POESIA CONDIVISA N. 27: “Di cosa parli?” DI Carlo Mancusi

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Crash test

Strade bianche senza neve
in un obliquo assente, freddo
diverso.

Picchiava qualcosa da dire
accadendo le cose
come un dialogo.

Così ogni sguardo chiamando
portava a terra le stelle,
cose che accadono davvero
fra visi che si guardano.

Ma quel giorno…

quel giorno ti sbilanciasti
dicendo eccelsa:
“E’
qualcosa di più”

Non sapendo per chi,
cosa andasse
né dove.

 

***

 

Gocce

Angosciato dal tempo, un giorno
buttai nel mare il mio orologio,
ed ecco che quell’acqua tutta
si volse in ticchettio.

 

***

 

La granita

Il cameriere portò una granita
che non ordinai mai
neanche immaginavo potesse essere,
e invece stava lì

Sul tavolo rifinito di sostanza
emanava una luce gelida
un riflesso pesante

Non so il motivo per cui
una semplice granita
potesse darmi quel senso di vuoto

Forse la permanenza in quell’aggancio
il sentirmi nel suo atto
parte di un meccanismo a me ignoto

Fu assaggiandola che
qualcosa intervenne
come un’entità plasmante

Era una giornata ventosa
ma l’estate sapeva dominarla,
una voce lontana disse che era tardi

un’altra esclamò la sorpresa dell’abito
il gomito si appoggiò al tavolo
guardai altrove non cogliendo
che luce indefinita

ciò non bastò a negare
l’essermi riconciliato col gelo.

 

(da Di cosa parli?, Copylefteratura Edizioni, 2014 ‒ Collana Poesia)


Come una “dissoluzione nel passo”, la poesia di Carlo Mancusi segue una pista “senza impronte” e sfugge al bosco intricato dell’autoreferenza della parola per sbucare in una “radura astratta”. Da tale osservatorio lungimirante, il pensiero volge lo sguardo in alto e muove verso gli infiniti universi dell’oltrecosmo, ovvero quelle pagine bianche senza capo né coda che da sempre siamo *costretti* a riempire e tra le cui pieghe si può provare ad intuire “l’andare infinito che consuma”. Non c’è che dire: al balbettare vezzoso della poesia di maniera, l’autore oppone un coraggioso controcanto in versi franchi e spigolosi, capaci di conciliare le pulsioni oblique del filosofo (si veda, ad esempio, la poesia che apre la raccolta) con un verismo quasi surreale (come ne “La granita”). Ne scaturisce un originalissimo metalinguaggio che declina l’empirismo della parola in “scetticismo poetico”: l’impressione è che la poesia di Carlo Mancusi non si limiti a minare i fondamenti delle nostre abitudini, ma che in un gioco di specchi moltiplichi e renda palese la fallacia della convinzione tipica l’essere umano, quella di sapere non solo ciò che sta dicendo ma pure ciò che sta *essendo*. Stupore, gravità e ironia (“e sorridevo qualcosa, /qualcosa di angosciosamente puro”) si passano più volte il testimone, in una sarabanda interpretativa della realtà apertissima, un “gioco di limiti“ mediante cui le antinomie scettiche e l’armonia lirica trovano spazio nello stesso momento/movimento dialettico della parola, “già meccanismo al baluginio il facendo”, fino a diventare sinfonia d’altrove (“c’è tanto altro lì, e qui cadono sillabe che non osano dirlo”).  Insomma un benefico antidoto dinanzi alla produzione industriale dei bisogni da collocare a scaffale (“e tutte le paure hanno tremato impaurite /che sia ciò che c’è e non abbisogni d’altro”). E chiudo convenendo che non v’è dubbio alcuno. Non v’è dubbio alcuno che solo “una quercia qualunque, toccando la luna, racchiuda fra i suoi rami l’estraneità della differenza”.

Dichiaro di voler leggere eventuali successive raccolte pubblicate dall’autore per seguirne la futura scrittura, riferendone in questa rubrica.

Malos Mannaja

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2 Comments

  • Un denso grazie a Malos Mannaja qui in veste di lettore per questa sua originale proposta da condividere, così acutamente introdotta. Per la passione empatica trasferita nella sua lettura, volentieri perdoniamo l’aver sforato le 10 righe previste dal regolamento. Sono sicura che i testi di Carlo Mancusi e l’articolata presentazione saranno di grande stimolo ad un fertile confronto con i lettori.
    annamaria ferramosca

  • Anzitutto chiedo scusa ai lettori per il ritardo (tutto a mio carico) nell’uscita della rubrica, e poi un grazie di cuore a Malos che ha accolto il mio “invito a lettore”, con questa bella proposta,
    Un caro saluto a tutti e…. buone letture e condivisione !

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