Poesia Condivisa 2 N.23: Gëzim Hajdari

Vado via Europa, vecchia puttana viziata.

I tuoi ruderi non mi incantano più,
i tuoi specchi e i tuoi abissi hanno ingannato il mio esilio,
ferito il mio mesto corpo dell’Est
davanti ai falsi altari impietriti.

Addio Europa di muri, voci annegate e tombe d’acqua.

La mia patria castrata mi ha costretto ad andare via,
i tuoi santi eunuchi mi hanno abbandonato sotto la pioggia,
come straniero.

Domani, di buon ora,
partirò con la prima nave del Tirreno,
dal porto del Circeo,
accompagnato dai canti mortali delle Sirene,
verso la Croce del Sud[1] senza voltarmi indietro.

Nei deserti lontani m’aspettano viandanti sconosciuti,
guerrieri di tribù antiche, danzatrici del ventre;
ruberò fanciulle dalle corti dei re di confini,
come Halìl[2] di Jutbìna[3] delle Bjeshkëve të Nëmuna[4],
per donarle in sposa al mio signore
e dare vita ad una nuova stirpe.

Incendierò le vecchie lingue arrugginite,
mi scrollerò di dosso identità, cittadinanze e patrie matrigne;
voglio trascorrere i miei anni in prigione,
lontano dai miei libri,
con banditi onesti e fuorilegge.

Addio Europa del sangue versato in nome dei confini assassini
e delle bandiere insanguinate.

Domani, di buon ora,
partirò con la prima nave del Tirreno,
dal porto del Circeo,
accompagnato dai canti mortali delle Sirene,
verso la Croce del Sud.

 

***

 

Po iki Europë, rospi e vjetër me huqe.

Rrënojat e tua s’më magjepsin më,

pasqyrat dhe honet mashtruan ezilin tim,
plagosën trupin tim të hidhur lindor
ballë altarëve të rremë e të pagojë.

Lamtumirë Europë e mureve, zërave të mbytur dhe varreve ujore.

Atdheu im i tredhur më detyroi të marr arratinë,
shënjorët e tu eunukë më braktisën nën shi
si të huaj.

Nesër, herët në agim,
do të nisem me anijen e parë të Tirrenit
nga porti i Çirçes,
shoqëruar nga këngë vdekjeprurëse të Sirenave,
drejt Kryqit të Jugut[5] pa e kthyer kokën pas.

Në shkretira të largëta më presin shtegëtarë të panjohur,
luftëtarë të tribuve të lashta, valltarë të valles së mezit;
do të vjedh vashëza nga oborret mbretërore në kufi,
si Halili nga Jutbina i Bjeshkëve të Nëmuna,
për t’ia dhuruar si nuse t’im zoti
e për të gjalluar një fisi të ri.

Do t’i vë zjarrin gjuhëve të vjetra gjithë ndryshk,
do të xhvas nga shpina identitete, nënshtetësi dhe atdhera-njerkë;
dua të kaloj vitet e mbetur në burg,
larg nga librat e mi,
me banditë të ndershëm jashtligjit.

Lamtumirë Europë e gjakut të derdhur në emër të kufijve vrastar
e të flamurëve të përgjakur.

Nesër, herët në agim,
do të nisem me anijen e parë të Tirrenit,
nga porti i Cirçes,
shoqëruar nga këngë vdekjeprurëse të Sirenave,
drejt Kryqit të Jugut.

da: DELTA DEL TUO FIUME/GRYKË E LUMIT TËND, Edizioni Ensemble, Roma 2015


[1] La Croce del Sud (in latino Crux, “croce”, così chiamata così chiamata in contrasto con la Croce del Nord, la costellazione del Cigno), è la più piccola delle ottantotto costellazioni moderne, ma anche una delle più famose. La costellazione della Croce del Sud è tra le più brillanti e caratteristiche del cielo australe.

[2] Halìl: personaggio leggendario dell’epos albanese

[3] Jutbìna: territorio di confine tra l’Albania e l’ex Jugoslavia

[4] Bjeshkët e Nëmuna: le Montagne Maledette, così vengono chiamate le Alpi albanesi del nord

[5] Kryqi i Jugut (në latinisht Crux), kryq”, kështu quhej në kontrast me Kryqin e Veriut, kostelacioni i Mjelmës, është më i vogli ndër tetëdhjetë e tetë kostelacionet moderne, por dhe më të fmashmit. Kostelacioni i Kryqit të Jugut është një ndër më të shndritshmit në qiellin austral.

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2 Comments

  • Trascrivo qui la breve nota biografica che l’autore mi ha inviato e che illumina il senso della sua scrittura.
    Ringrazio l’amico Franco Intini per la sua accurata e partecipata analisi del testo,
    A tutti voi che ci seguite un caro augurio di buoni giorni,
    Annamaria Ferramosca

    Gëzim Hajdari, è nato nel 1957, ad Hajdaraj (Lushnje), Albania, in una famiglia di ex proprietari terrieri e commercianti, i cui beni sono stati confiscati durante la dittatura comunista di Enver Hoxha. Nel paese natale ha terminato le elementari, mentre ha frequentato le medie, il ginnasio e l’istituto superiore per ragionieri nella città di Lushnje. Si è laureato in Lettere Albanesi all’Università “A. Xhuvani” di Elbasan e in Lettere Moderne a “La Sapienza” di Roma.
    In Albania ha svolto vari mestieri lavorando come operaio, guardia di campagna, magazziniere, ragioniere, operaio in una azienda per la bonifica dei terreni, due anni come militare con gli ex-detenuti, insegnante di letteratura alle superiori dopo il crollo del regime comunista; mentre in Italia ha lavorato come pulitore di stalle, zappatore, manovale, aiuto tipografo. Attualmente vive di conferenze e lezioni presso l’università in Italia e all’estero dove si studia la sua opera.
    Nell’inverno del 1991, Hajdari è tra i fondatori del Partito Democratico e del Partito Repubblicano della città di Lushnje, partiti d’opposizione, e viene eletto segretario provinciale per i repubblicani nella suddetta città. È cofondatore del settimanale di opposizione Ora e Fjalës. Più tardi, nelle elezioni politiche del 1992, si presenta come candidato al parlamento nelle liste del PRA, ma non risultò eletto.
    Nel corso della sua intensa attività di esponente politico e di giornalista d’opposizione, ha denunciato pubblicamente e ripetutamente i crimini, gli abusi, la corruzione e le speculazioni della vecchia nomenclatura di Hoxha e della più recente fase post-comunista. Anche per queste ragioni, a seguito di ripetute minacce subite, è stato costretto, nell’aprile del 1992, a fuggire dal proprio paese.
    Bilingue e translingue, scrive e traduce in albanese e in italiano. Ha tradotto vari autori. La sua poesia è stata tradotta in diverse lingue. È stato invitato a presentare la sua opera in vari paesi del mondo ma non in Albania, dove il suo contributo letterario viene ignorato volutamente dalla cultura di potere. È presidente del Centro Internazionale Eugenio Montale e cittadino onorario per meriti letterari della città di Frosinone. È considerato uno dei maggiori poeti contemporanei.
    Dirige la collana di poesia “Erranze” per l’editore Ensemble di Roma. Ha vinto numerosi premi letterari.
    Dal 1992, vive come esule in Italia.

  • L’idea che mi attraversa leggendo questa poesia è di un esule tradito da ogni terra. L’Europa infatti non si è dimostrata all’ altezza di quello che prometteva . Al suo interno si consuma una lotta assurda per confini e bandiere e, come da sempre, a chi cerca di unire si contrappongono forze disgregatrici che innalzano muri di ogni genere. Ciononostante la vecchia Europa rappresenta ancora un potentissimo richiamo, anche se il suo modello di benessere e libertà è offerto a carissimo prezzo, spesso a costo della vita. La solitudine del poeta sopravvissuto all’impatto della delusione con questo mondo consiste di desiderio di purezza originale. Gli è naturale salpare dal Circeo per andare verso Sud perché così si compie al contrario il gesto della speranza. Se la fame e la violenza della guerra spingono i popoli a migrare verso Nord è la purezza di un signore giusto e nobile ad attrarre il poeta verso Sud e ad assicurargli la rinascita. La poesia come la vita è dominata da questo doppio flusso. A quello di gente in cerca di una via di scampo si contrappone il viaggio verso la purezza originale.
    Perchè cercare le spose al proprio signore? Di quale signore si tratti non è indicato, forse è lo stesso forse che stava sui monti a Nord della patria del poeta? Di certo l’Europa gli ha voltato le spalle.
    Che il Nilo nascesse da qualche parte era certo e che fosse puro come un Dio, era fede anche per gli antichi. Nei moderni è l’esule senza terra, l’espulso, il cacciato da ogni affetto e legame a conservare intatto un tracciato sicuro e che come tutti i cristi, si affianca a banditi onesti sulla propria croce. Gli altri, riempiono le contrade della terra facendo bella mostra del volto più cattivo.
    E dunque quello che cerca il poeta è la fonte dell’Umanità, quella sua capacità di generare Abele prima che diventi preda di Caino. E’ a questo che mira questo stupendo canto che guarda la storia come ad un invertirsi dei cammini? Da una parte il viaggio dalla terra dell’ innocenza verso la potente Europa, destinato alla disfatta e alla corruzione, dall’altra il ritorno nelle interiorità dell’uomo verso la sua parte migliore finalmente vincitrice:

    Incendierò le vecchie lingue arrugginite,
    mi scrollerò di dosso identità, cittadinanze e patrie matrigne.

    Ciao e buona Pasqua.

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