«RISONANZE» DEL CANTICO DI FRANCESCO D’ASSISI NEL «MONDO» DI FRANCO MARCOALDI

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Il Cantico di Frate Sole di Francesco d’Assisi: un’idea pre-ecologistica della «natura» 

Il Cantico di Frate Sole, composto, secondo la tradizione, da san Francesco d’Assisi nel 1224, è stato interpretato per secoli in chiave esclusivamente religiosa; tramandato in ambito ecclesiale soprattutto francescano, è stato sostanzialmente dimenticato per secoli dalle storie della letteratura “ufficiali”: in Italia, nella sua Storia della letteratura italiana (1869-1871) Francesco De Sanctis non ne fa alcun accenno.

Lo storico Jacques Le Goff, commentando recentemente la Legenda aurea[1], il libro più riprodotto e letto dopo la Bibbia in tutto il Medioevo, sottolinea l’«originale» ruolo attribuito da Jacopo da Varagine ai santi e quindi anche a san Francesco, quello di «marcatori del tempo», per la capacità di cogliere e rappresentare in maniera esemplare il loro tempo.

Considerato come testo marcatamente religioso e medievale, il recupero del Cantico come opera poetica inizia solo in ambito romantico, quando gli studiosi cominciano a prestare una maggiore attenzione agli aspetti sociologici e storico-letterari.

Oggi, tra le opere di Francesco, «è soprattutto il Cantico a imporsi come evento di assoluta evidenza, per la sua carica di altissima testimonianza spirituale e per l’intensità del messaggio poetico, straordinario esempio di poesia religiosa che inaugura, nello stesso tempo, la nostra letteratura in volgare»[2].

Al di là del dato squisitamente religioso o storico-letterario, non oggetto della nostra analisi, il Cantico esercita un grande fascino, anche sui non credenti.

Francesco D’Assisi è considerato un anticipatore della sensibilità ecologistica e pacifistica che si è sviluppata in Occidente, e non solo ormai in Occidente, a partire dal secondo dopoguerra a seguito dei cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento globale del pianeta e, anche, all’uso delle armi come «mezzo di risoluzione delle controversie internazionali»[3]. Il naturalismo di Francesco è naturalmente legato a una visione della trascendenza tipica dell’uomo medievale; un’idea della natura che si regge su “leggi” proprie che non rimandano, almeno direttamente, a Dio si svilupperà solo con l’Umanesimo e il Rinascimento e, successivamente, con la visione copernicana.

Anche la Chiesa Cattolica, utilizzando il modello “interno” di san Francesco, ha recentemente elaborato, a partire dall’enciclica Octogesima adveniens[4] di Paolo VI, un cambio di prospettiva teologica relativamente alla salvaguardia e alla tutela dell’ecosistema, allontanandosi dal vecchio modello interpretativo medievale che si reggeva sul dettato veterotestamentario. Nella Genesi, infatti, il Creatore assegna ad Adamo ed Eva una funzione dominante su tutti gli esseri viventi all’interno del creato: «[…] dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra» (Gen., 1, 28). Al modello ecologistico del Cantico di Frate Sole fa esplicito e diretto riferimento anche papa Francesco (che ha scelto, appunto, di chiamarsi semplicemente Francesco come il santo rinunciando al nome dinastico) già nel titolo della sua enciclica Laudato si’[5], data alle stampe il 24 maggio 2015.

Alcuni “parallelismi” tra il Cantico di Frate Sole e Il mondo sia lodato di Marcoaldi

Anche Franco Marcoaldi rimanda direttamente, già nel titolo del suo poemetto, pubblicato nel 2015 nell’edizione “bianca” Einaudi, al Cantico di Francesco D’Assisi: Il mondo sia lodato è un calco della formula litanica «Laudato si’, mi’ Signore», ma le sonorità sono diverse: in Marcoaldi il suono è più cupo, in «lodato» prevale la vocale «o» (lOdatO); mentre in «laudato» c’è un’apertura data dalla «a» (lAudAto).  A livello ritmico, però, in entrambi i casi cade in quarta posizione una forma del verbo essere, l’imperativo «sie» e «si’»  (‒  ‒  ‒ + ‒ ‒ + ‒), in Francesco D’Assisi e il congiuntivo desiderativo «sia» nella variante di Marcoaldi (‒  ‒  ‒ + ‒  + ‒).

All’interno de Il mondo sia lodato è possibile individuare molti richiami diretti al Cantico, ma si tratta solo di parallelismi, a volte semplicemente formali. Questi sono i più evidenti e importanti:

  1. A livello di macrostruttura, Marcoaldi mantiene, per quanto nascosto, lo “scheletro” del Cantico: la ripartizione in 12 lasse[6] del testo di Francesco D’Assisi è da Marcoaldi sostituita ne Il mondo sia lodato con un calendario laico; il poemetto è suddiviso in 12 mesi, indicati con i numerali ordinali[7]. Nel testo IV è indicato esplicitamente il mese di aprile, nel V invece maggio; il che autorizza a pensare che il primo testo si riferisca a gennaio e l’ultimo a dicembre e che Il mondo sia lodato proceda quindi secondo la successione “naturale” dei mesi.
  2. Secondo la tradizione, Francesco D’Assisi scrive il Cantico di Frate Sole dopo una notte trascorsa con il male agli occhi e infastidito dai topi; l’episodio, tramandato con finalità agiografica, indica che il santo si trovava in una particolare situazione di tormento fisico e di malattia, relativa alla vista. Il santo ha quindi una visione “alterata” rispetto al modo quotidiano di guardare la realtà tipico dell’uomo medievale. Parallelamente, Il mondo sia lodato si apre con un’introduzione in prosa intitolata “Risonanze” ambientata in un laboratorio medico. Il «corpo dell’uomo» è sottoposto a delle risonanze magnetiche nucleari (RMN). L’esame è descritto con precisione, ma senza il ricorso a un’eccessiva terminologia scientifica che avrebbe snaturato il testo. Chiuso nella «macchina» e stimolato dal «contorno sonoro dell’esperienza» il paziente (in qualche misura, il penitente) sente irrompere nel «teatro della mente» una serie di ricordi, anche religiosi, relativi all’infanzia, che diventano delle visioni laiche.
  3. Ne Il mondo sia lodato Marcoaldi mantiene anche dei termini antichi o medievaleggianti. Il maggior accumulo lo troviamo nel canto V (maggio): «preziosissimo», «mirabilia», «visioni», «incenso», «reliquiari di santi». In qualche caso, per es. nel canto I (gennaio), è possibile trovare dei termini che alludono all’ambito ecclesiale: la fredda cella del monaco medievale è richiamata alla memoria religiosa e letteraria del lettore dalla «gelida cella» frigorifera del macellaio e, qualche verso più avanti, il «chiosTRo» del convento diventa un «chiosCo sommerso di carta», un’edicola.
  4. Nella sua silloge Franco Marcoaldi mantiene gli elementi naturali presenti nel Cantico, compreso il riferimento alla «morte» (parola scritta sempre in minuscolo, mentre in San Francesco è con la maiuscola). Nella tabella qui sotto riportiamo un confronto puramente indicativo e non completo, ma esplicativo (tra parentesi, i mesi del calendario de Il mondo sia lodato):
Cantico di Frate Sole Il mondo sia lodato
frate Sole «il sole» (VI)
sora Luna e le Stelle «la luna» (VI), «una luna» (XI), «di stelle» (II), «di stelle» (V), «e stelle» (XI)
frate Vento «un vento» (IV), «al vento» (XII)
aere et nubilo e sereno «di nuvole» (IV), «una nuvoletta» (XI), «il cielo» (V), «la pioggia» (VI)
sor’Acqua «o acqua» (Risonanze)
frate Focu «nel fuoco» (XII)
matre Terra «la terra» (I), «la terra» (V)
fructi, fiori, herba «sull’erba» (V)
sora Morte «della morte» (IX), «di morte» (X)

5. Com’è noto, uno dei problemi più discussi è il valore da assegnare alla preposizione «per» nel Cantico di frate Sole. Marcoaldi riprende, in più luoghi, il «per», uno degli elementi, insieme all’anafora «laudato si’, mi Signore» e alla proposizione «cum», caratteristici del Cantico.

«Mondo, ti devo lodare»[8], dice: «per la fiamma del lampo» (I), «per chi nuota da anni nella stessa/ corsia […]» (II), «per il sonno, preziosissimo sposo» (V), «per il segreto che ancora/ ti avvolge […]» (VII).

Nonostante i reiterati parallelismi e i puntuali richiami al Cantico di Frate Sole di Francesco D’Assisi che si trovano in Il mondo sia lodato di Franco Marcoaldi, non è possibile procedere attraverso un’analisi “sinottica” dei due testi. E per due ragioni fondamentali: 1) Marcoaldi muove da una posizione non religiosa, come informa in XII, nell’ultimo canto: «[…] un Dio che non ho mai/ incontrato […]». Mentre in III racconta che la sua esperienza con la preghiera risale a quando era «piccino»: «E frattanto mia madre m’invita/ a ripetere il gioco: la preghiera,/ recitiamola ancora, ti prego,/ ancora. Ancora. E sono due/ tre mille volte: un mantra,/ una nenia di suoni». Nella quarta di copertina del volumetto bianco troviamo una sintesi del pensiero dell’autore: «All’apparenza Il mondo sia lodato è una preghiera laica di intonazione francescana sulla bellezza e la meraviglia del creato. In realtà Marcoaldi loda il mondo nonostante gli infiniti turbamenti in cui incorre chi lo abita, e proprio quel nonostante è l’anima nascosta del libro». A essere lodato è dunque il Mondo in sé (scritto quasi sempre con la maiuscola) e non Dio, definito (con un richiamo a un celebre passo di san Paolo[9]) «[…] un enigma che produce/ altro enigma, un rebus che propone/ un rebus ancora più grande». 2) La Natura vista con gli occhi religiosi e poetici di Francesco non è più percepita come la semplice unione di tucte le creature, come «mondo armonioso e pacificato» (Baldi): lo stesso papa Francesco usa il termine «mondo» nella sua enciclica Laudato si’ per indicare la complessità della «casa comune».

Dalla «natura» di Francesco D’Assisi al «mondo» attuale in Franco Marcoaldi

L’unione di tucte le creature è definitivamente frantumata ne Il mondo sia lodato: la visione religiosa di Francesco è confinata in uno spazio siderale lontanissimo (in VII); lo spazio è paradossalmente uno spazio “temporale”, rimanda ai secoli trascorsi). È solo l’astronauta che, come Dante quando, raggiunto l’Empireo, rivolge lo sguardo in basso verso la Terra, «l’aiuola che ci fa tanto feroci»[10], può avere una visione lineare ed escatologica dell’universo, «[…] un’idea condivisa/ di tempo e di spazio […]»: «E vedeva la luce la luce del mondo/ —un blu universale—/ e scattava la foto/ che al fluttuante pianeta terrestre/avrebbe eretto/ un cosmico altare». L’uomo-astronauta, decollato (idealmente) dalla macchina delle “Risonanze” magnetiche, data ora l’enorme distanza spazio-temporale dall’«[…] indeterminato vibrare/ di forze in tensione» presenti sulla Terra, non ne avverte l’assenza di «fondamento» (inteso come Grund, in senso filosofico): «perché vista da fuori,/ un fuori lontano remoto/ spaziale, risplende/ e commuove la tua/ bellezza globale».

Entrando nella macchina delle “Risonanze” (le “risonanze” del Mondo sia lodato sono poetiche[11], ma contengono anche molti rimandi filosofici[12]), l’uomo abbandona la realtà esterna quotidiana. Che non è quella descritta nel Cantico, perché non è possibile riutilizzare con lo stesso significato le parole usate da Francesco «[…] Certo addolora», dichiara Franco Marcoaldi «che si disfi una lingua comune; che la parola più non avvolga/ la cosa» (in X).

Non è più possibile, p. es., usare l’espressione “tucte le creature” per esprimere il senso di quell’unità destinale del mondo che è alla base del Cantico. E, quindi, Marcoaldi scompone l’espressione “tucte le creature” in un elenco di nomi degli animali (p. es., «ape», «gatti», «gallina», «cane», «cammello», «colombi», «ratto»), così come scompone l’espressione “diversi fructi con coloriti fiori et herba” nei nomi dei vegetali e dei minerali (p. es., «fico», «riso», «mimosa», «sasso», «rose» ecc.). Da tutte queste parole, che dialogano con quelle del Cantico, accostate a termini di derivazione scientifica, filosofica o tratte dalla lingua italiana attuale, prendono forma poetica i «dodici mesi scanditi da dodici canti» che compongono la silloge Il mondo sia lodato secondo la riflessione laica di Marcoaldi.

Pubblicato su “Il Segnale”, anno XXXV, n. 103, feb. 2016


[1] J. Le Goff, A la recherche du temps sacré, trad. it. Il tempo sacro dell’uomo, Laterza, Bari, 2012.

[2] G. Baldi, S. Giusto, M. Razetti, G. Zaccaria, Dal testo alla storia, dalla storia al testo, vol. I, prima ediz. 1993, Torino, Paravia.

[3] Cfr. Costituzione della Repubblica italiana, art. 11.

[4] Cfr. Paulus PP. VI, Epist. apost. Octogesima adveniens octogesimo expleto anno ab editis Litteris Encyclicis e verbis appellatis «Rerum Novarum», 14 maii 1971: AAS 63(1971), pp. 401-441, cap. I, 21.

[5] Link permanente: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html. Ultima visita 6 gen. 2016.

[6] Cfr. Gianfranco Contini, Poeti del Duecento, Ricciardi, Milano-Napoli, 1960.

[7] Nel presente testo i numeri dal I al XII in corsivo indicano sempre il titolo dei canti in Il mondo sia lodato di F. Marcoaldi.

[8]  «Mondo, ti devo lodare» anche in III, VII e X. In IV: «Sì, Mondo, ti devo lodare»; «Ancora, Mondo: ti devo lodare»; «ti devo lodare». In VII: «Mondo, e ti torno a lodare». In IX: «[…] posso lodare/ il mondo […]». In X: «[…] Mondo,/ ti devo lodare […]» (enjambement); «o venerato Mondo […] mai ti potrei lodare». In XII: «capisci, mondo,/ perché ti devo lodare?»; «tu, Mondo, sia sempre lodato».

[9] 1 Cor. 13, 12.

[10] Par., XXII, 151. Un richiamo a Dante è anche in IV, dove compare il termine commedia.

[11] Per esempio: Lucrezio in IIIperché io impari che tutto si tiene/ franando e che nulla, franando,/ si perde? […]») e in VII («[…] un’idea condivisa/ di tempo e di spazio —è qui/ che si addensa il reale,/ potenza, energia, uno sciame/ di grani che il caso/ per accidente combina, fuoriuscita dal seme celeste»; D’Annunzio in VQuando poi stanco mi adagio/ sull’erba nell’assolato meriggio…» e in XII, dove compare una variazione sull’Onda, sviluppata su un ritmo ternario («s’affretta l’onda spinge,/ biancheggia oscilla geme,/ percuote non s’arrende incalza»); Leopardi in II («Natura è capace di tutto…») e, relativamente al concetto di “umana solidarietà” presente nella Ginestra, in IXse la prepotenza sua [della Natura] ci schiaccia/ rendendoci impotenti,/ l’avventura umana/ che ci è data/ ci sfianca sí, però ci lega/ in un’unica cordata»; Pascoli in VIII («la nebbia avvolge il campo») ecc.

[12] Per esempio, a Platone (in IX), Lucrezio (vedi nota 9), Cartesio (in VI) e Nietzsche (in XII) ecc.

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