LA MEMORIA DEL PROFUMO: RITMI E MULTIMEDIALITÀ IN CHANEL N. 5 di Simonetta Longo

simonetta_longo (177x350)La lirica CHANEL N. 5 di Simonetta Longo è un’ecfrasi sinestetica e trae spunto, come si nota dal titolo, da una pubblicità cinematografica della nota casa francese di profumi. È inclusa nella silloge Notturlabio, previsioni dall’ombra (Collezione Letteraria di Puntoacapo editrice, 2014). Notturlabio è un classico libro di carta, ma è anche un’opera multimediale da ascoltare e da guardare; i versi scaturiscono dalle sensazioni: dalla vista di dipinti famosi o dall’ascolto di brani musicali — e, in alcuni casi, dalla percezione di profumi e da altri stimoli sensoriali. Si è scelto di analizzare CHANEL N. 5, testo volutamente retrò, come esempio di multimedialità. La poesia oggi viaggia su supporti non solo cartacei (il classico libro); e non è ancora chiaro se abbia ancora necessariamente bisogno della pagina bianca. In CHANEL N. 5 l’autrice usa la penna come un  trasduttore trasformando le sequenze delle immagini in un flusso ritmico di parole.

Il soggetto della lirica, come scoprirà il lettore (che forse ha visto la pubblicità), è una storia d’amore che si conclude con un abbandono e una fuga. Il sottofondo è un profumo.

La finalità di questo saggio è analizzare alcuni aspetti formali, ritmici  e stilistici della lirica CHANEL N. 5, non altro; è lasciato al lettore il compito di “confrontare” i versi della lirica con il filmato pubblicitario.

La poesia è come una bottiglietta di profumo 

La lirica non presenta alcuna suddivisione, ma è  possibile scomporla  in  quattro strofe, introdotte da un ritornello

Questo folle amore[1]

Le prime tre strofe sono composte da otto versi ciascuna, l’ultima da sette.

CHANEL N. 5

Questo folle amore
Svanirà come scia di profumo
Nel tempo
Il ricordo di un anno impazzito
Un segreto che brucia negli occhi
Giorni di attese e finzioni
Nello scorrere di parole
Dette e trattenute 

Questo folle amore
Che consuma le notti
Gocce di desiderio
Sui vetri della malinconia
Treni in fuga dalla mente
Verso un tuo sorriso
Si sgretolano le albe
In assenza di un gesto 

Questo folle amore
Respira un sogno d’oscurità
Il tuo riflesso nello specchio
Mentre scompari
È un delirio in corsa
Per fermarti in un abbraccio
In un bacio non mio
Un errore 

Questo amore folle
Un viaggio in bilico
Su ponti di solitudine
Ma sarò viva
In letti caldi di nostalgia
Solo per ricordarne
La profumata carezza

Nella prima strofa di CHANEL N. 5 è possibile isolare alcuni ritmi che, insieme al ritornello Questo folle amore, tendono ad essere ricorrenti in tutte le strofe successive.

 

1.1 Il verso n. 1

Il primo verso che, come abbiamo già messo in evidenza, fa da ritornello:

Questo folle amore

è un senario trocaico con accenti ritmici principali sulla 1a e sulla 5a sillaba (+ − − − + −), rintracciabile in alcune composizioni medievali.

1.2 Il verso n. 2

Il secondo verso:

Svanirà come scia di profumo

è un decasillabo dattilico con accenti ritmici in 3a, 6a e 9a posizione (− − + − − + − − + −).

1.3 Il verso n. 3

Il terzo verso è un trisillabo (− + −):

Nel tempo

ed è raramente usato nei componimenti poetici a causa della sua brevità[2].

1.4 I versi n. 1 + 2 + 3

I primi tre versi di Chanel N. 5, ossia il senario del ritornello, il decasillabo e un verso breve (qui è un trisillabo):

Questo folle amore
Svanirà come scia di profumo
Nel tempo

come abbiamo accennato, ricorrono nelle altre strofe, ma con alcune varianti ritmiche interessanti.

A parte il ritornello Questo folle amore, che apre sempre in anafora tutte le strofe, il decasillabo, nelle strofe successive, cambia ritmo: da discendente dattilico con accenti di 3a, 6a e 9(come abbiamo visto) diventa trocaico, con gli accenti ritmici principali in 2a, 4a e 9a posizione. Lo ritroviamo nella seconda strofa:

Sui vetri della malinconïa

e nella terza:

Respira un sogno d’oscurità

Nella quarta e ultima strofa compare solo un frammento del decasillabo (− + − + − −)

Un viaggio in bilico

La formula chimica di CHANEL N. 5 

Abbiamo dunque individuato una costante, le strofe della lirica iniziano con il senario (del ritornello), seguito da un decasillabo (ricorrente in tre strofe su quattro). Inoltre, sempre in tre strofe su quattro, c’è un verso breve (di lunghezza inferiore al senario del ritornello); nella prima abbiamo individuato il trisillabo (Nel tempo); nella terza c’è un quadrisillabo (Un errore);  nella quarta compare un quinario (Ma sarò viva). Nella seconda strofa non è presente alcun verso breve. Ricorrendo tre volte su quattro, anche la presenza di almeno un verso breve all’interno della strofa si configura dunque come una costante.

In CHANEL N. 5 il ritmo dominante è quello del trocheo (+ −); in tutte le strofe, i primi due versi sono trocaici.  All’interno di esse compaiono anche ritmi di diversa natura, ma il ritmo del ritornello  + − − − + − (identificabile, come vedremo, con il profumo) ha, ogni volta, una funzione normativa, stabilizzatrice (oltre che ritmica, anche psicologica).

La lirica ha una sonorità fluida anche perché la poetessa ha calcolato, in ogni verso, il peso ritmico delle parole: quelle semanticamente più espressive sono più pesanti… Quanto pesa un profumo?

Una curiosità; in CHANEL N. 5 c’è un ottonario dattilico, molto raro in poesia, con gli accenti ritmici sulla 1a, 4a e 7a sillaba:

Giorni di attese e finzioni

L’autore di questo saggio ne trova un solo esempio in Pascoli:

Stava per batterlo su…[3]

 

Respirando 4 gocce di CHANEL N. 5 

Il ritornello Questo folle amore è una goccia di profumo, che si effonde all’interno delle strofe e introduce, ogni volta, i flussi ricorrenti delle immagini. Quattro ritornelli, quattro strofe, quattro gocce di Chanel N. 5.

Prima di procedere è utile conoscere la storia di questa essenza:

«Chanel N0 5 è il nome di un profumo della casa di moda Chanel, considerato uno dei più celebri della storia. Fu voluto da Coco Chanel e commissionato al chimico Ernest Beaux, che miscelò per la prima volta essenze naturali e sintetiche (80 ingredienti differenti, tra i quali essenza artificiale di gelsomino). Grazie a tali prodotti chimici l’essenza del profumo si poteva sentire molto più a lungo […]. Anche il suo nome era assolutamente innovativo: Nº 5. Si suppone che Chanel abbia scelto per il profumo questo strano nome dopo avere annusato la quinta boccetta d’essenza di prova che Beaux aveva preparato. La confezione era una semplice bottiglia da farmacia trasparente con un’etichetta minimale bianca e nera. […] La più grande e indiscussa testimonial della fragranza è Marilyn Monroe che dichiarò di andare a letto indossando solo due gocce di Chanel Nº 5.»[4].

Respirando (e sospirando), l’io femminile narrante ripercorre mentalmente gli avvenimenti e i gesti di quell’amore impossibile, racchiuso (sublimato quasi) nell’essenza contenuta in quella «semplice bottiglia da farmacia trasparente». Svitandone il tappo, la fragranza del profumo libera il flusso dei ricordi (è quel che accade anche a Marcel quando sente il l’odore del tè e il sapore della madeleine).

In ogni strofa, come in una stanza poetica, prendono forma  alcuni pensieri d’amore, scatenati dalla goccia di profumo (rappresentato dal ritornello Questo folle amore); dopodiché l’essenza (l’assenza?) si diffonde (e questa diffusione è imitata dal verso decasillabo, sempre in seconda posizione). In ogni strofa compare inoltre un termine, un’espressione che rimanda direttamente all’odorato, nell’ordine: brucia negli occhi (con riferimento al pianto?) – gocce – respira – profumata.

Tra una goccia di Chanel e l’altra, l’io narrante femminile si abbandona ad uno stream of consciousness (flusso di coscienza). I pensieri e le immagini si condensano sui vetri della malinconia e scorrono come treni in corsa… e poi si attenuano… con il dissolversi della fragranza…

Il verso breve, individuato all’interno delle strofa, svolge un’importante funzione teorica: segnala quando l’essenza sta svaporando. E allora, ecco un’altra goccia… di Chanel N. 5.

Il tappo della bottiglietta 

Nei primi tre versi della lirica è, dunque, mostrato programmaticamente l’intero meccanismo con il quale è stata costruita la lirica: il ritornello del primo verso (questo folle amore) segnala la goccia di profumo; il decasillabo del secondo verso (svanirà come scia di profumo) segnala che il profumo si sta diffondendo; il terzo verso (nel tempo) segnala quando il profumo sta svaporando.

L’analisi, nella quale abbiamo sottoposto a controllo un profumo (e alcuni pensieri), finisce qui. E chiudiamo la bottiglietta.


Nota: Una prima versione di questo saggio è stata pubblicata sulla rivista «Pentèlite. Scritture letterarie di Sicilia», a cura di Giuseppe Pettinato, Morrone Editore, Siracusa 2012.

[1] Nell’ultima strofa c’è un’“inversione”: amore folle.

[2] Questo trisillabo potrebbe essere un’abitudine ritmica acquisita con l’ascolto delle opere liriche (la poetessa si è laureata all’università di Lecce con la discussione di una tesi sul Mefistofele di Arrigo Boito con il critico Donato Valli). Come fa notare W. Th. Elwert nel suo manuale di metrica (W. Th. Elwert, Versificazione italiana dalle origini ai giorni nostri, Firenze 19731), è raro e «lo troviamo, per es., nel Re Orso e nei libretti d’opera di Arrigo Boito, esperto maneggiatore di ritmi e di rime: “Sian nimbi / Volanti / Dai limbi, / Nei santi / Splendori / Vaganti…  (Mefistofele)». Nel Novecento questo verso brevissimo è stato riutilizzato proprio per le sue qualità musicali minimaliste; segnaliamo La fontana malata di Aldo Palazzeschi del 1909, interamente costruita su dei trisillabi.

[3]  Giovanni Pascoli, Canti di Castelvecchio, Il compagno dei taglialegna, VI.

[4]  http://it.wikipedia.org/wiki/Chanel_Nº_5

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