Su “Respira” di Gianni Ruscio

IMG_3989Ciò che più mi piace delle poesie di Gianni Ruscio è che è un ragazzo davvero innamorato. Nella vita e nei versi, con grande coerenza di lirica e di fatti. E non dico questo per sminuire lo scrittore, ma per esaltare l’uomo. Nei libri s’incrociano sempre più spesso brave piume, ma ci s’imbatte raramente in belle anime. E, bando alle proverbiali cagate delle nonne, per essere belli non bisogna soffrire, ma amare. Gianni scrive come m’immagino ami. Con grazia decisa. Determinazione e dolcezza sono il connubio ideale, come il bianco e il nero del pinguino, il testa e croce, l’amore e il sesso nello stesso amplesso. L’amalgama magica in cui crudo non rima con volgare ma con onestamente nudo.
L’ultima raccolta di Ruscio è la sequenza ritmata di un innamoramento: aforismi come preliminari, versi liberi da ogni posizione da manuale, brevissime prose poetiche per tirare il fiato, dopo l’acme. Non serve sapere se il corpo amato è quello di una sola donna, di tutte le donne, della poesia, delle parole. È un involucro in cui scavare, con una sana alternanza di carezze e graffi, fino a toccare il bordo dello spirito. Spirito e corpo ugualmente sacri, ugualmente Graal nella ricerca scanzonata del poeta viandante e crociato. Poi, certo, è evidente che il suo dio è una donna in particolare, così particolare da diventare, paradossalmente, archetipo. Fonte d’ispirazione che si fa battesimale. E poi vestale a cui consacrare il culto di un amore nutrito di terra, letto, fede e sogni. L’amore del qui e dell’altrove.
Alcuni testi sono serenate alla vita, sviolinate al mondo. Altri rimbombano di musica profana. La melodia è orecchiabile perché sa suonare quel motivetto del quotidiano ultraterenno che abbiamo un po’ tutti in testa. Ci sono anche le necessarie note stonate con cui ogni esistenza si tempra in vista dell’orchestrazione finale: i vuoti, i tagli, le fragilità, la sofferenza anche nel piacere, la morte. Morte eterna o piccola che sia, comunque sorella di un orgasmo che, morendo, partorisce vita. Sì, torna fuori spesso la parola orgasmo, esplode come un Big Bang, cerca ancora risposte al brodo primordiale di anima, psiche e carne.
Per quanto amante della metafora spinta, dico, finalmente un poeta non ossessionato dall’ansia di stupire con effetti speciali! Scrive come parla perché parla come vive. Con saggezza. Con la semplicità di chi sa apprezzare l’essenziale e lo rende, in tal modo, prezioso. Traspare il divertimento nel giocare con le parole, senza sofisticazioni retoriche o metriche. Per il puro gusto di sperimentare nuove sonorità, portatrici però di significati, e inventare varianti alle versioni ufficiali del dire. Un ricercatore di sostanza che ha superato il vezzo della ricercatezza di stile. Dico, finalmente un giovane cane sciolto, immune dai branchi d’influenza, conoscitore delle strade solitarie al punto da non temerle. Un uomo la cui virilità poetica risiede nello scrivere l’amore come tutti vorremmo viverlo. Con parole nostre.
Il libro è uscito due giorni fa. E lo consiglio a chi è stanco di apnee.

Gianni Ruscio
« Respira »
Edizioni Ensemble, 2016
*

ora sapendo cosa significa stare sopra di te
non m’importa restare se qualcosa può frangersi.
Fa che possa sempre conservare questo culmine totale
questa felicità e addominale e cardiaca e bellica.
Incendiami, dio, ti prego, o congelami.

*

Spegni tutto. Vieni a letto con me. Nella terra con me.
Nel letto di terra che ho preparato per te.
Se vuoi dormiamo. Altrimenti ci seminiamo.
Sennò è il volto stretto nella passione.
L’occhio che avevamo in comune…

*

Questo non sapere, senza far chiasso,
questo non farlo apposta, io amo.
Amo tuo malgrado.

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