Lo stile è giudizio, lo stile è pensiero 9 – Poesia, Soggetto e Società del Debito

Poesia,Soggetto e Società del debito

Ma poi c’è una differenza così netta tra una poesia lirica che si è costruita intorno alle sorti, alle vicende e alle sorti linguistiche dell’Io lirico e, dall’altra parte, una poesia che si vuole, si pretende senza soggetto? Si tratterebbe in quest’ultimo caso di una poesia che procede secondo un flusso ordinato, non appartenente praticamente a nessuno … Come uno sguardo senza chi guarda … Questa pretesa di oggettività si dovrebbe contrapporre ad una pretesa di soggettività della poesia lirica. Ci sarebbe dunque l’esagerazione, il traboccare della soggettività da una parte e il deserto, la radicale assenza tendenziale di soggettività nell’altro modo di intendere la poesia. Ma come si pongono queste due visioni rispetto al pensiero critico? Come si pongono rispetto a quel pensiero che prendendo le mosse, per citare solo alcuni, da Adorno e dai francofortesi passa per Lyotard, Baudrillard,Virilio fino a Foucault? Come si pone rispetto al pensiero critico nei confronti della realtà questa forma del soggetto poetico degli ultimi decenni ? Rispetto al pensiero che ha posto al centro della propria attenzione le sorti della soggettività in questo mondo, come si pone questo tipo di alternativa poetica? Questa può essere una questione interessante per stabilire quanto la poesia oggi possa far parte di un più generale contributo al pensiero stesso e non ridursi a mero esercizio verbale più o meno gradevole esteticamente. Si potrebbe stabilire se oggi la poesia, come spero, abbia davvero una sua funzione conoscitiva. Secondo me dovrebbe in qualche modo e a qualche livello provare a misurarsi con questi temi. Ci troveremmo in parte di fronte a una poesia senza soggetto che è mimesi e puro rispecchiamento dello svuotamento che la soggettività contemporanea deve subire per le varie forme di colonizzazione — come si diceva una volta- del suo immaginario. Tali processi oggi hanno mutato sul piano antropologico i modi di percepire, relazionarsi, di comunicare, di sentire, di autorappresentarsi degli uomini, almeno in Occidente. Vi sarebbe dunque una poesia che è una pura versione mimetica, lo specchio di quest’assenza di soggettività e dall’altra parte ci sarebbe al contrario una poesia che occulta questo svuotamento, lo occulta attraverso una menzogna consolatoria e compensativa che ci presenta questa soggettività colma, piena, addirittura tronfia, talvolta, a fronte invece di una miseria reale che viene appunto taciuta, rimossa proprio grazie al discorso poetico, e in genere, estetico. Il contesto contemporaneo non è più quello della società dei consumi, tale contesto è già trapassato in altro: quella di oggi è la società del debito. La soggettività sembra costretta a rinchiudersi in se stessa, è una soggettività definita eufemisticamente come dell’austerità: non ha più il godimento, mercificato quanto si voglia ma comunque godimento, come sua finalità presunta. Questo contesto è piuttosto quello del restringimento del desiderio, della paura, della paura di non farcela … E’ questa l’antropologia che gli ultimi anni sembrano profilare per quest’Occidente impaurito dalla riduzione del ceto medio a tendenziale plebe, rispetto alla nuova feudalità finanziaria.Se i rapporti di forza cambiano in questo modo sembra che l’attività artistica debba in qualche modo o scoprire le carte oppure coprirle ancor di più. Quindi o si esaspera l’aspetto consolatorio (con la poesia lirica ma anche con la poesia senza soggetto, gioco verbale)oppure si dichiara in maniera forte, senza infingimenti e opportunismi, la dimensione critica dell’attività poetica e artistica. Bisogna essere chiari e mettersi d’accordo su questo: se mimare il vuoto con le parole oppure denunciarlo, opponendo al nichilismo delle esperienze minime ma concrete , sfuggite alla desertificazione.

Nota. Il riferimento relativo alla società del debito è al lavoro di Maurizio Lazzarato, La fabbrica dell’uomo indebitato, Deriveapprodi, 2012.

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1 Comment

  • Bellissima riflessione. Non ho letto il Libro di Lazzarato ma lo farò presto. Una domanda però vado facendo nel riflettere su questi temi. Il debito ha sicuramente un valore centrale nella dinamica con cui il ‘potere’ manitiene il controllo sulle persone ma non vorrei che ci si concentrasse troppo su una categoria astratta invece che riflettere sulle pratiche. lo squilibrio nasce quando le due parti creditore debitore sono asimmetriche eil potere shiacciante è da una parte, quando cioè il debito è istituzionalizzato. Su scala umana, verrebbe da dire peer to peer perde il suo potenziale distruttivo e se negoziato a dovere e correttamente dimensionato tra le parti può sviluppare in qualche maniera le relazioni sociali. Non so è solo una riflessione ad alta voce

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