Note su “Traviso” di Alberto Cellotto

Alberto Cellotto, Traviso (Edizioni Prufrock spa)Traviso è un tentativo di scrittura breve e intervallata dal protagonismo del numero che sta tutto nell’alveo di un’ossesione precisa, cioè quella per il volto dell’uomo, per quel pensiero che raduna le diverse combriccole dei volti, quando si percepisce che ogni viso è legato a ogni altro. Allo stesso tempo il travisare diventa un nascondimento necessario, forse per provare a uscire dal loop dell’ossessione.

Considerando l’ecosistema dei libri di poesia, ci sono libri e libri. Ci sono: A) libri pensati sulla lunga distanza, organismi che trovano il loro punto di equilibrio nei rapporti tra le sezioni che li costituiscono; poi ci sono B) libri d’occasione ovvero on demand che trovano il loro punto di equilibrio nei rapporti con ragioni perlopiù accidentali. Considerando una autrice/un autore di libri di poesia mediamente consapevole delle proprie responsabilità, potrebbe darsi il caso in cui un gruppo organico di testi, formalizzato in origine come la sezione di un libro, diventi oggetto d’imbarazzo, rivelandosi non adatto a fare parte di un libro di tipo A) (perlomeno non naturalmente; esiste comunque il caso in cui una sezione S non adatta al libro L venga forzatamente inserita all’interno del libro L, magari perché, poniamo, le poesie erano troppo belle per lasciarle fuori) (esiste anche il caso in cui una sezione S del libro L sia qualitativamente superiore, per tensione/organicità/altro, alle altre sezioni del libro L; determinando, in sede di recensione, epiteti del tipo una gemma/una miniatura/un pezzo di bravura/il gran finale/altro), ma nemmeno riconducibile a un libro di tipo B) (salvo modifiche ad hoc, es. cambio di nomi di cose/ persone/animali/piante/città/mestieri/altro). Così C) hence le joie, la nuova collana di Edizioni Prufrock spa (inaugurata da Traviso, di Alberto Cellotto), sarà costituita da libri che in massimo venticinque poesie svilupperanno un immaginario profondo e autosufficiente.

da Traviso:

Segue, la sodaglia dell’inverno
il ghiaccio rotto nelle pozze
e l’aria sa con l’ora dei posti dove
mai sono stato, quegli
unici dove ho
davvero sostato,

 *

Solamente la distanza dai civili
usi e terreni, solo il lontano: unico
oggetto che sento. Esperto paesaggio
sporgente, serrato a festa.
Per me o te la strada bagnata e i raggi
vecchi, la vietata vista, i becchi
nei cortili.

 *

Sta per finire per sempre il dovere.
Dove ti riprendi l’allegria
adesso, dove si mangiano i figli?
Quasi mai sai e accetti la guardia
del piacere, la stuoia di questa
pioggia che gioca già con tutte
le ere.

*

Plausibile immagine, somiglianze, come
ernie da una guancia.
Tra i lobi tuoi s’incaglia
il mento, non hai tempo
per il mondo e il mondo
non ha tempo né terre
senza nome.


Alberto Cellotto è nato a Treviso nel 1 978. Ha scritto i libri di poesia Vicine Scadenze (Editrice Zona, 2004), Grave (Editrice Zona, 2008) e Pertiche (La Vita Felice, 201 2). Ha tradotto dall’ inglese opere di Gore Vidal, Stewart O’Nan e Frank Norris. Cura il blog Librobreve. Altro su albertocellotto.it

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