POESIA CONDIVISA 2 N.12: JUANA CASTRO

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Palpita entre mis manos su plumón, el ovillo
de su carne animada.
Ha venido a parar en mi regazo
y yo no sé qué hacer con su extravío.
Tan grande el mundo, y tan estrecho el vuelo
para tu corto azar, desvalimiento mío.
Gorrioncillo azorado que estrenas la orfandad
y has puesto en mi pared tu golpe de ala,
cómo  ayudarte  yo, cómo enseñarte
que toda turbación es más que miedo.
Volar? Andar? Quién sabe dónde
anidarán tus ojos cuando aprendas
a mudarde la piel –y el corazón quizás—
en cada yerro agigantado en muro.

*

Tra le mie mani palpitano le sue piume, il gomitolo
della sua carne viva.
É venuto a fermarsi nel mio grembo
e io non so che fare del suo smarrimento.
È così grande il mondo, e così stretto il volo
per il tuo breve azzardo, inerme mio.
Passerotto impaurito che inauguri l’orfanezza
e sulla mia parete hai picchiato con l’ala,
come aiutarti io, come insegnarti
che il turbamento è più che la paura.
Volare? Andare? Chissà dove
avranno il nido i tuoi occhi quando apprenderai
a mutar pelle –e forse il cuore—
in ogni sbaglio ingigantito in muro.

 

da I PASSI DEL SILENZIO e altre poesie, Edizioni Moto Perpetuo (Pescara, 1998), a cura di Emilio Coco.

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2 Comments

  • Caro Franco, mi associo all’intuizione di tua figlia. Probabilmente con il ” senso materno” ancestrale che ci accomuna, noi donne vediamo nella scena dell’urto la splendida metafora dell’embrione appena formatosi, in attesa di un futuro denso di ostacoli. Un muro che conserva gli aspetti da te analizzati, come la spinta degli inevitabili errori a indurire anche il cuore, forse. E insieme commuove quel tremore materno nel pensare di non riuscire a sostenere il figlio durante il suo inevitabile distacco per il non facile volo della vita.
    un caro saluto

  • L’immagine che viene in mente subito è quella del Raffaello con i due bambini ed il cardellino al centro della scena meravigliosa. Ma qui è altra cosa. L’innocenza è smarrimento, il gioco è duro. Al posto della Signora c’è un’ altra donna, col cuore di poeta che vede nell’uccellino il suo stesso destino in rapporto a quello di ogni altra creatura. Una fortuna per il passerotto essersi imbattuto in un grembo amico? Ma cosa potrà insegnargli chi conosce la differenza tra paura e turbamento? Forse non ci vorrà molto ad imparare a volare: è già scritto come sbattere le ali e quel volo in cui l’atterraggio non sarà morbido. Ma come insegnargli che sbattere contro un muro vale mutar pelle in ogni sbaglio, indurirsi a spese del cuore. È questa la domanda a cui il poeta non sa rispondere. Perchè gli manca l’esperienza d’essere altro da sé, cioè quell’altro che muta pelle e fa mille compromessi e regola il suo cammino inciampando negli ostacoli. Lo smarrimento come il turbamento rimangono tali nel cuore del poeta, gli sono propri come l’innocenza che non cede davanti alle prove a cui è sottoposta. Che destino è allora quello dei poeti di non imparare dai muri? A rigore dunque il loro smarrimento è lo iato che li separa dalla corruzione, lo stesso che rende incompatibile il bene ed il male. Tremore che il passero inerme, come ogni altra creatura, impara a controllare con l’esperienza, per farne lezione di vita, ma che lascia per sempre indietro il poeta. In fondo al suo cuore rimane la consapevolezza che le parole-le stesse per tutti ma simili a cellule sanguigne per lui- nascondono abissi, impossibili da portare alla luce, impossibili da comunicare che indicano zolle dell’animo in conflitto tra loro. Turbamento non è lo stesso che paura, chi potrà capirlo? A chi potrà giovare? Ma se queste sono le difficoltà di fronte ad un passero inerme, in qualche modo del tutto simile alla condizione del poeta, come si potrà pretendere di essere compresi da chi quei voli ha imparato ad adattarli ai muri?
    (Se sia così non so, l’obiezione del tutto legittima che mi ha sollevato mia figlia, alla lettura di questa poesia, è che probabilmente la poetessa stia parlando ad \ di una sua creatura in forma metaforica e a me non sorprende come l’intuizione femminile sia a volte così potente.).
    Alla prossima. Ciao Franco

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