L’Aria n.19: frammenti dell’Esperienza (riscritto: 2003-2012)

 

La luce fa bene. La luce salva. un uomo dice: Dall’abbandono viene la lucidità; dalla lucidità la comprensione, che mi piace. la comprensione cresce come deve: è reale e accade; ed è un fatto, che ha radici. il progetto si chiama: La scuola adotta un artista, un artista adotta la scuola. una cazzo di tregua qualunque, una resa pratica alla docenza, e voi sareste piccoli – ma perché?

parlavo a dei bambini, è chiaro. Cioè ai simili, e non scherzavo. i piccoli sono profondi: ci si specchia in un’altra persona – hanno detto questo. essere percepiti va bene: è quasi gloria. lasciarsi memorizzare da altri: ma tu sei timido, e come? è gloria anche questo.

e «io vorrei lavorare con te», «e vorrei scrivere, con te…»: uno cerca l’altra, uno è ingenuo, l’altra ha il viso tondo, come infantile. è infantile, e adorato, il suo modo di esprimere: non è male, una volta era bello… uno sa lavorare, l’altro impara; la loro amicizia, quasi amore, – e l’intùito che li lega, senza parole –, non si stacca dal lavoro.

l’esperienza coincide con la vita e con la vita dell’ambiente. non si rinuncia all’ambiente in cui percepire. ma l’atto singolare, come rimane? Deve rimanere. Perciò diventerà più che singolare: violento, con calma; imponente e duro, con calma.

occhi gialli – come i gatti. i pezzi della propria inquietudine, beatitudine, isolamento, i frutti (i quaderni, i fatti veri). i quaderni SONO i fatti.
a questo punto ti giri, vedi chi c’è dietro, il peso, il sesso, il seno, il tempo lungo (Bologna?) – Bologna uguale un incontro imprevisto, il rifiuto di tutti gli altri, lasciarli dove sono, perché non ci sono; in Via Broccaindosso vive ancora il verde melograno, e non è mai morto; il bambino sì. è passato un grande tempo: suo padre dice, ridice pargoletta mano, vermigli fiori, e tu sai, ho sempre troppo ardore, troppo: come la febbre. Non passa mai, non sono più capace di fare scuola.

e perché quella pausa? e perché la minuscola all’inizio della poesia?
perché hai saltato quel verso, leggendo? Come dire: facci vedere come funziona –
chiaro, l’apparenza grafica era dedicata alla voce: nothing compares 2 U! E una parola in corsivo diventa la sforzata. Non parlate come gli adulti si aspettano. È bello che sia così: una sorpresa, rinnovata di volta in volta.

nell’intimità del coordinatore, io: riscrivere è il piacere, rifare è bello. Uscire dalla porta è buono. Non farsi più insultare. Non perdere la dignità. Sono cose importanti. Non sei più sensibile, percepisci male – come chiederai qualcosa di affettuoso… una notizia… (Pinocchio è tutto vibrato, nei denti. è il fascio di nervi, e parla: chi mi darà da mangiare?)

Je est un autre, ma non puoi rinnegare l’emozione e la vita, la treccia bionda ti fa tremare! bimbo, e non sei contento di questo? Proprio dell’uomo è il riposo e lo slancio.

quante poesie hai scritto? Perché non vuoi essere chiamato poeta?
risposta: Chi lo è?
O forse la quantità di «pezzi di pensiero» scritti in poesia indica che una persona ha molto lavorato, molto vissuto…
Loro ti chiedono la coerenza, il tempo totale… Li capisci bene.
il meglio è leggere quella poesia su Palermo, o Genova, o Lecce, bombardate. il numero a metà poesia è gigantesco, un po’ fantastico. Lasciali credere.

l’esperimento sta in piedi da solo. De Dominicis: io sono più antico di un artista egiziano. Ora c’è spazio: è la bocca dello stomaco. Fai spazio: è la bocca e chiede. Fai spazio: è lo stomaco e vuole tutto (carne, fagioli, birra, acqua, il più possibile). Il cibo della mente è la parola; l’oro, orale, celeste. il cibo della mente è MEDICINA: dimenticare. fuggi il male!
LA SCUOLA è SEMPRE MEGLIO DELLA MERDA: anche questa citazione è una citazione, è buona.

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2 Comments

  • che brivido tra quegli smemorati, tra quegli sregolati – e accudirlo fino a farlo parlare ‘seriamente’: è possibile? spero di sì.
    grazie e un saluto,
    rx

  • Chiedere coerenza il tempo totale… e il parlare dritto sulla faccia, senza alcuna certezza, soli davanti all’altro… bambini e poeti non poeti… forse la lingua è un disegno o lettere col gesso, sparisce e riappare…

    Ecco Massimo, forse così bisogna essere.

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