ENTROPIE (del Sistema Astrale) – di Rosemily Paticchio

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La silloge ENTROPIE (del Sistema Astrale) di Rosemily Paticchio si segnala per l’alto esercizio di virtuosismo immaginativo ed espressivo. L’andamento dei versi, liberi ma dalla sintassi armonicamente dilatata e sinuosa, che si apre in un eloquio non di rado maestoso, riflette e rende coerente una visione dell’esistenza caratterizzata da un vero afflato cosmico ma mai vagamente spiritualistico; la vastità del Creato e dei suoi misteri rappresenta per l’Uomo, che è nato dalle stelle – secondo i poeti ma anche secondo i fisici – una concreta possibilità di contemplazione di una bellezza sovrumana la quale si estende nello spazio e nel tempo più profondi, e che per ciascuno di noi deve fungere da confine (nell’ineludibilità dell’entropia termodinamica) ma anche da sprone per non dimenticare le nostre radici.

(dalla nota di motivazione di Mauro Ferrari e della giuria del Premio Astrolabio 2013)

costellazione

COSTELLAZIONE
tecnica mista (acrilico, sabbia, cartoncino, tessuto) su tela 100×70 cm, 2013

Solo il siderale

Si leva un gemito dalle lande più vaste
nessun occhio guarda più la libellula
nessun lobo si tende in ascolto
manca un tocco ai pistilli nel fiore
è scomparso lo stadio intermedio
in cui si forma timidamente la crisalide
appassendosi vanno i germogli
inaridendosi i rigagnoli.
Eppure ancora in una singola sera
l’elegia inviolata di un tramonto
sa dirigersi in muta battuta
verso i cascami della perforata notte
su ogni elemento obliquamente
si distende l’increspatura di un velo
e tra le pieghe del frontespizio
s’inarca la copertina di un cielo senza più lucciole
dove resta uno schema invisibile
la trama di un luogo (S)conosciuto
Abitato da sempre. Per intero.

astri

ASTRI
tecnica mista (acrilico, tessuto, alluminio) su tela e materiale di recupero 70×50 cm, 2013

Astri e particelle

Come fanno astri e particelle
a ricordare il mirabile percorso
quale prodigio nell’ampissimo passo
può generare le parole dell’universo
e poi lasciare lì un lessico privo di sistema
privo d’impalcature  che ne sorreggano
il VOCABOLO!
Quale pettine viaggiante
tra abissi marini e tavolieri
tra orti e paludi desertiche
può dolcemente premere
la chioma d’una cometa
e nel cammino segnare scie
di racconti indelebili!
È forse il memoriale  di remotissimi
eventi archiviati in Polvere di Stelle
che da sempre ci getta una coltre palpitante addosso!
Cosa dice al suo nano di scienza
cosa narra delle scie cosmiche
che cosa sappiamo delle alleanze celesti?
Il telescopio innalzato sul promontorio
di una gelida crosta terrestre
vede ma non sente la calma
delle pianure incolte
la monocromia delle distese
l’empatia di miliardi di astri e particelle
ma ne osserva gli arcani
leggendo nel vortice
tra cerchi al rovescio.

giardino di stelle

GIARDINO DI STELLE
tecnica mista (acrilico, glitter, foglia oro) su tavola 90×70 cm, 2011

Battito di una stella

Si dice che guardando in alto ad una stella
vi sia il battito di un cuore bollente
nel centimetro perimetrale di un fuoco
l’impianto che irradia le tenebre
luminando ogni crepa nel cielo
vibrando l’enorme distanza
tra noi e abnormi poteri
i cristalli imbastendo in fessure
sul ballatoio danzanti di verde
Ci guariscono piaghe nel sangue
detergono untuose ferite
con sprizzi d’acqua benedetta
e multiple profumate essenze
colanti sulle nostre teste
con stillicidi di entità ultraterrestri.

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2 Comments

  • Una scrittura davvero inconsueta, questa di Rosemily Paticchio, che sembra prendere le distanze da ogni richiamo (ma chi ha il diritto di richiamare, in poesia?) allaconnessione stretta con la vita, con gli umori carnali e terrestri del quotidiano, preferendo immergersi nella dimensione dell’infinito sidereo. E là che lei riesce a trovare (e ritrovarsi) nella sua verità più profonda, le costanti dell’esistere, in un rivolgersi grato e commoventissimo alle nostre origini più remote, quasi facendosi
    primordiale molecola, grumo astrale, terzo occhio colmo di sapienza.
    Il susseguirsi delle sue domande che spesso coincidono con quelle dell’antica filosofia greca, conferiscono al dettato un velo di sacralità, indicando la liturgia dell’armonia e dell’equilibrio tra le creature, quella che
    <>

    Annamaria Ferramosca

    • L’aver colto di Annamaria il grande magma nelle “interiora del vulcano” che si agitano e ribollono in me mi fa credere ancora nella poesia come più alto strumento di sottile, ma intensa, connessione tra gli esseri umani. E in questo chiedersi del poeta quale sia il giusto equilibrio tra le creature del cosmo e cercarvi l’autentico legame tra terrestre e oltremondano, che rivolgo immergendomi pienamente, ma mai per puro astrattismo, nello spazio del siderale, come qui viene sapientemente messo in luce, si sommano tutti i più squamosi interrogativi sulla nostra esistenza e le primordiali origini. Farsi grumo, farsi molecola e farsi terzo occhio di sapienza, così come espresso sensibilmente nella nota, forse può aiutarci a scrutare tra i misteri dell’universo e trovarvi la giusta armonia che ci lega indissolubilmente ai suoi elementi. Grazie per il profondo ascolto rivolto ai miei versi!

      Rosemily

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