Poesia Condivisa 2 N.22: Amelia Rosselli

 

Collasso

Sono i fiocchi di neve decaduti a fare
da augurio ad una vita senza luce e
il loro danzare è tutta una farsa, perché
noi non abbiamo accese le luci.

Sotto le fontane massacranti il male
dilaga, forte di una sua forte ambizione
spinge come il vento i bocconi di neve.

La saggezza è una bara… barare al
gioco ha più scampo che non questo burrascoso
perdersi e ritrovarsi per le vie della
ragione…

Il cielo nevoso è immobile come se avvertisse
di una grandiosa immobile servitù. La
neve ha quasi finito di sperare.

 

Da Documento–1966-1973, in  Amelia Rosselli—Le poesie—Prefazione di Giovanni Giudici, Garzanti ( Milano, 2004), collana Gli Elefanti.

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3 Comments

  • Si avverte leggendo questa poesia come la giocosità della neve, che fa felice le anime dei bimbi, sia in qualche modo chiamata (in questo però c’è un senso di decadimento) a risvegliare anime senza luce che tali però vogliono rimanere. Cosa dovrebbero vedere queste ultime nella neve? Qual è l’augurio che vorrebbe passare nel cadere dei fiocchi? C’è in questa personalizzazione dei fiocchi, una magia felliniana da notte di Cabiria, una ingenuità irrazionalmente fioccata dal cielo e massacrata dalla forza delle fontane, quasi a voler rappresentare nel cadere unidirezionale ed irreversibile dell’acqua l’azione malvagia. Bellezza e innocenza da inghiottire a bocconi, dunque, da parte del male dilagante e senza scrupoli, capace di promettere una vita da sogno ad una donna che, nonostante la vita si sia mostrata dura nei suoi confronti, è rimasta innocente. E cosa potrebbe la saggezza? La saggezza è una bara e barare al gioco in cui è chiamata in causa ha il senso di una recita funeraria dove seppellirsi, che è tutto ciò di cui necessita la sopravvivenza, quando invece la ragione tirerebbe subito la sua conclusione di vita impossibile da sostenere. E’ dunque la centralità dell’ apparire che si tocca in questa poesia e all’interno di essa l’equilibrio tra essere e non essere in cui si è chiamati a decidere . Infine, se da una parte nella natura- rappresentata dal cielo nevoso e paterno- si avverte un senso di partecipazione alle faccende umane tese alla realizzazione della libertà, dall’altra risulta evidente l’immanenza di una forza grandiosa quanto distorcente che vorrebbe tutto asservire. Bene e male dunque che collassano nella visione di una poeta, figlia di quel cielo, che come neve a contatto con la realtà è indotta alla disperazione.
    Pensava Amelia alla sua vicenda personale, alla vita del proprio padre portata via dalla forza dell’oppressione maligna e fascista, al suo nobile fioccare di libertà e purezza, a quello che poi nella politica e nelle vicende degli anni successivi si sarebbe via via ridotto a niente o respinto via?
    Ecco, sento tutte queste cose nella chiusa che è anche un presentimento di quello che sarebbe accaduto a lei un 11 febbraio, data infausta per la poesia mondiale:

    la neve ha quasi finito di sperare.

    ciao Franco

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