Poesia Condivisa 2 N.28: Nadia Campana

di questo succo momenti di pura pace due corpi nudi che
camminano guardandosi vorrei dire che senza arabeschi è
possibile appartenere qualche volta. fuori dai cinque
sensi dentro un senso che liberi tutti scrutare dall’ al-
to del sinai: il sinai.…..anche voglio che rimanga in me
un’isola dinamica come un sogno esatto. bella sei amica
mia come un meriggio che pascola tra gli anemoni. il tuo
petto gregge notturno e candido. grandi cose il cuore ne
dice e paiono dire (ché nessun suono fuori riesco) quale
prova voglio vedere s’incurva al largo l’una vicino al-
l’altra al ritmo fai il viaggio nelle mie mani regione
di entrambi in te si realizza tutto il tempo in un istan-
te proprio grazie alla natura, a quella natura finita

da Verso la mente, Raffaelli Editore (Rimini 2014), collana Poesia contemporanea n.52, a cura di Milo De Angelis, Emi Rabuffetti e Giovanni Turci

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3 Comments

  • Oggi, 14 gennaio, trova ospitalità questo denso commento di Franco Intini, dopo una lunga involontaria pausa, di cui ci scusiamo. Ma ecco, riprendo il filo poetico della tua lettura, Franco, e concordo su molte parti della tua analisi testuale. Intanto la tempesta emotiva indotta dalla sovrapposizione di immagini, mi sembra davvero la cifra caratterizzante di questi versi. E concordo anche sulla sensazione di immensa libertà veicolata dai lessemi “pace”, “corpi nudi “, ” fuori dai cinque sensi “(forse allusione al sesto senso, della liberissima visionarietà poetica, che non conosce limiti, ma solo perfezione, come nel “sogno esatto”).
    Poi lo scarto verso un’atmosfera quasi sacrale dai toni biblici che richiamano Il cantico dei cantici, a me evoca suggestioni dall’amore umano, del suo essere universale per la propria ambiguità fisica e metafisica. Un incontro tra esseri che, di fronte al tempo effimero e ad una “natura finita” dei corpi, conservano la capacità di avverare un tempo altro, trovare senso perfino nel nulla. Ma come sappiamo, in poesia ogni lettura è legittima, ogni lettura fa onore alla poesia e al suo angolo di mistero. Grazie del tuo pensiero,
    Annamaria Ferramosca.

  • Mi colpisce molto questo poesia per la frattura impressa al verso (o forse è solo una mia impressione). Sono abituato a veder scorrere le parole dolcemente mentre costruiscono metafore. Qui invece il lettore o almeno il non iniziato è lasciato in un angolo. L’uragano del pensiero poetico è mostrato nel suo prendere e accostare, immagine ad immagine e questo deve bastare.

    L’ immagine che scorre è quella di due corpi nudi che camminano guardandosi.

    Chissà se Matisse o Picasso sono qui. In ogni caso c’è di mezzo un Sinai, come terra di mezzo, conteso tra due stati prima in guerra poi in pace a dispetto delle nazioni intorno in conflitto perenne. Un fazzoletto di terra che corre sulla mappa terrestre come due mani che si tengono strette. Chissà se è a quest’ultima che l’autrice pensa quando scrive :

    “ .…..anche voglio che rimanga in me
    un’isola dinamica come un sogno esatto.”

    Un sogno per quella libertà che è il senso aldilà dei cinque sensi di ognuno, di ogni piccolo io che respira sulla terra.

    Il senso della storia è quella libertà? E’ quella la bella amica di cui parla?

    “bella sei amica mia come un meriggio che pascola tra gli anemoni.

    il tuo petto gregge notturno e candido. grandi cose il cuore ne dice e paiono dire”

    Per la generazione nata nel ’54 (e quindi la mia) che ha infilato ’68 e ’77 in una sola corsa era lo stesso realizzarsi dell’umanità che l’esigeva finendo per disilludersi già in quegli anni al manifestarsi dei segni della postmodernità: la menzogna sempre più evidente dei gulag, il moltiplicarsi degli Stranamore con il tasto finale nella valigia dei potenti, l’avvento del controllo totale sugli individui e della scienza a suo servizio. Se è vero che i poeti avvertono premonizioni ed in qualche modo si fanno veggenti allora il richiamo al tempo non è secondario in chiusa. Dinnanzi ad una realtà che rifugge il sogno, rimanga in piedi quell’anelito alla speranza che nasce dalla finitezza della vita, la singola vita rappresentata da un istante, sintesi di tutto il tempo ma in cui è possibile vedere la mano dell’altro e stringerla.

    Ecco, così mi è venuto di leggere questa poesia di un’autrice a me fino ad ora sconosciuta, come tante\i degli autori\autrici che hai proposto all’attenzione.

    Personalmente devo molto a questo tuo voler tracciare qualcosa d\nella poesia moderna, un sentiero che è anche una ricchezza di voci a cui mi sono accostato da non letterato senza alcuna presunzione se non quella di voler dire la mia come semplice lettore. Grazie di cuore Annamaria e arrivederci.

    Franco Intini

  • Con questa poesia di Nadia Campana chiudiamo temporaneamente la rubrica Poesia Condivisa fase 2. I lettori potranno avere notizia dell’avvio della fase 3 sulla mia pagina facebook.
    Ringrazio qui Luigi Bosco per l’ospitalità e il grande sostegno tecnico e tutti coloro che ci seguono e continueranno a seguirci.
    Annamaria Ferramosca

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