Massimo Sannelli: Il corso del 2008. Appunti

 

la frase «io non sono la poesia» governa un’altra frase: «la poesia non sono io». marzo o primavera sono molto fecondi. il maestro è docile. marzo è pieno di idee [ma il telefono porta ingiurie, a raffica: decine e decine; per una forma di vita al contrario, che distrugge la vita: per confondere sempre; dunque chi fa accusa chi fa; ed entrambi sono artisti]. l’improvvisazione degli adulti è disciplinata, come tra gli attori [il lungo studio vale]; l’improvvisazione dei giovani è disciplinata dagli adulti. ecco: è la scuola; è la scuola di poesia, fatta con realismo [la speranza oscilla, cresce e cade, ricresce]; questa scuola obbedisce ad un limite; chi la fa, ha perso la fiducia; non nella poesia, ma nella possibilità che la poesia susciti un mondo; che vi sia una comunità. sono state acquisite le competenze, e il maestro le dimentica in atto. il libro è un giocattolo, in forma di sequenza, cioè di appunti: di volta in volta, o morbidi [e sinuosi] o aguzzi [come lame, sempre: quando chi fu dislessico, o lo è ancora, impone a sé un rigore di parola, che non ha – mai; mai bene; mai perfettamente; come oggi, nell’emozione forte e fortissima; nell’emozione la voce si spezza, crolla, e ho paura]. dovendo essere felici nati per la felicità destinati alla felicità al piacere all’amore, è strazio questo urtare contro i simili. questo è lo stato, che non si confida più a donne gentili e cuori, ma a chiunque venga, presto o tardi. ecco lo stato.

la poesia 1212 di Emily Dickinson spiega: la parola inizia a vivere nel giorno in cui è detta [that day: come se fosse nata, come se la parola avesse una data di nascita: la parola data, veramente; la parola e la data]; un passo di Josephine la cantante, o il popolo dei topi di Kafka serve a spiegare chi è cosa fa come agisce un, una performer: l’azione è semplice, come schiacciare le noci; tutti possono; solo Josephine è cantante; il popolo dei topi no; la performance richiede un’azione, un tempo, un pubblico, la sua fiducia. Io non potrei essere qui – il mio insegnamento è una performance – se voi non vi fidaste di me. Io mi fido di voi.

[…]

Cri, va / criverà, / tracrà, jeserà. / Cri! Crerà! Sacrà! / Cri! Estoscrì! – Le sillabe di Factum est, Testori: ciò che è fatto per l’orecchio (inizia la vita nuova); scritto sulla lavagna, interpretato. Questo sconvolge ancora: che la norma sia oggetto di violenza o di scherzi.

da La magique étude du bonheur, Cantarena, Genova 2008, pp. 11-12. In 100 copie numerate

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