COME IN UNA STRISCIA DEI PEANUTS – Nadia Augustoni su Patrizia Cavalli

non era scienza, era devozione.”

Ci sono filosofe che non amano la poesia. Trovano, forse, che sia una porta aperta da cui è facile passare, da cui tutte/i possono tentare una fuga che non porta a niente. La poesia, però, non è di tutte/i, anche se in certi periodi è cosa di tutti i giorni e la si trova in luoghi che sembrano circondati da non poesia e pare venire da cose minime e somigliare alle briciole che cadono, alla mano che s’apre, a un colpo sull’uscio, all’attimo prima dell’accadere o a quel silenzio fatto di non mancanza che fa chiudere gli occhi mentre ridi.

Le poete, i poeti, sono eroi.

Disarmati misurano la propria dismisura. Sono raminghi, hanno carte di viaggio dove la parola indifferenza non compare mai. Aprono tutte le porte non per ricompensa ( o riconoscenza), ma con “ felice noncuranza “. Che tutto questo cambi o non cambi il mondo non è motivo per la poeta di un no o un sì. I no e i sì di una poeta sono sempre sontuosi, sono il suo compito senza abbecedario.

Ci sono poete/i bugiardi o se volete fingitori alla Pessoa, altri/e sono biografici (o su questa linea) senza grandi esagerazioni o esagerando assai. Tra i/le moderate – di una leggerezza sapienzale – vi è Patrizia Cavalli : “ giunti a una certa molto adulta età / non ci si può mostrare disperati, / sono davvero troppe le ragioni./ Si corre il rischio del naturalismo.” ( Sempre aperto teatro)

Eppure il verso sciolto della Cavalli ci vizia. Ci vizia , ancora, ne La Guardiana (Nottetempo ediz.) dove una espertissima apritrice di porte ci mette a parte della sua scienza, che non è scienza ma devozione.

In 200 versi, la bambina – senza striscia dei Peanuts – che miracola le serrature diventa l’amante che scopre “ che il piacere non ha porte e che se mai l’avesse stanno aperte, che potevamo allora rimanere fuori sfornite arrese tutte e due alla pari giocando io alla porta e tu alle chiavi.” ( La Guardiana).

Come in una striscia dei Peanuts, non ci resta che rispondere ( come la piccola Marcie risponde sempre a Piperita Patty) sì sir, ( sì capo) e col guantone da baseball, in un gesto ampio, forare l’aria con la certezza leggera e fradicia di promesse, di chi raggiunge il vuoto.

Il secondo componimento L’aria pubblica, inizia con una domanda: “ L’aria è di tutti, non è di tutti l’aria?” In Giappone pare che certe multinazionali la stiano brevettando. Ci venderanno l’aria? Sulle nostre piazze, che la Cavalli sembra amare tantissimo ( le sue poesie ne sono piene), l’aria è aria, ovvero anche quel refolo d’infinito che anima i giorni e le notti. Aria pubblica e piazze di Roma e il corpo che sente le stagioni e resiste al non darsi e sempre nella Cavalli vuole darsi senza nascondimento.

“Ci sono forse altre città nel mondo / che hanno piazze più belle delle nostre…?” ( Aria pubblica)

Io dico di no anche se il mondo è grande .

 

(La guardiana, Patrizia Cavalli, edizioni nottetempo 2005 su Patrizia Cavalli)

non era scienza, era devozione.”

Ci sono filosofe che non amano la poesia. Trovano, forse, che sia una porta aperta da cui è facile passare, da cui tutte/i possono tentare una fuga che non porta a niente. La poesia, però, non è di tutte/i, anche se in certi periodi è cosa di tutti i giorni e la si trova in luoghi che sembrano circondati da non poesia e pare venire da cose minime e somigliare alle briciole che cadono, alla mano che s’apre, a un colpo sull’uscio, all’attimo prima dell’accadere o a quel silenzio fatto di non mancanza che fa chiudere gli occhi mentre ridi.

Le poete, i poeti, sono eroi.

Disarmati misurano la propria dismisura. Sono raminghi, hanno carte di viaggio dove la parola indifferenza non compare mai. Aprono tutte le porte non per ricompensa ( o riconoscenza), ma con “ felice noncuranza “. Che tutto questo cambi o non cambi il mondo non è motivo per la poeta di un no o un sì. I no e i sì di una poeta sono sempre sontuosi, sono il suo compito senza abbecedario.

Ci sono poete/i bugiardi o se volete fingitori alla Pessoa, altri/e sono biografici (o su questa linea) senza grandi esagerazioni o esagerando assai. Tra i/le moderate – di una leggerezza sapienzale – vi è Patrizia Cavalli : “ giunti a una certa molto adulta età / non ci si può mostrare disperati, / sono davvero troppe le ragioni./ Si corre il rischio del naturalismo.” ( Sempre aperto teatro)

Eppure il verso sciolto della Cavalli ci vizia. Ci vizia , ancora, ne La Guardiana (Nottetempo ediz.) dove una espertissima apritrice di porte ci mette a parte della sua scienza, che non è scienza ma devozione.

In 200 versi, la bambina – senza striscia dei Peanuts – che miracola le serrature diventa l’amante che scopre “ che il piacere non ha porte e che se mai l’avesse stanno aperte, che potevamo allora rimanere fuori sfornite arrese tutte e due alla pari giocando io alla porta e tu alle chiavi.” ( La Guardiana).

Come in una striscia dei Peanuts, non ci resta che rispondere ( come la piccola Marcie risponde sempre a Piperita Patty) sì sir, ( sì capo) e col guantone da baseball, in un gesto ampio, forare l’aria con la certezza leggera e fradicia di promesse, di chi raggiunge il vuoto.

Il secondo componimento L’aria pubblica, inizia con una domanda: “ L’aria è di tutti, non è di tutti l’aria?” In Giappone pare che certe multinazionali la stiano brevettando. Ci venderanno l’aria? Sulle nostre piazze, che la Cavalli sembra amare tantissimo ( le sue poesie ne sono piene), l’aria è aria, ovvero anche quel refolo d’infinito che anima i giorni e le notti. Aria pubblica e piazze di Roma e il corpo che sente le stagioni e resiste al non darsi e sempre nella Cavalli vuole darsi senza nascondimento.


“Ci sono forse altre città nel mondo / che hanno piazze più belle delle nostre…?” ( Aria pubblica)

Io dico di no anche se il mondo è grande .

(La guardiana, Patrizia Cavalli, edizioni nottetempo 2005)

More from Redazione

Ipotesi aforisma in ‘Lume degli occhi’ di Domenico Cara

di Marzia Alunni Il rapporto quotidiano con la testualità ci abitua ad una...
Read More

Lascia un commento