PROPOSTE DI LETTURA: “Opere e omissioni” di Davide Vargas

E’ un libro dell’architetto-letterato, come dice Mendini. E in effetti le due dimensioni vanno di pari passo. In questo libro abbiamo una documentazione del lavoro trentennale dell’architetto insieme a delle scritture … Ciò che accomuna questi due ambiti credo sia la convinzione che la narrazione sia ciò che costruisce la realtà. La realtà non appare come un dato di fatto ineliminabile perché ciò che è stato detto può essere ancora diversamente e nuovamente detto. Ecco credo che quello che avviene con la parola avvenga anche con gli stilemi dell’architettura. Questo è un lavoro letterario ma anche visivo che trova il suo punto di partenza nel narrare , nel dire, esprimere, segnare e porre in relazione con le parole. Un altro tema che rintraccio collegato a questo è il rapporto tra il dentro e il fuori. Il narrare qui è anche la necessità di dire con parole diverse una realtà che era stata già detta prima, quindi la necessità di cambiare la realtà … Il bisogno di narrare nasce con un accensione che ad un certo punto mette in contatto il dentro con il fuori. Quando il dentro si trova a contatto con un determinato fuori, in un determinata circostanza, allora può nascere quest’accensione: un stimolo creativo, di trasformazione, è uno stimolo evolutivo e anche ermeneutico. Non vi è elemento che possa stare isolato. Si può dire che questa sia una convinzione di fondo e sottointesa. Il paesaggio è proprio questa relazione tra gli elementi. Ma anche il paesaggio antropico è questa relazione tra gli elementi: quindi dire, raccontare  alle persone o costruire manufatti, edifici,è ancora in fondo parlare, mettere insieme, porre in relazione elementi disparati e diversi.

La narrazione parte da un qui e da un’ora. Sembra che il pensiero per Vargas, il pensiero creativo sia sempre radicato in un tempo e in uno spazio determinati e presenti. A parere dell’autore la poesia s’identifica con questa sintesi delle dimensioni temporali, del passato, del presente e del futuro. Quindi la dimensione poetica appare qui come un metodo di presenza a sé, un’attitudine, una “disciplina dello sguardo”, come preferisco dire io, una disciplina di presenza. E’ a partire da questa presenza che il territorio comincia a cambiare volto: tutto ciò che si è detto su quella zona, tutto ciò che si è detto su quella città, tutto quello che si è detto su quella terra, viene messo tra parentesi e si ricomincia di nuovo a dire  a partire da ciò che si vede qui e ora. Il senso è nuovo perché è un senso non pregiudicato. Vargas lavora perché si possa costruire senza il peso, il limite, il vincolo del pregiudizio. Il giudizio verrà dopo quando si potrà lavorare e controllare non solo le opere compiute ma anche le omissioni, sapendo che il bilancio di ciò che si è fatto e di ciò che non si è fatto, è tutto da fare insieme, perché la presenza e l’assenza , il pieno e il vuoto si bilanciano in una totalità che è la dedizione comunque ad un agire fattivo. Opere e omissioni, scrittura e progetto, narrazione e relazione … Credo siano questi alcuni elementi di fondo dell’intero discorso di  Vargas.

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