Il linguaggio perla di Domenico Cara

di Silvana Folliero

Domenico Cara 1983 Ciro Marino

Lo sguardo acuto sulla vita collettiva e individuale, sulla storia, sulle vacanze che l’uomo si prende dal pensiero umorale, vacanze spirituali e simboliche da un mondo perverso e instupidito da una civiltà morente, tutto questo Domenico Cara – studioso di testi letterari, poeta e osservatore dell’emozione antropologica- tutto ciò lo ha sempre posseduto e poi tradotto, in pensiero e ritmo con i suoi numerosi libri, colti e ugualmente ecumenici.

I testi letterari di Cara sono testi da studiare in profondità e ugualmente da leggere come una danza dello spirito, uno spirito inquieto quello di Domenico Cara, che si accoglie – però –  con entusiasmo solipsistico.

Questo perché? Perché in lui troviamo l’essere umano nella sua interezza, senza infingimenti e trabocchetti oltre che un discorso critico serrato e puntigliosamente sincero. Noi troviamo, inoltre, un ritmo dialettico e sagace, analitico nelle composizioni poetiche. Un antico serbatoio di energie ci dona, nei distici e aforismi, un lessico, un segno che sembra segreto veramente ermetico, ma in realtà non lo è.

Paragonabile a un riccio di mare la sua composizione si svela a noi lentamente, il riccio si dischiude e ci fa trovare una perla che sembra contemporanea ma in effetti appartiene al tempo – durata.

Il fascino di questo scrittore, che francamente non riconosciamo in tanti altri autori, è di puntualizzare la centralità dell’analisi sensoriale sul fenomeno – d’ambiente o umano – appartenente alla comunicazione e fratellanza tra individui, alla comprensione, ma tale centralità va trovata in tutte le direzioni, in ogni parola e verbo, e allora si aprirà in noi, per intuizione e capacità analitica, un mondo nuovo. Un osservatorio di emozioni, sensazioni, ribellioni che il pulviscolo solare di quella parola riscoperta sa dare.

Le sedie per gli ospiti estremi
(su intercettazioni di vacuum)

Allunga l’esperta e timida mano
per servirsi del silenzio: so che è l’età

*

Troppo seriosa la vita della distanza
consunta e di sbieco, disprezzo per noi?

*

Fingere un’ironia dove tutto è
ridicolo perché farfuglia ed avvolge

*

Accenni ogni attimo all’isola del terrore
mai scomparsa, ma il crollo dove ti porta?

*

Sfrutta lo spunto della miseria nera
il sentimento  poco pietoso, dolore!

*

Oh, la roccia d’amore da cui si osservano
malinconie e pretesti supremi!

*

L’aria sfugge ma non è lagnosa,
e la lettura si fa terso mito della cronaca

*

Quelle diseguali misure – singhiozzo
disegnavano le smorte aspirazioni

*

C’è la gente che odia chiunque
con un attento sorriso ed istrionismo

*

Le indistinte illusioni hanno il calore
del nulla a cui accedono ingenuità

*

Le esistenze senza scopo vissute
per offrirsi viventi in ritmi freddi

*

Più grave è la violenza  alle sofferte
consuetudini e sensi: logica non celeste

*

Nel proprio gergo accontentarsi di parole
arcane, mimetici, rauchi segnali

*

In fin dei conti chiara è ormai
l’impertinenza del proprio non essere

*

Il suo vago suono si appropria soltanto
di fugaci sillabe senza spettacolo

*

Certe amicizie discese da un chissà
dove, non lasciano misteri amati, né venie

*

L’albero aggiunto al Natale
è arcisicuro appena delle sue luci

*

La volontà è al centro di ogni evento
che evita più  camuse isterie

*

Una scena per sbaglio e per contrasto
lega al suo mito un romanticismo sterile

*

La forza dei pensieri ospita
ancora quell’avvoltoio che stride?

*

A disposizione del mondo non capito,
il politico annota sue private maniere

*

Il morso addenta l’innocente pelle
ma non c’è in esso ira più avversa

*

L’amico menomato dal pallore, veloce
sorrideva per gioia ai nostri ascolti

*

Salvarsi dalla morte lenta attraverso
l’intima garanzia dell’indifferenza

*

Insieme gli echi si passano la mano
per un guizzo di voce, il respiro più vacuo

*

Carnefice o imbroglione il fantasma
ha un legittimo nome che s’insegue, non si dice

*

Non sono proprio solo quando grido, anzi
anche la beffa è stanca e consumata…

*

Un tentativo di capire era il sì che non
esprimevo, ma l’annuire restava fievole

*

Quella ragnatela così velata e sospesa,
lascia nel vuoto la presa d’ogni mosca

*

Il tessitore di fili narrativi evita il romanzo
che invade l’occhio e indizi senza mistero

*

La ruggine cancella lucentezze ed è metallo
fatiscente del tempo, sta su autocombusto

*

C’è speranza che il simbolo riprenda un esemplare
gioco poetico, però tiene per sé  punti di vista

*

Da quella gabbia curioso l’uccelletto si muove
con un’istanza paralitica (sceglie un’aria d’altri?)

*

Ma le ossa sono coperte da secco derma,
e i movimenti diventano bizzarri per tic atipici

*

Come ogni sospiro dubbioso, l’economia
è finita in un comico e fragrante do ut des

*

A’ travers le désastre Maritain ha colto un’èra
che si assopiva senza ghirlande brulicanti

*

L’ardente gioco logorava una vita fallita,
riesplorata per alghe e sinuosi frammenti

*

Non dirlo mai agli altri quel trionfo
che aspetti già da deluso, né limiti o forme

*

Interrogo il cuore i cui palpiti non rispondono
a ciò che la paura mi racconta…

*

Caricare di senso le parole a costo
d’imporre ad esse qualche durezza ed impeto

*

In internet le stagioni sono rapide oasi
di panico e notizie, vortice di universo

*

Forse un po’ trasandato il manichino
esponeva uno straccio dalla gonfia tasca

*

Della tua memoria mi fido ossessiva
tentazione di morbida tranquillità

*

Fotografo del male, il sorridente flaneur
elabora un calendario, colorando ombre e folk

*

La molta merce del mercato espone
fra ordinate cromie i suoi sociali conflitti

*

In pratica, una proposta sensitiva adotta
anche gusci di sale per una pesca pregiata

*

E’ scarna l’attesa se ci si affida al dopo,
quando le scelte sono tipici fossili e polveri

*

Per lunghi tratti il percorso sembra infinito,
se diminuisce il tragitto anticipa la fine nel vicolo

*

Le foglie morte, mio carme, sono innumerevoli
e senza ombrelli, intrise del loro fango

*

Immerso in varie incognite, il soqquadro disegna
quanto il falò attraversa con lo sguardo…

*

Niente sa di retorica in questa libertà finta
e tutti scrivono un irresponsabile libro

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