Tigre contro grammofono, serie 2: Ozwitz, 1.

icona TCG serie 2, 1

Pavel A. Florenskij ha scritto che spesso accade che i termini “realismo” e “naturalismo” (o, addirittura, “realismo” e “illusionismo”) vengano confusi. Così come per nulla infrequente è la contrapposizione tra realismo e idealismo, realismo e simbolismo, realismo e mistica.[…] “Proprio come nella realtà”: l’apprezzamento usuale davanti alle opere della tendenza naturalistica non testimonia forse del fatto che questo “come nella realtà” è qualche cosa che, pur non essendo reale, vorrebbe porsi accanto ai fenomeni della realtà? L’illusione più somigliante alla realtà è, in fin dei conti, ciò che di più diverso da lei esiste[1], e Francesco De Sanctis ha scritto che secondo le tradizioni del medio evo, l’uomo non può trovare la pace che nell’altro mondo: è la base della Divina Commedia. Il poeta [Ludovico Ariosto] materializza questo concetto e lo rende comico, cavandone la bizzarra concezione che ciò che si perde in terra si ritrova nell’altro mondo. Di qui il viaggio di Astolfo sull’ippogrifo nell’altro mondo, che è una vera parodia del viaggio dantesco[2]. Invece i soldati italiani non collaborazionisti dopo la firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 furono internati nei lager nazisti, a ritmo di Scheisse Badoglio!; si consideri che nella lingua italiana regime è: 1. forma di governo, in particolare, sistema autoritario, che non tiene conto dei diritti dei cittadini; 2. complesso di regole per governare il proprio corpo secondo i dettami dell’igiene; 3. andamento di un fenomeno in particolari periodi e in determinate condizioni; 4. funzionamento di una macchina; 5. sinon. di casco, come infruttescenza del banano. Fabio Foresti ha scritto che il concetto largamente accolto e condiviso – teoricamente e, in parte, anche politicamente – nel mondo occidentale del XIX e XX secolo, secondo il quale la lingua viene assunta come la più rilevante singola caratteristica di definizione della nazionalità. L’idea che ci sia un’osmosi tra lingua e nazione, falsa sul piano storico e teorico, si è spesso tradotta in strumento di oppressione per le minoranze etnico-linguistiche: Hitler “invocò lo stesso principio – ricordano Hinglehart e Woodwart – di fronte agli alleati occidentali quando, negli anni Trenta, rivendicò il diritto all’unità di tutte le popolazioni di lingua tedesca: dell’Austria, dei Sudeti, dell’Alsazia e della Polonia; e a importanti gruppi dell’opinione pubblica occidentale fu difficile negare le sue richieste, almeno nei primi due casi”. Allo stesso modo Mussolini avviò una dura e repressiva politica di italianizzazione nella zona del Sud Tirolo e ai confini orientali nei confronti, rispettivamente, della lingua tedesca e dello sloveno[3]. Ne Il Milione si legge che Quando messer Niccolò e messer Matteo e messer Marco furono tanto istati col Gran Cane, vollero lo suo commiato per tornare alle loro famiglie. Tanto piaceva il loro fatto al Gran Cane, che per nulla ragione lo voleva loro dare commiato. […] Lo Gran Cane fece loro la grazia a gran pena e mal volentieri, tanto gli amava[4]e che non voglio restar di dir l’ordine e modo come si portano le genti e baroni del Gran Can quando vanno a lui. Primamente, appresso il luogo dove sarà il Gran Can, per mezzo miglio, per riverenza di sua eccellenza, stanno le genti umili, pacifiche e quiete, che alcun suono o rumore né voce d’alcuno che gridi o parli altamente non si ode. E ciascun barone o nobile porta continuamente un vasetto piccolo e bello nel quale sputa mentre che egli è in sala, perché niuno avrebbe ardire di sputar sopra la sala; e come ha sputato lo copre e salva[5]. In altri termini, a proposito dell’opera Roue de bicyclette, Marcel Duchamp disse che era un gadget, ed è diventata importante solamente molto più tardi, quando le persone l’hanno scoperta e hanno pensato che avrebbero potuto parlarne e dire qualche cosa.


[1]Pavel A. Florenskij, Sul Realismo, in Stratificazioni, Diabasis, 2008, p. 203

[2]Francesco De Sanctis, Storia della letteratura italiana, Newton & Compton Editori, 1997, p. 327

[3]Fabio Foresti (a cura di), Credere, obbedire, combattere, Edizioni Pendragon, 2003, pp. 46-47

[4]Marco Polo, Il Milione, Capitolo XII

[5]Marco Polo, Il Milione, Capitolo LXXXVIII

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