Vicolo Cieco n.5: Mali di stagione

Ma siamo così sicuri di rimpiangere gli editoriali di Fortini e i corsari “io so” di Pasolini? Ma siamo così sicuri  che le nostre lacrime di coccodrillo non nascondano qualcos’altro, qualche carenza più grande di questo finto rammarico? Qualcosa che vada cercato nell’incapacità dell’insorgenza, qualcosa che in realtà investa di più “il trattato del ribelle” che non l’ennesimo articolino sulla fine immaginata e presunta della figura dell’intellettuale.

Perché lo sappiamo tutti che l’intellettuale appartiene alla filosofia dell’inghiottito, sappiamo anche che questa civiltà onnivora ha mandato giù di tutto per poi, vedi sopra, versare lacrimucce .

Ma questo enorme essere antropofago fagocitando tutto ha adattato lo stomaco e non ha più saputo rigettare l’indigesto.

In questa tavola imbandita l’intellettuale ha perso la predisposizione all’imbarazzo, anzi a volte si è reso appetitoso condimento, altre corollario dell’estetica, superba guarnizione del piatto da portata.

Insorgenza dicevo, perché insorgere è in prima istanza un atto dello stomaco, una ribellione d’intestino. Insorgere è il gesto di risposta a una contrattura e non fa capo all’intelletto.

Viviamo in una cultura lassativa fatta per essere evacuata. Siamo alle solite di questo post-modernismo da tubo di scarico, dove non si forma residuo, cultura da wc net o di gnometti saltellanti che fanno a gara per pulirti la fossa biologica.

Allora per tornare da dove siamo partiti, siamo così sicuri di sentire la mancanza degli interventi di Franco, di Pierpaolo e non invece di quegli autunni o primavere  dove da sempre si fa fatica a digerire.

 

Alessandro Assiri

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