Lo stile è giudizio, lo stile è pensiero 5 – Quello che si può dire in poesia (Parte V)

 

Si ritiene carattere distintivo della poesia il tornare a capo. Questo non vuol dire che tutte le volte che un testo torni a capo sia un testo poetico. E’ chiaro che non basta interrompere la linearità della scrittura perché ci di sia l’intensità del testo poetico… Perché ciò che caratterizza questa interruzione, questo tornare a capo, è l’esaurirsi di un respiro. Il verso è legato al respiro. Un pensiero che si lega al corpo si lega al respiro.

Ciò che accade nei versi è l’andamento ritmico di questo pensiero. Il pensiero invece di procedere in maniera caotica e casuale si organizza secondo un ritmo, secondo una certa temporalità.E questo radicamento nel ritmo è anche una sorta di radice lontana della poesia: non solo l’oralità ma anche la danza. Ora la metrica, nel corso dei secoli ha codificato quest’esperienza straordinaria del senso potenziato dall’immagine e dal suono, dal ritmo. La metrica che noi studiamo nei manuali è a posteriori la codificazione di questi processi ma poi diventa anche un a priori, un precetto.

La metrica dal punto di vista del precetto conta molto di meno rispetto alla codificazione di un’esperienza compiuta in maniera originale e originaria.Di conseguenza non basta fare un sonetto metricamente riconoscibile come sonetto perché si tratti di una poesia:potrebbe trattarsi benissimo di un fallimento estetico totale. E questo perché la poesia non consiste nella codificazione del suo ritmo ma in quella straordinaria sintesi, come si è detto, di immagine, suono e senso.

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