Nel corpo della scrittura: trent’anni di Cepollaro

Nel corpo della scrittura, pubblicata su Floema  a cura di Daniele Poletti e con una introduzione critica di Davide Castiglioneè la prima antologia completa di Biagio Cepollaro che raccoglie il lavoro del poeta degli ultimi trent’anni. Grazie a Daniele Poletti, un’altro importante e atteso tassello è stato aggiunto al mosaico della poesia italiana contemporanea.

Buona lettura.


Biagio Cepollaro rientra nel macroinsieme di quei poeti che possono essere definiti della “corporeità”, nello specifico alla voce corpo-segno-senso. Vale a dire, il corpo quasi sempre pressante nelle poesie di Cepollaro (in alcune raccolte come “Scribeide” o “Luna Persciente” spostato analogicamente su livelli fonetici squillanti e materici; o in “Fabrica” e “Versi nuovi” magari più suggerito o adombrato), non è un corpo di superficie, una testimonianza meramente fattuale dell’esperienza, ma piuttosto uno strumento di dolente captazione che tende a spostare la riflessione sul segno rappresentato dal corpo stesso e sul senso che ne deriva. 
Da lì il passo è breve per arrivare al topos del corpo come scrittura (come indica anche Castiglione nella Nota introduttiva), e alla riflessione metapoetica sulle possibilità della scrittura.
Questo binomio inscindibile, che dà vita agli esperimenti più arditi di ”Scribeide” e “Luna Persciente” ma che, tralatiziamente, arriva fino all’ultima raccolta “Le qualità”, propone una forma di leggibilità del mondo che a nostro avviso non risulta come “un indebolimento dell’autenticità dell’esperienza” (v. Hans Blumemberg: “La leggibilità del mondo” – Il Mulino), perché attraverso il corpo (simbolico e autoriale) siamo di fronte a una singolarità e non ad un assoluto apodittico che si sostituisce alla realtà. Anzi, i tentativi agonistici della scrittura di Cepollaro ci paiono arricchire l’ambito dellametaforologia, proprio perché vanno di pari passo con l’investigazione semantica del reale e rimangono sempre legati all’etica del perché scrivere.
E’ interessante notare come la prima raccolta “Le parole di Eliodora” e l’ultima “Le qualità” siano intimamente legate, tale che potremmo definire lo sviluppo della scrittura di Cepollaro da corpo a corpo. Nella poesia riportata sopra compaiono già le costanti della poetica dell’autore: le quattro parole-verso, memoria/sono/scrittura/nascita, sono paradigmatiche di quanto accennato: il corpo diventa memoria attraverso l’interpretazione dei segni da parte del poeta che è (sono) sia memoria che scrittura. Questo legame costante tra segno e corpo è confermato e rafforzato dalla pittura segnica di Cepollaro, che testimonia una riflessione ulteriore sulle possibilità della parola (qui divenuta per lo più asemica) di esprimere nuovi ordini di senso. Per quanto riguarda la parola nascita, ci sembra naturale interpretarla come una tensione positiva verso nuove vie di espressione che traducano il reale.

Daniele Poletti

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