POESIA CONDIVISA 2 N.8: ALEJANDRA PIZARNIK

Pizarnik

Anillos de ceniza

(a Cristina Campo)

Son mis voces cantando
para que no canten ellos,
los amordazados grismente en el alba,
los vestidos de pájaro desolado en la lluvia.

Hay, en la espera,
un rumor a lila rompiéndose.
Y hay, cuando vien el día,
una partición del sol en pequeños soles negros.
Y cuando es de noche, siempre,
una tribu de palabras mutiladas
busca asilo en mi garganta,
para que non canten ellos,
los funestos, los dueños del silencio.

 

Anelli di cenere

(a Cristina Campo)

Sono le mie voci che cantano
affinché non cantino loro,
gli imbavagliati grigi nell’alba,
i vestiti di un uccello devastato nella pioggia.

C’è, nell’attesa,
un rumore di lillà che si rompe.
E c’è, quando arriva il giorno,
una partizione del sole in piccoli soli neri.
E quando è notte, sempre,
una tribù di parole mutilate
cerca asilo nella mia gola,
perché non cantino loro,
i funesti, i padroni del silenzio.

Da Trame di letteratura comparata,  diretta da Franco Buffoni, anno IV, 2004, numero 8/9), traduzione di Florinda Fusco.

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3 Comments

  • Trovo questa poesia, profetica del malessere estremo che portò alla tragica fine Alejandra Pizarnik. La leggo ogni volta con sacro tremore e infinita ammirazione, perché è davvero incredibile la resa emozionale e insieme estetica in un testo in cui s’addensa profonda l’ amarezza per il buio che sommerge.
    Condivido totalmente la tua lettura così empatica, Franco, ormai luce critica puntuale di questa rubrica.

  • Un mondo di sofferenza e lotta fa da sottofondo alle parole di questa scrittrice. Ed in effetti l’intera poesia sembra percorsa da una circolarità senza scampo che induce nel lettore a considerare uno stato permanente di terra messa a ferro e fuoco.

    Così al susseguirsi di alba, giorno, notte e di nuovo alba corrisponde la riproposizione continua di positività e negatività.
    Bellissimo e altamente eloquente è il sole che si scompone in piccoli soli neri.
    Come a dire (secondo me) che la presenza di sole non è garanzia di luce ma di una pletora di zone d’ombra; buio che nasce spontaneamente dalle certezze e dalle verità.

    Ad interrompere la catena negativa ci sono le voci- che forse hanno dalla loro la sacralità purificatrice della cenere -che il poeta riconosce sue, non definite ma efficaci nel circondare e contrastare le altre voci che vorrebbero prendere il sopravvento e liberare il potenziale distruttivo come hanno già fatto con l’uccello devastato dalla pioggia e con il lillà.
    Bellissime e altamente eloquenti sono “le parole mutilate”, reduci della battaglia del giorno, chiamate anche a notte a far fronte a

    i funesti, i padroni del silenzio

    ed io immagino che siano i dubbi, le ansie, le nevrosi, le angosce immotivate, le fonti di panico e quant’altro riconosciamo al nostro vivere ispirato dal principio distruttivo che vorrebbe comandare anche nei sogni.

    Poesia dal sapore epico dunque, ma qui la Termopili è nel logos e dunque più profonda, quasi a immergere nel sacrificio alla civiltà il Vero ed il Falso, la Luce e le Tenebre e che forse potrebbe alludere ad uno scenario molto più ampio come la dedica a Cristina Campo lascerebbe intendere.
    Un destino comandato dalle parole di Giovanni “… e gli uomini preferirono le tenebre” con cui ogni uomo è chiamato a confrontarsi, almeno da questa parte dei secoli.
    Così mi arriva ma chiaramente è solo un mio punto di vista.

    Ciao Franco

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