TRITTICI – IL Segno e la Parola. Nota di lettura di Francesca Del Moro

trittici-ferramoscaTrittici, ovvero tre opere per ciascuno di quattro artisti figurativi, offerte insieme a una poesia che da esse scaturisce fino a prendere una direzione propria. L’immagine che accende l’immaginazione, un dialogo tra due espressioni creative che a sua volta instaura altri livelli dialogici.

Ad accomunare gli artisti scelti da Annamaria Ferramosca per questo libro è la centralità della figura femminile: dalle donne dai lunghi colli e i volti senza sguardo di Modigliani alle immagini-vissuto dense di colori e richiami simbolici di Frida Kahlo, dalle figure estatiche ed evanescenti di Cristina Bove alla precisione del dettaglio fisico e psicologico dei ritratti di Antonio Laglia. Ispirandosi e al tempo stesso generosamente omaggiando i quattro artisti, Annamaria Ferramosca offre una poesia costantemente protesa verso l’altro, verso l’incontro: tra soggetto e artista; artista e poeta; soggetto e poeta; tra l’avvicendarsi di artista, soggetto e poeta da un lato e il lettore-osservatore dall’altro.

Lungi dal fornire mere didascalie alle opere proposte, i versi delineano tuttavia una puntuale analisi che ne ripercorre i tratti salienti – forme, colori, composizione, contesto – facendone punto di partenza per l’esplorazione di temi esistenziali e per sviluppi narrativi riguardanti soprattutto le donne. Come nota Maria Teresa Ciammaruconi nella prefazione, le donne in cornice hanno il coraggio di prendere la parola raccontando il pudore, la vergogna, i desideri, la rassegnazione delle donne reali.

Un racconto che prende forma attraverso un costante mutare del punto di vista e dell’interlocutore. Così le donne ritratte da Modigliani parlano direttamente all’artista in un andirivieni tra il proprio sentire e le scelte stilistiche di colui che le ritrae, mentre quelle di Antonio Laglia si rivolgono al lettore chiamando in causa l’artista in terza persona. Nel caso delle opere di Frida Kahlo, la pittrice che coincide con il soggetto traduce in parole lo sguardo fermo che ci punta addosso dagli autoritratti e in un caso si rivolge a un’altra figura, Xólotl, il cane che nella tradizione messicana accompagna i morti nell’oltre.

Cangiante è la prospettiva applicata alle opere di computer art di Cristina Bove, che su Annamaria ha agito sia come scrittrice sia come artista visiva: il racconto in terza persona si alterna qui alla prima persona del soggetto dell’opera per lasciare affacciarsi l’io poetante solo nell’attimo di un verso breve, come a rivelare il debito nei confronti dell’arte proposta. Questa vivacità comunicativa pone da un lato l’accento sul continuum tra le arti: anche i versi di Annamaria sono intensamente pittorici mentre le immagini a loro volta suggeriscono possibilità narrative e si prestano a tradursi in parole nella mente di chi guarda.

E con forza ancora maggiore emerge il continuum di arte e vita: impossibile separarle, esse scorrono l’una nell’altra, si accendono a vicenda. Fino a incendiarsi, perché la scrittura di Annamaria è una scrittura intensa e appassionata, a partire dalla creatività con cui maneggia la materia linguistica: le parole spesso si fondono a due a due dando origine a un terzo elemento riccamente evocativo (dolceesagerata; azzurro-calmo; bambola-nell’angolo; visoabisso; occhiuragano; fiorimpronte ), si spezzano ampliando la propria polisemia (de-finirmi), lasciano spazio a incursioni di discorso diretto in corsivo, fluiscono in ricche partiture musicali. Le figure femminili si interrogano, interrogano l’artista che le ritrae, ci obbligano a pensare. Curatrice e guida storico-artistica al tempo stesso, la poeta ci accompagna attraverso questa piccola mostra collettiva incentrata sui ritratti al femminile in un percorso intensamente emozionante, che saremo portati a proseguire per nostro conto una volta chiuso il libro.

(dalla Rivista on line  ILLUSTRATI (Logos), n.ro 39, ottobre2016, sezione POEMATA-Versi Contemporanei)

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