenzo Rossi e Santino Spartà, ma soprattutto in quanto nascono tre sillogi importanti. La prima, intitolata L’agguato immortale, riceve il premio Circe-Sabaudia, su candidatura di M.Luzi, nella motivazione relativa Mario Guidotti scriveva: “La Lenisa…porta al suo ultimo grado l’erotismo diretto e l’erotismo traslato nella loro coincidenza simbolica e li porta nella forma più persuasiva…”  Sempre nel ’95 pubblicava L’amoroso Gaudio ( Lineacultura, ed. premio promedit, a cura di Ninnj Di Stefano Busà) e, nell’anno seguente, Arianna in Parnaso, vincitore del premio Anna Borra (prefazione di S. Folliero).

Centrale, per una comprensione olistica della poetica lenisiana, si rivelava l’antologia Verso Bisanzio, opera comprendente molti testi dei volumi già editi con, in aggiunta, la silloge ” Verso Bisanzio”.   Il ‘topos’ di Bisanzio, evoca un percorso a metà strada fra sacro e profano, caratterizzato da alcuni motivi d’ispirazioni che si collegano al dialogo con Luzi, Yeats, Lanuzza ed altri, non meno ricorrenti nelle sue opere.    L’antologia fa il punto sulla produzione della Lenisa, presentando tutte le prefazioni di Barberi Squarotti ai suoi libri che assumono una valenza interpretativa particolare perché volutamente collocate in successione.  Dalle stesse si evince che: “…l’ironia dells Lenisa viene a misurare anzitutto l’enorme iato che esiste fra le molte e false coscienze dell’erotismo e la più semplice e inventiva essenza vitale di esso… tuttavia la ” …vera trasgressione … non è …quella dell’argomento, bensì quella dello stile, o, meglio della figura e della forma letteraria con cui l’argomento erotico è comunicato al lettore. L’allegria della forma e della retorica di questa poesia ne costituisce il vero scandalo…più difficilmente perdonabile, sia da parte dei sostenitori di un’idea di poesia come azione (politica, femminista,ecc ), sia da parte di chi crede nella tenace sopravvivenza della poesia come liricità, sia da chi, in ogni caso, obbedisce al concetto che la poesia è qualcosa, magari d’inutile e di noioso e dunque “…non le si addice assolutamente l’allegria…” (da Erotica). Nel procedere dell’itinerario creativo, il prefattore d’elezione,  fra le altre considerazioni di cui sopra, evidenzia: “…La scelta del racconto come struttura lunga del discorso poetico, che….tende piuttosto … al far grande…” per “…arrivare all’enciclopedia universale di tutto ciò che… può essere inventato…immaginato e sognato e anche tutto ciò che è già stato scritto e dipinto nell’analoga tensione verso l’enciclopedia dell’amore e della vita.  E’ qui il titanismo di questa poesia…” (da L’ilarità di Apollo).

Dal contesto sembra, ma solo in apparenza, divergere poi “Rosa fresca aulentissima” per “…la puntiforme brevità dei testi…” benchè ci sia comunque  “…una straordinaria ricchezza di situazioni …da cui esce, svelandosi con gioioso fervore, ogni volta l’allusione erotica, sempre con una grazia incantata e lieve…” Sempre a detta di Barberi, La preziosità, in questo caso, decorativa, e i rimandi eruditi, contrassegnano specificatamente l’esperienza de “La carte du Tendre” in cui  “…vicende amorose ed esperienze oniriche in luoghi fantastici…” si rivelano “… figure dipinte delle carte del gioco dell’amore…” perciò stesso “…oggetto della contemplazione..” il tutto armonizzato da un verso che prevalentemente “… si compone di interi endecasillabi o di emistichi che, con il verso successivo formano endecasillabi…” Si giunge all’ammissione dell’esemplarità del percorso artistico, ne “La ragazza di Arthur”,  con questo giudizio inequivocabile: “ Credo che nessun poeta, oggi, possa vantare l’agio dell’invenzione, la sapienza della scrittira, l’eleganza del verso, la soavità del ritmo, la ricchezza delle immagini e delle situazioni, l’abilità d’intreccio delle evocazioni, delle fantasie, delle citazioni, delle allusioni, l’originalità delle forme di un racconto poetico, quali offre l’opera di Maria Grazia Lenisa…” Il discorso poetico lenisiano continua a stupire con l’emergere a poco a poco di valenze religiose, seppure al di fuori degli schemi,  ne “L’Acquario ardente” e ancor più marcatamente con “L’agguato immortale”.  Si parte dal “…tentativo supremo … d’incarnare davvero il nome di Dio nel mondo dei sensi…” per  approdare allo  “…spostamento dell’orfismo [ di Maria Grazia Lenisa] …verso le più ardue sorgenti, cioè come ricapitolazione della storia umana …dalla creazione alla tentazione…fino al nodo decisivo del riscatto in Cristo, cioè nella sofferenza, nel sacrificio, nella morte, ma vista nella luce di un amore che, come in tutte le esperienze di poesia mistica, ha forti impronte di carnalità.” Emerge un’idea della morte che ritornerà anche nei testi successivi, più dichiaratamente collegabili all’esperienza ambivalente, d’immersione totale eppure di distacco artistico,  vissuta dalla poetessa in  lotta contro il tumore al seno. Si tratta, appunto, di uno “sdoppiarsi della persona in chi scrive e vede e descrive la morte, e chi è nella morte, sì, inerte ormai, ma con dentro ancora il lievito immortalmente creatore della poesia…” Segnala oltretutto il critico: “ …alcuni testi dedicati a Maria che sono fra i più alti, nella loro estrema difficoltà e nella loro perigliosa audacia, di tutta la poesia alla Vergine, scritta fino ad oggi…” L’anno successivo si caratterizza per i versi di Un pianeta d’amore, introdotto dall’autrice che menziona Rimbaud, Barberi, Luzi e Pasolini  come “accompagnatori” in una specie di “proiezione del viaggio oltre il tempo”, parallelemente, con L’avventura randagia, scritta per il poeta A. Coppola,  prosegue  anche l’impegno critico.    Sarà il duemila che segnerà una svolta estetica, sottolineata anche dal filosofo e prefattore E. Garello.  Essa consisterà nella formalizzazione di un metodo ‘comprensivo’ di analisi dei testi, basato su una rilettura fortemente simbolica e fenomenologica del concetto d’ispirazione che supera, parimenti, gli opposti estremi della visione crociana e delle rigidità strutturaliste.  L’opera, elaborata con la figlia Francesca Alunni, si caratterizza per aver coperto un vuoto nel panorama degli studi estetici.  Per Adriana Dentone, appunto, ne La dinamica del comprendere “…Si dipanano problemi estetici in una continuità metodologica e critica che  vive la dilacerante preoccupazione dell’oggi, urlo della morte di Dio, della  tradizione, dei valori, ma anche bisogno continuo della ricostruzione attraverso lo scrivere il “testo” e la “lettura” dell’opera.  Un libro che  affonda il bisturi e che chiede di fermare il tempo dell’annientamento e della designificazione del libro, soprattutto della poesia (“narcisistica”  o cosiddetta “poesia”) per seriamente ricreare e costruire.”

Non meno importante si rivela Incendio e fuga, libro poetico che guadagna numerosi consensi critici (introdotta da un testo dedicatole da Mariella Bettarini, e dagli interventi critici di S.Lanuzza e D. Maffia). La Lenisa riprende il motivo della città di Bisanzio, ampliandolo, dialoga con Ginsberg, Shakespeare, Pannikar, Benn, Luzi, Bellezza e il fondamentale Yeats, in un’ottica sempre più a metà strada fra l’Oltre, raffinato e ‘incendiario’, della poesia, e la trascendenza, la fuga, dettate dalla fede. Nell’opera irrompe, in maniera singolare, la meditazione sull’ars moriendi, l’eros vive un suo mirabile straniamento o spodestamento, ma pur sempre ricreante e “…un senso estremo del vero… include la grazia di un’accesa visionarietà mistica e profetica…” (S. Lanuzza da “L’idioma dell’Angelo” pag.13).  Chiude il millennio anche la traduzione (portoghese- francese) del poemetto La libertà futura appartenente al primo periodo, realista lirico, della poetessa. Nell’autunno del 2001 esce inoltre su “Punto di Vista” la sua traduzione del Battello ebbro di Arthur Rimbaud. L’ambivalenza, dolce e amara, del piacere non viene trascurata; appena l’anno successivo Maria Grazia sorpende, con il suo “Le Bonher”, un “canzonario” ispirato ai ‘Sonetti d’amore’ di Shekespeare, cioè una sfida giocosa all’idea del Canzoniere, propugnata dal critico Marco Forti ( edizione-premio Elsa Buiese 2001-DARS, Udine ).  Per lo studio è determinante il rapporto con lo studioso Andrea Bonanno; la sua ‘verifica trascendentale’ si rivela un metodo fecondo di analisi critica ed estetica, seguito con interesse dalla Lenisa.  Il duemiladue è però l’anno de La Predilezione, libro intenso, legato al motivo religioso paolino per cui :”… tutta la natura geme e soffre”.  Spicca inoltre il dialogo con il poeta Dante Maffia, ispirato al suo  ‘Capriccio d’inverno’, la polemica con establishment letterario vi appare inoltre nella forma delle Satire gentili,  una poetica cinico stoica, secondo il prefatore Donato Di Stasi.  Forte è la novità de L’ombelico d’oro (2003, presentazione di G. Bárberi Squarotti e appunti prossemici di R. Onano) nell’ambito della poetica d’invenzione lenisiana, un’Alessandria d’Egitto giocosa e parallela, evocata da un singolare telecomando costituito da …un ombelico. Di un carattere più cupo e mistico, sebbene percorsa dalla vena ironico-erotica, si presenta l’altra pubblicazione del 2003, Eros sadico (2003, preludio di C. Allegrini e postfazione di S. Allegrini) il sadismo è una metafora del cancro, personificato in un amante sadico. Il Canzoniere bifronte non smentisce l’esuberanza creativa dell’autrice, che arriva ad inventarsi un coautore ed un prefatore per un Canzoniere apparentemente scritto da due poeti (2004, in coll. con il finto autore Max Bender, introduzione del critico inventato P. Visser). Nel novembre del 2003 intanto riceve il “Diploma honoris causa” dall’Istituto di Cultura Superiore del Mediterraneo di Palermo e Monreale.

Con le due edizioni di Saffo chimera (2004, autoproduzione in memoria di Grytzko Mascioni), Saffo chimera (2004, con uno studio di S. Allegrini, nota di F. Delfi) Lenisa dedica un tributo al poeta Grytzko Mascioni, autore di una nota biografia di Saffo suo critico ed amico. La successiva, La rosa indigesta. Contrasti (2006, nota di S. Pautasso, primo premio “Ziegler, Praga), vede la luce dopo due anni e chiude ‘il ciclo della rosa’ (aperto con Rosa fresca aulentissima),”si presenta sotto forma di contrasto, proponendosi in apparenza come forma narrante…” spiega direttamente nell’introduzione la poetessa soggiungendo:”…La forma metrica armonizza con il mio studio dagli albori ad oggi, prponendo un possibile contrasto non privo di asprezze, sadismo, tenerezze inutili, forse. Quindi ispirazione, sperimentalismo si trovano uniti, senza che abbia la pretesa di rivalutare il genere ma di giungere ad un mio punto di arrivo…Non certo chiamo in causa il valore, ma la crescita della mia anima…grazie a quella lunga malattia che è la vita…”.

L’ultima opera di poesia, edita da Maria Grazia, è Amorose strategie, essa allude, ad un tempo, ai farmaci, per bloccare la neoplasia, ed all’eros, la silloge, introdotta da Pino Bova,  è stata premiata al Rhegium Julii 2008 (inedito), ma immediatamente seguente è il saggio critico sulla poesia di Corrado Calabrò intitolato La scrittura del mare, si tratta di un’opera che vuole essere al di fuori degli schemi consueti (come l’intero percorso della scrittrice), sebbene accurata nella documentazione.    Il 28 aprile 2009 a Terni si conclude l’esistenza della Lenisa, ma restano ancora da scoprire molti aspetti della sua poesia, non ultimo il suo capolavoro inedito, Il Canzoniere Unico.

Scettica sulla riproposta del genere letterario, l’autrice ammette di poter scrivere un canzoniere, ma dedicandolo solo al Cristo, è un testamento spirituale libero e anticonformista nel trattare il rapporto fra vita, poesia come “vita altra” e fede.

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