“Percorsi” di Cinzia Marulli – nota di Annamaria Ferramosca

percorsi-330053Accade ormai di rado che un libro di poesie svegli e alimenti quella sete di metafisica che ancora oggi, sia pur mascherata dalla velocità e opacità del quotidiano, è ancora ben presente nell’interiorità di chi legge.

Forse oggi non resta che l’immaginario di un poeta a compiere il tentativo di restituire quelle orme di senso da sempre inseguite. E in questa raccolta dall’emblematico titolo Percorsi, Cinzia Marulli segue il suo cammino esistenziale e di pensiero costellato dalle domande di sempre e offre le sue personali , nitide risposte. Lo fa modulando un canto dell’essere e del morire sulleproprie corde più genuinamente sincere e quindi più sensibili, capaci di toccare in profondità i recettori poetici di chi sa disporsi in empatia con i suoi testi.

La raccolta mostra già nel primo testo un’apertura arresa al mondo dell’inconoscibile come disposizione a tutto ciò che – di sicuro benevolo,anche se oscuro -, investe la vita e la plasma, lungo questa mia strada che non conosco/ma non mi importa/mi piace il vento/ e il suo trasporto. Appaiono, le poesie, tratti di un volo che , come afferma Jean Portante nella sua densa prefazione, tende verso l’alto, ma insieme avverte il bisogno di radicamento nella terra. Ed è proprio questo continuo rimbalzare dello sguardo dalla luce di una verità che non si lascia afferrare alla foschia che sale dalla terra con i suoi affanni, che conferisce ai testi un’impronta di amara malinconia, che però non assume mai il profilo di una resa. Metafore dal mondo della natura come sorgenti, radici, petali, clorofilla, comunicano un desiderio intenso di rigenerazione nella pace e pure di silenzio, così indispensabile all’ascolto. Eppure sento un sorriso avvicinarsi /l’abbraccio invisibile della luce trafiggere il buio. Come non avvertire in questi versi, e poi ancora lungo le successive pagine, un soffio di moderno misticismo che mescola l’amore per la natura sentita come entità sacra, con la disposizione all’abbraccio cosmico – la parola abbraccio ripetuta spesso nei testi – Si intravede chi scrive come colei che si guarda e ci guarda vivere, sostiene lungo il cammino e medita e indica, anche con toni lievemente gnomici: c’è qualcosa che va oltre noi…/qualcosa che ci avvolge tutti, e sprona: cerchiamo invece la bellezza in ogni cosa, in ogni volto…/ Che l’abitare il mondo avvenga” poeticamente” è acquisizione ben nota già da Holderlin, ma qui il tema attraversa quasi ogni stanza della silloge con grande forza incisiva.

Colpisce la consapevolezza della fine come essenza costitutiva del viaggio, raffigurata nell’ombra che come un alter ego sapiente precede il nostro moto, gira l’angolo prima di noi, quasi esortando ad una più meditata riflessione, prima di ogni azione. Sogni e ricordi (orme indelebili lasciate dai familiari scomparsi) sono i cartelli tematici disseminati lungo il percorso, che sostengono nell’accettazione del dolore e nella lotta contro il tempo. Scontro quest’ultimo che si risolve solo con il voler camminare insieme e nel “non perderlo (il tempo)appresso al niente”.

Un’altra luce di questa limpida scrittura proviene dai lampi di una religiosità che ha portato la poetessa lungo il cammino per eccellenza, quello di Santiago, e che le fa pronunciare una intensa sequenza di versi contro ogni contrasto, ogni guerra. La coscienza civile di Marulli è vivissima e brucia. Così l’allarme dell’oggi sulle grandi tragedie umane non può che erompere in forte grido contro la nostra indifferenza

verso l’orrore che si consuma lontano da noi. Il grido di sale è la poesia che dovrebbe essere affissa dovunque sui muri , dovunque ci siano occhi capaci di leggere.

E con un salto inaspettato sul versante formale, si apre in prosa la scena, di grande impatto emotivo, di un’Amina mutilata da una tradizione folle asservita al dominio maschile. Un esempio da diffondere contro tutte le forme di ignoranza del pianeta, ancora vive e cariche di violenza.

L’ultimo traguardo, quello indicibilmente avvolto nel mistero, soglia coraggiosa per chiunque in poesia voglia scriverne, si raggiunge negli ultimi testi con uno straordinario senso di accettazione, quasi perfino sorridente, teso a confortare chi rimane. E’ la sicurezza di una sopravvivenza nell’oltre affatto solitaria, visto che la poetessa si vede vigile e ben presente, seduta lì,-insieme a voi .

Da annotare, infine, che riguardo agli aspetti stilistici e formali, la poetessa resta volutamente distante da ogni diatriba sulla necessità o non necessità di sperimentare, di aderire o no a (quale?) tra le infinite tendenze poetiche attuali, etc. Cinzia Marulli segue solo il proprio “dittare dentro” con le modalità e l’afflato che spontaneamente conseguono, in una forma che semplicemente si autoassesta ed elabora la sua efficacia.

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