Della fine, di Flavio Ermini

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La nostra vita è una terra malamente calpestata e poi riassestata con mezzi risibili. La nostra vita è una terra depredata con metodo, in attesa della calata dei nuovi razziatori. Una terra dove la speranza è un cartello tolto dal cielo e sepolto sotto molti strati di macerie. L’essere umano non attende più la resurrezione né altro compimento. È la notte senza illusione quella che qui viene narrata. È la sofferenza che ritorna sul confine oscillante tra dolore e angoscia. La nostra vita è una pagina di quel diario sterminato che quotidianamente scriviamo nel testimoniare la corruzione del nostro spirito. È il diario di chi agisce privo di qualsiasi fede e avanza sapendo di non poter eludere il vuoto. È il diario che non ha futuro, se non quello della nostra rovina. L’infelicità è inevitabile. Nasce dall’urto tra il carattere illimitato dei desideri e il carattere finito del bene che ogni essere vivente riesce a procurarsi. Sperimentare questo limite significa apprendere la propria finitezza; significa sperimentare il dolore e scoprire che la nostra vita è un errore prospettico; un tutto che è una dispersione: è patire. Quel diario ci svela il potere illusorio dell’essere umano. Con pazienza enumera i suoi elementi costitutivi: il declino, la notte, l’assenza di un mattino.

Flavio Ermini

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