I Costruttori di Vulcani: Luigia Sorrentino intervista Carlo Bordini

‘Costruttori di vulcani’ pubblicato da Luca Sossella Editore (euro 20)  contiene tutte le poesie di Carlo Bordini. Le poesie di una vita. Le raccolte infatti, vanno dal 1975 al 2010. Ciò nonostante, non si tratta di una semplice rassegna. I libri non sono riportati dal primo all’ultimo seguendo un ordine cronologico di stampa, ma secondo un altro ordine, che potremmo definire come fa l’autore, ‘musicale’.
Una scrittura ’sottilmente feroce’ quella di Bordini. In essa si riconoscono i dintorni dell’eccesso di pensiero e il portato della solitudine psichica.
Poeta narrativo dal passo stilistico crudo e micidiale, gli viene riconosciuta la forza di un ‘razionalismo onirico’ (Paolo Febbraro) e di un ‘dormiveglia vigile’ (Filippo La Porta).

Bordini, chi sono i ‘costruttori di vulcani’?
Il titolo ‘I costruttori di vulcani’ può avere vari significati, ma io ne scelgo due: da un lato i costruttori di vulcani possono essere i poeti, che costruiscono vulcani di sentimenti, di sensazioni, di notizie; dall’altro lato possono essere gli stessi esseri umani che costruiscono il vulcano che li seppellirà.

Il titolo rimanda anche al collettivo, all’impegno civile, molto presente in tutta la sua opera…
Certo. Una parte della mia poesia potrebbe essere definita poesia civile, ma io preferirei non usare questa schematizzazione inutile, questa definizione, forse perché penso che la poesia dovrebbe essere sempre qualcosa di più dell’impegno, civile o non.

Il libro segue poi un percorso musicale. Tutte le sue precedenti raccolte poetiche tranne le ultime due, ‘Polvere’ e ‘Sasso’, sono state ‘rimontate’ seguendo questo movimento interno. Perchè proprio le ultime due sono rimaste al posto che avevano avuto nell’ordine cronologico di stampa? Forse perché sono le più vicine a lei nel tempo?
Ho costruito questo libro come se fosse un’opera nuova, che solo casualmente era formata da poesie già scritte. Quindi ho fatto un montaggio particolare che cambia l’ordine di pubblicazione delle poesie, anche se non lo sconvolge. Ho messo alla fine del libro ‘Strategia’, centodieci poesie d’amore scritte in tre notti, perché volevo finire il mio libro con un grido. Alcune poesie di ‘Poesie leggere’ le ho spostate alla fine per dare loro il significato, di una conclusione, come ‘Spiegazione di me stesso’. Ho privilegiato toni drammatici, e ho eliminato un paio di poesie che mi piacevano ma non si adattavano al tono che volevo dare al libro. Ho corretto e migliorato alcune poesie. Ho usato come ‘sigla’ la poesia ‘Noi vi dobbiamo sembrare una strana categoria’ mettendola sia all’inizio che alla fine del libro.

Insomma, come dobbiamo leggere quest’opera rispetto al suo passato di poeta? Quale cambiamento deve fare il suo lettore abituale? Tra essi includo anche me, naturalmente…
Non lo so, e vorrei saperlo proprio dai miei lettori. Non c’è niente di intenzionale nella mia scrittura. Io non scrivo, sono scritto.

La poesia ‘Corteo’ viene ripresa molte volte durante la riscrittura di ‘Costruttori di vulcani’, una poesia che ricorre più volte, non a caso, dice molto della poesia e della lingua di Carlo Bordini. Perchè proprio questa poesia, ritorna, ripetuta più volte, come un mantra?
Non si tratta di una poesia ripetuta tre volte, ma di tre poesie che hanno lo stesso titolo, e il cui tema comune è il corteo. Amo la ripetizione e la reiterazione. Amo scrivere varie poesie con lo stesso testo, amo scrivere poesie identiche tra loro tranne qualche variante che ritengo importantissima. Amo ripetere.

Paolo Febbraro alla presentazione alla Casa delle letterature di Roma ha definito ‘femminile’ la sua poesia. Riprendendo le parole di Febbraro le chiedo: ‘E’ vero che il presente per lei è la perdita dell’essere donna?’ E’ vero – come ha detto Febbraro – che questo libro è un inno alla ‘trapassabilità dell’esistenza’? Un esistere tra ‘realtà e sogno’?
Credo che quello che ha detto Paolo Febbraro sia giusto. Altre persone hanno sottolineato un carattere “femminile” della mia poesia: ad esempio Loredana Magazzeni. Quanto all’esistere tra realtà e sogno, è il fondamento della mia esistenza…

Un altro scrittore, Beppe Sebaste,  sempre a proposito di ‘Costruttori di vulcani’ ha scritto: ‘L’opera di Carlo Bordini è una di quelle più alte di questi decenni, di una bellezza e di un’autenticità spesso accecanti. La sua è una tra le poche opere di poesia che si leggono misteriosamente come un romanzo, cioè con suspence o passione.’ E’ così che dobbiamo leggere questa tua nuova raccolta contenente tutte le tue poesie ? Come un romanzo?
La mia intenzione non era quella di scrivere un romanzo, ma piuttosto di creare un flusso musicale, un flusso vitale. Credo che fosse a questo che si riferiva Beppe quando parlava di passione e di suspence.

Emanuele Trevi, invece, ha detto sempre a proposito di questa opera che tutte le volte che si fa una raccolta di ‘tutte le poesie’, si fa un’operazione autobiografica. Secondo Trevi ‘l’opera di un poeta è più potente di un’auto-confessione, perchè il linguaggio della poesia è obliquo… Il rapporto che il poeta ha con il proprio io, ha detto Trevi, è quello della ‘latenza’… Condivide questa interpretazione?
Non conosco il termine ‘latenza’ dal punto di vista psicanalitico, e credo che Trevi lo abbia usato in questo senso. Però credo che Trevi abbia ragione. L’elemento autobiografico è importante, ma l’opera d’arte non è una semplice confessione. Qualunque artista, anche se parte da se stesso, esprime una realtà che non può essere, in quanto arte, esclusivamente sua. Il linguaggio della poesia è obliquo perché entra anche nella coscienza degli altri. In questo si differenzia dalla pagina di un diario; e in questo senso non può che essere ‘obliquo’.

Insomma, definirebbe ‘Costruttori di vulcani’ come un’opera autobiografica? Il libro che avrebbe voluto raggiungere nel tempo?
Non so mai quello che vorrò fare nel mio futuro. Non so neanche quello che voglio fare nel presente. Ma soprattutto non considero questo libro come un punto di arrivo, la fine di un percorso.

Il libro si suddivide in sezioni, la prima è ‘Poesie leggere’. L’ultima è ‘Effimere’ quasi a voler  sancire l’inutilità dell’arte. Quale è il tema che introduce la sua opera? La leggerezza, ma non il disimpegno..
‘Poesie leggere’ appartiene a una fase della mia scrittura; a un certo punto ho sentito la necessità di liberarmi da una retorica che veniva dall’ideologia; la leggerezza, la concisione, l’icasticità erano la cura che mi sono proposto, e di qui la brevità e, diciamo, l’allusività di Poesie leggere.
L’ultima sezione è intitolata “effimere” perché poteva essere la traccia del nuovo, di una prossima raccolta; ma era tutto volutamente provvisorio, e di qui il titolo di ‘effimere’.
Quanto all’utilità o l’inutilità dell’arte, l’arte è inutile e nello stesso tempo è sommamente utile. Anche la bellezza è inutile ed è nello stesso tempo infinitamente, spaventosamente, immensamente indispensabile…

In mezzo ci sono le raccolte ‘Mangiare’, ‘Polvere’, ‘Frammenti di un’antologia’, ‘Sasso’ e ‘Strategia’. Temi e significati. Diverse poesie si ripetono poi, nel libro, con leggere varianti, come ‘Stasi’ e ‘Corteo’.  Perché?
Nelle mie intenzioni la ripetizione di temi, di poesie, con o senza leggere o anche importanti varianti (nel libro ci sono due versioni di ‘Polvere’) ha appunto la funzione di creare un flusso musicale, che può anche essere interpretato o definito come un flusso narrativo. Io però preferisco usare il termine ‘flusso musicale’ perché il mio punto di riferimento è la musica. La musica prende un tema e lo ripete variandolo; tutta la musica; e in questo senso è molto, molto, molto simile alla vita.

(di Luigia Sorrentino su Rai News 24 – Poesia)

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