TIGRE CONTRO GRAMMOFONO, SERIE 2: OZWITZ, 8.

icona TCG 2, 8Alfredo Cattabiani ha scritto che in ogni tradizione il loro canto è simbolo di rivelazione. Nella Roma precristiana gli auspices (da avis spicere, osservare gli uccelli) traevano i loro presagi non soltanto dal loro volo, ma anche dal canto. Secondo una credenza ebraica i Libri sapienziali (Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei Cantici, Sapienza, Ecclesiastico) sono stati dettati al re Salomone proprio dagli uccelli; tradizione che è stata ripresa anche nell’Islam: «Oh uomini!» dice Salomone secondo il Corano «noi siamo stati istruiti dal linguaggio degli uccelli e ricolmi di tutti i beni». Soltanto agli iniziati è concesso di capire il linguaggio misterioso degli uccelli. […] La comprensione del linguaggio degli uccelli allude alla conquista dell’immortalità. […] In molte leggende medievali si narra di santi che ricevono dagli uccelli, quasi angeli incarnati, messaggi divini. […] Tuttavia il canto di alcuni uccelli ha ispirato anche simboli negativi, evocando demoni che addirittura parlano all’orecchio degli oratori o dei servitori del male il cui capo, al contrario dei santi, non ha il canonico nimbo1. Paul Tibbets disse: mia madre si chiamava Enola Gay Haggard prima di sposare mio padre, e mio padre non mi ha mai sostenuto con l’’aviazione – odiava aeroplani e motociclette. Quando dissi loro che avrei abbandonato il college per pilotare gli aerei nell’aviazione militare, mio padre disse «Bene, ti ho mandato a scuola, comperato automobili, dato soldi perché uscissi con le ragazze, ma da adesso, sei indipendente. Se vuoi andarti ad ammazzare, vai pure, non me ne frega un accidente». Poi mamma disse tranquillamente «Paul, se vuoi pilotare gli aeroplani, per te andrà tutto bene». E fu così. […] Dissi « Sapete cosa faremo oggi?», loro dissero «Beh, certo, andremo in missione di bombardamento », dissi «Sicuro, andremo in missione di bombardamento, ma sarà un po’ particolare ». […] Dissi «Questa è la bomba atomica che sganceremo». Loro ascoltavano attentamente ma non vidi nessun cambiamento nei loro visi o altro. Quei ragazzi non erano idioti. Edwin Eugene “Buzz” Aldrin Jr2ha scritto che il colore del suolo dipendeva dall’angolo del Sole. Poteva essere una tonalità di grigio, o poteva essere più luminoso, se il Sole era alle mie spalle. Se guardavo attorno alla mia ombra, emanava un colore biancastro, ma se guardavo verso il Sole, appariva scuro come il carbone. Potevo guardarmi attorno e vedere la Terra, che sembrava piccola – un invitante oasi che brillava lontana nel cielo. […] Non potevo guardare direttamente il Sole. Era troppo brillante –  quasi come un riflettore di pura luce bianca. La quantità di luce che rifletteva la superficie lunare era elevatissima, era come se fossimo in mezzo alla neve luminosa. Il cielo era completamente nero – non potevo vedere pianeti o stelle. Notificai a Houston «Stupenda, stupenda. Magnifica desolazione». T. S. Eliot scrisse che una volta accertato che l’emozione artistica suscitata da ciascun episodio della Commedia dipende dal complesso, possiamo procedere a indagare quale sia, in complesso, la struttura. L’utilizzazione dell’allegoria e dell’astronomia è evidente. Una struttura meccanica, in un poema di ambito così vasto, era una necessità. Poiché il centro di gravità delle emozioni è più remoto da una singola azione umana, o da un sistema di azioni puramente umane, di quanto non avvenga nel dramma o nell’epica, la struttura dev’essere di conseguenza più artificiale e apparentemente più meccanica. Non è essenziale che l’allegoria o la quasi inintellegibile astronomia siano capite: è essenziale solo giustificarne la presenza. È la struttura consentita dall’impalcatura. Essa consiste in una scala ordinata di sentimenti umani, ma non necessariamente di tutti i sentimenti umani; e comunque i sentimenti acquistano tutti un significato più limitato o magari più ampio per il posto che occupano nello schema3. Edwin Eugene “Buzz” Aldrin Jrha detto che per me il ritorno sulla Terra fu impegnativo. Ero una celebrità sul piedistallo, e dovevo essere all’altezza di questo. Come gli attori e gli scrittori che sono sempre intermittenti nei periodi di lavoro, avevo una vita non strutturata. Così l’alcolismo e la depressione, che ho ereditato, erano pronte per fiorire. Da Odisseo a Pinocchio, il viaggio inteso come strumento di conoscenza comporta una trasformazione del soggetto, nella coscienza e nei connotati. In questo senso l’idea di ritorno viene a delinearsi come soltanto uno dei possibili punti di vista, con la conseguente difficoltà – o addirittura impossibilità – di riconoscimento da parte di chi il viaggio non lo ha intrapreso. Joseph Campbell ha scritto che Lo schema abituale di questo stato [la schizofrenia] prevede dapprima una rottura, un distacco dall’ordine e dal contesto sociale in cui la persona è inserita, seguito da un lungo e profondo ripiegamento all’interno, negli strati più profondi della psiche e, per così dire, all’indietro nel tempo. Qui si scatena una serie caotica di incontri, esperienze oscure e terrificanti che, se la vittima è fortunata, riescono però ad avere una funzione in un certo senso stabilizzante, di appagamento, e infondono nuovo coraggio. In simili casi segue poi il viaggio di rinascita e di ritorno alla vita. Questa è anche la formula universale del viaggio dell’eroe mitologico che nel mio libro avevo distinto e definito nelle tre fasi: separazione, iniziazione e ritorno. […] Tra i popoli primitivi dediti alla caccia, le cerimonie rituali derivavano, per la maggior parte, dalle esperienze psicologiche dei loro sciamani. Lo sciamano è una persona che, nella sua prima adolescenza, subì una violenta crisi psicologica, qualcosa che oggi verrebbe definita una “psicosi”. Di solito la famiglia, in ansia, per curare il ragazzo manda a chiamare un anziano sciamano e questi, grazie alla sua lunga esperienza e attraverso strumenti, canti, e pratiche adeguate, ci riesce. […] Ricapitolando, quindi: il viaggio interiore dell’eroe mitologico, dello sciamano, del mistico e dello schizofrenico è, in teoria, lo stesso; e quando ha luogo il ritorno, la liberazione, questa è sperimentata come rinascita, la nascita, cioè, di un Io “nato due volte”, non più legato e limitato dall’orizzonte del suo mondo diurno4.


1             Alfredo Cattabiani, Volario, Oscar Mondadori, 2001, pp. 43-44
2             Il secondo uomo sulla luna
3             T. S. Eliot, Scritti su Dante, Bompiani, 1994, p. 11
4             Joseph Campbell, Miti per vivere, Oscar Mondadori, 1996, p.89, p.91, p. 122

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