TIGRE CONTRO GRAMMOFONO, SERIE 3 FOLLOW THE LIEDER, 7

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Emerge una dicotomia: la doppia polarità incarnata dalla maldicenza e dalla maledizione. Dal momento che sarebbe infruottoso stabilire quale rapporto gerarchico intercorra tra i due termini, si produrrà un’analisi orizzontale. In Numeri, si legge che Maria e Aronne parlarono contro Mosè a causa della donna etiope che aveva presa, poiché aveva sposato una donna etiope. Dissero: «Solo con Mosè ha dunque parlato il Signore? Non ha forse parlato anche con noi?». Il Signore sentì. Or Mosè era l’uomo più umile di tutti gli uomini che sono sulla faccia della terra. Il Signore disse subito a Mosè, Aronne e Maria: «Uscite tutti e tre verso la tenda del convegno». Uscirono tutti e tre. Il Signore scese sulla colonna di nuvola e si tenne all’ingresso della tenda e chiamò Aronne e Maria: ambedue si fecero avanti. Il Signore disse: «Ascoltate bene la mia parola: se aveste un profeta del Signore, mi farei conoscere a lui in visione, parlerei a lui in sogno. Ma non così con il mio servo Mosè: in tutta la mia casa, egli è il più fedele. Parlo a lui a bocca a bocca, in visione e non in enigmi: egli contempla l’immagine del Signore. Perché dunque non avete temuto di parlare contro il mio servo Mosè?». L’ira del Signore divampò contro di loro ed egli se ne andò. La nuvola si allontanò dalla tenda, ed ecco: Maria era diventata lebbrosa, bianca come la neve1. In The Oxford Companion of English Literature alla voce Blatant beast (Bestia sfacciata), si legge: nel Faerie Queen di Spenser, libro sesto, un mostro, la personificazione della voce calunniosa del mondo, generato da Invidia e Denigrazione. Sir Calidore lo insegue, lo trova a derubare i monasteri e a contaminare le chiese, lo vince e lo incatena. La sfrontatezza genera mostri, in un primo momento tenuti sotto controllo ma destinati sistematicamente a tornare in circolazione: Maria fu isolata fuori dell’accampamento sette giorni, e il popolo non partì fino a quando Maria non fu accolta; la Bestia sfacciata alla fine rompe le catene, ‘così adesso vaga ancora per il mondo’. In merito al secondo termine, il prototipo della maledizione è da ricercarsi ancora una volta nelle parole del dio dell’Antico Testamento: allora il Signore Dio disse al serpente: «Perché hai fatto questo, maledetto sii tu fra tutto il bestiame e tra tutte le fiere della steppa: sul tuo ventre dovrai camminare e polvere dovrai mangiare per tutti i giorni della tua vita. Ed io porrò una ostilità tra te e la donna e tra il lignaggio tuo ed il lignaggio di lei: esso ti schiaccerà la testa e tu lo assalirai al tallone». Alla donna disse: «Farò numerose assai le tue sofferenze e le tue gravidanze, con doglie dovrai partorire figliuoli. Verso il tuo marito ti spingerà la tua passione, ma egli vorrà dominare su te»2. Privati della valenza metafisica, tanto la maldicenza quanto la maledizione assumono un carattere squisitamente strumentale, di natura politica, il cui destino è di rinascere dalle proprie ceneri. Ma è possibile fare un distinguo tra l’essenza di maldicenze/maledizioni a fin di bene e maldicenze/maledizioni a fin di male? Tommaso La Rocca ha scritto che la filosofia dell’esistenza implicita nella visione apocalittica di Müntzer non si non si differenzia sostanzialmente da quella espressa dalle altre concezioni apocalittiche della storia. Anche Müntzer immagina il campo della storia come dualizzato, conteso tra la lotta tra bene e male, con il progressivo prevalere del male. […] Una visione che induce al più nero pessimismo circa la capacità e possibilità dell’uomo di liberarsene e invertire il corso della storia. Una situazione che postula l’intervento esterno divino, la cui invocazione e la cui promessa mutano il pessimismo in speranza, in attesa di «cieli e terre nuovi». Speranza che non libera, tuttavia, dal pessimismo fino a quando dura l’attesa e non irrompe il «nuovo regno». In questa rappresentazione drammatica dell’esistenza la teologia tradizionale accentua il carattere spirituale del conflitto tra bene e male, Müntzer ne esplicita maggiormente, invece, la natura storica, sociale e politica. […] Raffigurazione storica che ha consentito di tradurre l’apocalittica müntzeriana in termini rivoluzionari e di evidenziare, quindi, anche l’altro elemento di novità della concezione apocalittica esistenziale di Müntzer rispetto ai modelli apocalittici tradizionali, cioè il concorso dell’uomo per il compimento dell’evento risolutore finale della storia3.


  1. Numeri, 12, 1-10, in La Bibbia, Edizioni Paoline, 1983
  2. Genesi, 3, 14-16, in La Bibbia, Edizioni Paoline, 1983
  3. Tommaso La Rocca, Es Ist Zeit. Apocalisse e Storia, Studio su Thomas Müntzer (1490-1525), Cappelli editore, 1988, pp. 147-148
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