il palco forzato della psicoterapia è un palco mortale

palco

il palco forzato della psicoterapia è un palco mortale,

e dove vedevo tutto fuoco (il fuoco dello studio, il fuoco dell’amore), ora vedo malattia (la malattia dello studio, la malattia dell’amore) (e il fuoco politico durò poco: non poteva resistere). avere un animale – come il Cane e il Gatto – ti abitua alla salvezza: sono selvatici, sempre; ma chi è selvatico si salva, perché non è nel carcere d’amore.

la nostra confidenza è sempre un gioco dispari: tu sei un fallito, io no. tu sei uno psichiatra e credi all’amicizia, io no, e l’amicizia ti piace, sempre. tu troverai una veemenza triste (maschile), perché non è amicizia: è una violenza acuta (maschile), è senza sorveglianza, perché è solo stile, e stile, e stile. (ed è maschile, sempre). la troverai qui ed è inesauribile.

pensa ora: un banco è lucido, è un banco senza testimoni; è un mercato di pesci ed è una strage di vite, tutte azzurre e verdi, tutte belle sul ghiaccio. Potrebbe essere il mercato di Kiev: l’ho visto in un film e la neve era fuori, i pesci dentro. vedi, Bosch non c’entra: Bosch è un esempio – un esempio –, e niente degli ottimi artisti forma questa visione. Nessuna forza precisa e nessuna grazia, nessuna vera droga, imperfetta o perfetta. Semplicemente è la fine di un rapporto, ok?

la salamandra – dicevano – sopravvive nel fuoco: resiste. Forse fu così. Ma resistere non è amare. Per questo gli amori finiscono: perché resistere non è amare e resistere è un esercizio. capisci questo? resistere non è amare, e il satori non c’entra: è solo la buona voglia – la voglia più che umana – di salvarsi. chi si salva amerà, ma dopo: amerà bene, ma in un altro tempo.

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