Assiri e De Luca in un canzoniere a quattro mani

di Ottavio Rossani

alessandro_assiri_chiara_de_luca_sui_passi_per_non_rimanere3I libri scritti a quattro mani non mi hanno mai entusiasmato. E tanto meno le raccolte di poesia scritte da due persone che vogliono mostrare un’unità d’intenti, se non di ispirazione. Ho sempre pensato, e verificato dal vivo leggendo opere di questo genere, che di solito non c’è affatto unità di stile nei due autori e non c’è per niente quell’afflato che connota la poesia.
Questa premessa per dire che invece ora ho letto un libro che  due scrittori, un uomo e una donna, nell’articolazione del dialogo tra loro, alternando i loro testi, danno una buona prova di poesia scritta appunto a quattro mani. Sto parlando del libro sui passi per non rimanere (Fara, 2008, pagg. 58, Euro 10,00) di Alessandro Assiri e Chiara De Luca, due poeti che finora avevano camminato divisi e avevano pubblicato raccolte che avevano ottenuto buona accoglienza critica. Di Alessandro Assiri va ricordato Il giardino dei pensieri recisi (Aletti, 2003); di Chiara De Luca il poemettto La notte salva (Fara, 2008). In questo “dialogo” a due voci, lui nelle pagina pari, lei in quelle dispari, raggiungono un diapason comune che permette una lettura non solo gradevole ma ricca di sollecitazioni. I versi esprimono dubbi, incertezze, insicurezze, ma anche trasporto, passione, desideri, speranze. La maggiore intensità si trova nelle poesie d’amore, in cui i pensieri si intrecciano con le emozioni. Pubblico due quadri (tratti dalla seconda delle tre sezioni) che si richiamano e si completano.

A volte ti ricevo come una visita
inaspettata
quando metto in fila tutti i quasi
i magari storti di tutti gli altri versi
adesso che sei entrata nelle pagine
e debbo sporcarmi le mani
nell’aprirti per accoglierti adagio
Alessandro Assiri

 

Forse per aver svestito a lungo le parole
immobile spiato dietro vetri inesistenti
premuto forte porte aperte per scoprire
nessuno a sporcare il bianco dell’attesa
l’urgenza segna adesso l’andatura
di un dire che non ha più il tempo
di bussare
 Chiara de Luca

Da sui passi per non rimanere (Fara, 2008)

Il titolo è derivato dal verso iniziale di Alessandro Assiri (“sono sui passi per non rimanere/ come ieri, o era un altro magari”). Le sequenze del colloquio tra i due che si sono incontrati, capiti, avvicinati, e “confessati”, si sciolgono con dolcezza, ma anche con malinconia, verso una sintonia d’affetti e di pensieri. E tuttavia permangono le diversità: di caratteri e di proposte. Scrive Assiri nella sua premessa: “… stiamo diventando suoni che si dimenticano in fretta, parole che nessuno ricorda,… come possiamo solo sperare di rimanere… È la velocità  con cui si accede e si eccede a condannare le parole all’oblio…” e conclude che manca il luogo dove abitare con le proprie parole. E Chiara De Luca risponde nella sua premessa: “… La poesia ci ha fatto incontrare. La poesia ci fa comunicare. E ci sto bene. Ora siamo due… e poi saranno altri due. E poi altri ancora. Fiori che spuntano dagli interstizi dell’asfalto. Vite brevi, forse. Ma lampi. Luce”. E parlano di attese, bottiglie che arriveranno dal mare, di sillabe nel vento da rimettere insieme per ritriovare un senso, sia pure casuale, del tempo che corre e si disperde, di occhi che sanno guardare, ma anche di chimere, di distanze, di ritorni, di luce, di derive, di pensieri, di silenzio, di passi, di vento. Insomma, fanno riemergere da lontane memorie tutti gli elementi che fanno poesia e li alchimizzano per la loro euforia. La fusione, che non annulla le singole identità, funziona nell’invenzione poetica.

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