Eugenio De Signoribus – Scheda Autore


Eugenio De Signoribus è nato a Cupra Marittima (AP) nel 1947. Tra i massimi esponenti della poesia italiana, già finalista al “Viareggio” nel 1996 con Istmi e Chiuse, nel 2000 con Principio del giorno e nel 2005 con Ronda dei conversi, opere per le quali si è aggiudicato altri importanti riconoscimenti, tra i quali il Premio Internazionale “Biella Poesia“, il “Dino Campana“, i premi speciali “Cattafi” e “Caproni“, solo per citarne alcuni.
Suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese, spagnolo, tedesco e pubblicati su riviste e antologie italiane ed europee; alcune poesie sono state tradotte in arabo e in giapponese. Ha vinto il “Premio Viareggio” nel 2008 con il volume Poesie (1976-2007) edito da Garzanti, raccolta di libri pubblicati e nuovi testi.
Redattore della rivista Marka, ha diretto poi Hortus dal 1991 al 1996; successivamente  ha dato vita al semestrale Istmi. Tracce di vita letteraria, in collaborazione con Feliciano Paoli e con Enrico Capodaglio. Dal 1997 cura, in qualità di direttore letterario, i Quaderni della Luna, periodico di letteratura e arte incisoria, stampato presso la Tipografia Grafiche Fioroni di Casette d’Ete dall’Associazione Culturale La Luna, di cui De Signoribus è stato uno dei fondatori insieme all’artista incisore fermano Sandro Pazzi.
Molti i critici letterari che si sono occupati delle sua produzione poetica, da Giorgio Agamben, Giovanni Giudici, a Rodolfo Zucco, Stefano Verdino e molti altri. Dice Emanuele Zinato: “Nella sua poesia, la ricerca del confronto con l’Altro diventa vera e propria acquisizione etica. Nell’io dissolto sorge una nuova traccia di riconoscimento. E a questo utopico attraversamento alludono a ben guardare tutte le principali metafore cognitive messe a punto da De Signoribus […]” E il grande poeta francese Yves Bonnefoy, in occasione della presentazione a Parigi della traduzione della Ronda dei conversi, ha scritto; “[…] Saluto con affetto Eugenio, nel ricordo della sua presenza commovente di uomo poco incline a comparire in luogo dei suoi scritti, benché ragguardevole al pari di essi, e benefico, oso dire: presenza riservata, silenziosa, si direbbe quasi selvatica, ma nimbata di quella luce che nasce dall’esigenza severa, quando è insieme dolcezza attenta e tenerezza. Quella che è così la purità stessa, altro nome della poesia che non è e non cerca di essere che se stessa”.

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