Marco Scarpa su Primine di Alessandra Carnaroli

Un percorso poetico intenso. Mai domo, sempre in prima linea nel prendere di petto ogni tipo di violenza. Fin dal libro d’esordio la ricerca è sempre stata verso quel germe, quel nervo scoperto che tenta di identificare e chiarire un universo di meccanismi inceppati, situazioni compromesse, abitudini generalizzate, l’uniformità dell’agire comune. E più che una forma d’analisi emerge soprattutto un’indignazione randagia, uno sdegno che non tace.

Partire da fatti realmente caduti e non essere solo cronaca, sfuggire la banalità, la retorica, in questo è riuscita Alessandra Carnaroli e nei suoi versi non (ci) ha risparmiato nulla. Da questa lettura non si scappa, è dolorosa, nuda e cruda, la violenza riemerge come se non se ne fosse mai andata ed a volte è ripugnante quanto scritto ma incute pure rabbia, consapevolezza, voglia di resistere. Questi versi non celano il lato buono, la libertà acquisita né fanno intravvedere certezze e rinascite e così facendo ci lasciano immersi dentro questa realtà, entro questi limiti umani, entro questa inciviltà.

Nei testi trovano spazio le vicende più varie: violenze familiari, violenze nelle scuole, femminicidi, violenze razziali, la non accettazione del diverso. C’è l’intero panorama delle violenze qui esposto in cattiva mostra. Accanto a queste violenze, le motivazioni ad esse legate sono spesso tralasciate o rese ancora più improbabili eppure vere, proprio perché la ragione sfugge dietro a questi sfoghi, a questi istinti irrefrenabili. Spesso la brutalità pare figlia di una eredità sociale da cui fatichiamo a distaccarcene del tutto, pare quasi “naturale” la predisposizione ad agire con azioni assurde.

Il linguaggio rimane rasoterra, scarno, semplice, essenziale, spesso farcito di errori grammaticali quasi a sentenziare che le colpe provengano dall’ignoranza, da una mancanza di cultura, da riferimenti deboli a cui sorreggersi nei momenti delicati. E visto che spesso ci sono bambini di mezzo, la scrittura cerca anche di mimare la voce con parole proprie di un’età infantile, e così facendo ci pare ancora più vicina la vicenda esposta.

Alcuni versi sono pensieri malati, frasi di pazzi. Eppure è tutto reale, è vita che esiste e bisogna affrontare, oltre le scuse e le colpe, le nefandezze più turpi.

(Marco Scarpa su Primine, presentazione reading “Traversi incontra pordenonelegge”, Treviso 2017)

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